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A Capitol Hill sono cadute le inibizioni dei finti democratici, non il muro di Berlino

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muro di Berlino
Il giorno dell’Epifania, in America ha iniziato a sostanziarsi il sogno delle Sinistre mondiali che, nella circostanza, hanno potuto mettere da parte ogni residua inibizione democratica per potere edificare, impunemente, un nuovo muro di Berlino con il quale impedire il diritto al dissenso dal pensiero unico e dal politicamente corretto. Instaurando, di fatto, una dittatura in nome della difesa della democrazia, un sostantivo del tutto privo di significato, se non declinato assieme al pluralismo delle idee e alla libertà di espressione in ogni sua legittima forma
– Enzo Ciaraffa –

Nel suo editoriale di sabato scorso il direttore de “il Giornale”, Alessandro Sallusti, ha scritto che il 6 gennaio 2021 sta al sovranismo come il 9 novembre 1989 stava al comunismo, mettendo in relazione l’assalto dei sostenitori di Donald Trump a Capitol Hill con la caduta del Muro di Berlino.

Sono molte le linee di pensiero che condivido con Sallusti eccetto una: io non ho un editore che è anche il capo di un partito, il quale proprio in questo periodo è impegnato a dimostrare che la “sua” idea di Destra è l’unica possibile in Italia e in Europa. A parer mio, invece, è vero l’esatto contrario di quanto sostenuto dal direttore de “il Giornale” perché, dopo l’irruzione di una folclorica banda di manifestanti nel sancta sanctorum della democrazia americana, dove la polizia ha sparato a quattro di essi a bruciapelo come fossero quaglie, è stato eretto un nuovo muro di Berlino che, peraltro, sta sorgendo su di un terreno imputridito. E, quel che è peggio, coloro che stanno tuonando contro l’attentato alla democrazia d’oltreoceano sono gli stessi che lo stanno edificando, pietra dopo pietra.

Ma partiamo dal fare un preliminare chiarimento: sovranismo non è una brutta parola perché, secondo la Treccani, è una “Posizione politica che propugna la difesa o la riconquista della sovranità nazionale da parte di un popolo, in antitesi alle dinamiche della globalizzazione e in contrapposizione alle politiche sovrannazionali di concertazione”. E sfido chiunque a dimostrare che questa non possa essere una legittima aspirazione di popoli che affidano il loro destino terreno alla democrazia. Anzi, a proseguire sulla strada della criminalizzazione funzionale del termine, tra poco considereremo sovranisti anche i patrioti del Risorgimento e i loro ispiratori, come Mazzini e Garibaldi, oppure i martiri dell’irredentismo come Nazario Sauro, Cesare Battisti e perfino lo stesso presidente-partigiano Sandro Pertini il quale, nel discorso d’insediamento al Quirinale nel 1978 dichiarò testualmente: «Se a me socialista da sempre, offrissero la più radicale delle riforme sociali a prezzo della libertà, io la rifiuterei, perché la libertà non può essere mai barattata». Va da sé, dunque, che anche la facoltà di un popolo di poter scegliere tra sovranismo e globalizzazione non dovrebbe essere barattabile, democraticamente avversata magari sì, ma barattabile per ricatto sovrannazionale mai! Tantomeno con l’edificazione di un muro tra la libertà di pensiero e il politicamente corretto.

E, invece, dopo l’occupazione di Capitol Hill, è esattamente ciò che sta accadendo, dove l’Invencible Armada del politicamente corretto si è messa subito a trasportare le pietre del nuovo muro-impeditore del libero pensiero e ciò – pensate la mistificazione – in nome della libertà e della democrazia. Come dire che ci stiamo avviando verso un’inedita forma di dittatura planetaria del politicamente corretto, un fascismo sovrannazionale secondo il quale, come avveniva nella dittatura mussoliniana, si poteva essere perfino afascisti, giammai antifascisti… davvero una bella prospettiva quella di essere liberi di fare tutto ciò che il potere vuole!

In verità, la prima pietra di tale muro l’ha portata lo stesso Trump quando non ha capito che, mettendosi a fare il Masaniello in salsa yankee, avrebbe definitivamente legittimato, anche agli occhi dei suoi più tiepidi aficionados all’estero, la vittoria politica del democratico Biden al quale non è parso vero di apparire come il Platone americano e, nel contempo, avere in mano le carte giuste per poter sputtanare ulteriormente il suo avversario. Infatti, i democratici, e veniamo alla seconda pietra del muro, stanno pensando – a nove giorni della sua uscita di scena – d’invocare il 25° emendamento o votare l’impeachment per il Tycoon, in modo che questi non abbia nessuna possibilità di presentarsi alle prossime presidenziali come aveva minacciato di fare.

