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A Giuseppi è toccata la lisca della spigola

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Giuseppi
Giuseppi inizia a non essere più così sicuro che al pranzo di Marina di Bibbona, dove sarebbe avvenuto il cosiddetto patto della spigola, Grillo non gli abbia rifilato la lisca. Ciò perché con tutti i casini che stanno agitando il M5S, al momento l’alleato più certo per l’ex avvocato del popolo è il tremulo segretario del PD il quale spera di far fronte comune con lui per frenare il Centrodestra alle prossime elezioni amministrative

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Confesso di aver letto con qualche perplessità i 25 articoli dell’Associazione denominata Movimento 5 Stelle, ovvero il nuovo statuto partorito dal quasi leader del Movimento Giuseppe Conte dopo una travagliata gestazione, e non mi è sembrato per niente rivoluzionario rispetto al precedente. Infatti, all’ex avvocato del popolo vi è lasciata una sorta di libertà con la condizionale, mentre Beppe Grillo continuerà a farla da padrone perché secondo l’articolo 12 del predetto Statuto avrà “…il potere di interpretazione autentica, non sindacabile, delle norme del presente Statuto”. Come dire che sarà ancora lui a dettar legge, anche se Conte vorrebbe far credere il contrario con espressioni che sembrano battagliere mentre sono soltanto ampollosa retorica. La realtà è che, adesso, Conte deve cercare di marcare il territorio come fanno i cani quando alzano la gambina vicino al muro, ben sapendo (perché lo sa benissimo) che non conta quasi niente dal momento che non ha un potere contrattuale pieno, né nei confronti dell’interpretatore autentico che sarebbe Grillo, né nei confronti di Draghi: se, per una qualsiasi ragione, dovesse minacciare di far cadere il governo che il comico genovese ha fatto nascere spacciando perfino Draghi per un grillino, gli verrebbe tolto il giocattolo dalle mani in un nano secondo. E allora addio visibilità, perché quello della visibilità è il primo problema dell’ex presidente del consiglio, il quale in pochi mesi è passato da astro splendente a buco nero della politica italiana, dalle dirette notturne da Palazzo Chigi sotto la regia del prode Casalino, alla mangiata al ristorante di Marina di Bibbona con Beppe Grillo lo scorso 16 luglio.

La verità è che molti altri mesi, se non migliaia di anni, passeranno prima che Giuseppe Conte ritorni ad occupare Palazzo Chigi, perché al momento egli è il leader dimezzato di un movimento del “tutti contro tutti” e che, nonostante molte profferte d’amore pubbliche, in realtà nessun grillino è disposto ad immolarsi per lui. Questo Giuseppi lo sa ed è per tale motivo che è uscito più conciliante dall’incontro con Draghi, presso il quale si era recato lasciando intendere di voler aprire un confronto sulla riforma della giustizia del ministro guardasigilli Marta Cartabia, una riforma che cambia il processo penale immaginato dal suo allievo Bonafede. Questa riforma non è osteggiata soltanto dai grillini, storici manettari, ma non va bene a nessun partito politico per ragioni diverse posto che in Parlamento si sono depositate già circa 2000 richieste di emendamenti – la metà presentate dai grillini tanto per sputtanare i toni concilianti di Conte con Draghi – e, come se non bastasse questo a renderne periglioso il percorso, la magistratura (che sarebbe un ordine indipendente) è intervenuta a gamba tesa nel dibattito politico. Lo ha fatto prima con il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri e poi col procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho. Ambedue hanno utilizzato toni savonaroliani evocando perfino foschi scenari apodittici. E tutto questo senza che nessuno se ne scandalizzasse, senza che dal Colle o dal Consiglio superiore della Magistratura (Csm) arrivasse il perentorio invito ai magistrati a rimanere nell’alveo che assegna loro la Costituzione.

Detto questo, non intendiamo addentrarci in un dibattito tecnico perché non ne abbiamo le competenze, semmai ritornare allo Statuto di Conte da dove siamo partiti con una riflessione finale: ma Giuseppi è proprio sicuro che al pranzo di Marina di Bibbona, dove sarebbe avvenuto il cosiddetto patto della spigola, Grillo non gli abbia rifilato soltanto la lisca? Sì, perché per come la vediamo noi al momento l’alleato più sicuro per l’ex avvocato del popolo è il non fortissimo segretario del Pd, Enrico Letta, il quale spera di far fronte comune con lui per tentare di frenare il Centrodestra alle prossime elezioni amministrative. Ma in politica la somma di due debolezze produce come risultato soltanto una debolezza più grande. 

Giusto per non doverci suicidare per lo scoramento al cospetto delle sceneggiate della politica, vogliamo chiudere con un interrogativo all’altezza dei due protagonisti, dei quali uno è genovese: a Marina di Bibbona chi avrà pagato il conto della spigola al forno… Conte oppure Grillo?

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