Ma di pietre per il nuovo muro ne sono arrivate da ogni parte del mondo come, per fare soltanto alcuni nomi, dalla premier tedesca Angela Merkel alla quale i presidenti americani vanno bene soltanto se sono disposti – cosa che Trump non voleva più fare – ad accollarsi l’onere economico della difesa militare della Germania, mentre fa poi affarucci con i nemici dell’America come la Cina. Stessa cosa ha fatto il presidente francese Macron, un leader così democratico che nella guerra civile in atto in Libia sta appoggiando militarmente il Generale Haftar (quello che ha voluto il bacia-culo da Conte e da Di Maio per liberare i nostri pescatori), come dire il rivale del legittimo governo libico riconosciuto dalle Nazioni Unite.

Pietre ne ha portate anche il premier Boris Johnson che, in un momento delicato per il Regno Unito, non vuole vedersi piombare addosso anche l’accusa di sovranista, della quale dovrebbe andar fiero essendo egli un propugnatore della realizzata Brexit. Insomma, l’occupazione di Capitol Hill è diventata per molti leader una sorta di fiume Gange bagnandosi nel quale, secondo gli Indù, ci si può purificare fino ad ottenere il perdono dei propri peccati. A voler essere ancora più chiari, possiamo dire che molti politici stanno facendo il bidet al loro curriculum con i fatti accaduti in America cinque giorni fa, il guaio è che poi quell’acqua vogliono farla bere ai sovranisti.

Ma – ed è imbarazzante per la crociata anti sovranista – si stanno dando da fare a portare pietre al nuovo muro di Berlino anche dei politici ai quali, per purificarsi, non basterebbero le acque dei fiumi Gange, Brahmaputra e Yangtse raccolte insieme: quelli italiani. Infatti, a parte la tiepidezza o le smozzicate critiche con le quali il Centrodestra ha commentato gli accadimenti americani, si sono stracciati le vesti per l’affronto subito dalla democrazia d’oltreoceano perfino le vestali italiche del democraticismo mondiale come il capo del governo Conte, Berlusconi, Di Maio, Zingaretti e Renzi, cioè gente che – del tutto antidemocraticamente – governa un Paese senza essere mai stata eletta a farlo. In ciò volenterosamente aiutata da un sistema d’informazione che, pur cianciando anch’essa di democrazia offesa, è in realtà in mano a tre o quattro gruppi di potere che stanno finendo di massacrare la democrazia italiana.

Poco hanno scritto i media, invece, su di un’autentica manifestazione di libertà come la pacifica protesta, con molti arresti, degli studenti turchi che in questi giorni stanno manifestando contro la nomina di un politico a rettore dell’Università del Bosforo. Il perché della reticenza sull’argomento da parte dei politici e dei media nostrani che, eccetto Radio Radicale, forse neppure sanno quello che sta accadendo nei campus universitari della Turchia, ha una ragione ben precisa per non interessare quasi nessuno: in Italia si fa così da anni e nessun “democratico” si è mai scandalizzato!

La riprova? È nel fatto che, eccetto un onesto uomo di sinistra come Massimo Cacciari, pochi hanno voluto stigmatizzare la pericolosa iniziativa antidemocratica di un altro gruppo di potere, Facebook, che ha sospeso d’imperio l’account del presidente ancora in carica, Trump, dalla galassia dei suoi social perché, secondo il suo fondatore Mark Zuckerberg, «Il rischio di consentire al presidente di continuare a usare il nostro servizio è semplicemente troppo grande». E il più felice di questa censura di tipo preventivo, che va addirittura di là della censura fascista, è proprio quel mondo che più dovrebbe denunciarla ed avversarla, quel mondo del giornalismo rappresentato da Paolo Mieli che appena un mese fa benediceva la «Censura impeccabile e perfetta» operata su presidente Trump dai media americani… paradossale, assurdo, incomprensibile ma l’informazione nel nostro Paese è messa così.

Concludo sostenendo che il 6 gennaio 2021 a Capitol Hill ha iniziato a sostanziarsi il sogno delle Sinistre mondiali, che nella circostanza hanno messo da parte ogni residua inibizione democratica, dando il via all’edificazione di un nuovo muro di Berlino con il quale impedire il diritto al dissenso dal pensiero unico e dal politicamente corretto. Instaurando, di fatto, una dittatura in nome della difesa della democrazia, un sostantivo del tutto privo di significato se disgiunto dal pluralismo delle idee e dalla libertà in ogni sua legittima espressione.

Ci resta soltanto da domandarci, adesso, chi sarà il prossimo leader mondiale ad essere bannato da Zuckerberg in nome della censura impeccabile e perfetta.

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