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A Natale gli asini nella capanna di Betlemme saranno due

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Natale
Il Natale, il nome di Maria, storia e religione alla mano, non sono affatto divisivi, se non nella mente di mediocri personaggi politici e funzionari dell’Unione europea non eletti da nessuno, ai quali se togliamo il politically correct resta soltanto un sedere adagiato mollemente sugli scranni o negli uffici del Parlamento europeo, a far danni con i loro provvedimenti del tutto privi di concretezza logica o di praticità

– Enzo Ciaraffa –

La vita di noi esseri umani è davvero strana se si pensa che io, pur essendomi allontanato da anni dalla Chiesa, mi vanto di essere di cultura cristiana, mentre altri che si dichiarano convinti seguaci di Cristo (tra i quali questo papa), non hanno nessun patema d’animo ad adorare la statua di una divinità pagana come Pachamama assieme ai santi del pantheon cristiano. Si dà il fatto, però, che a differenza loro io sono orgoglioso delle mie radici storiche e culturali, che sono certamente cristiane perché cristiani erano i mei genitori, cristiani per loro scelta sono i miei figli, cristiano è stato, ed è, il mio universo esistenziale. Non meravigli, dunque, il fatto che, per ben due volte, mi sono visto costretto a difendere – io e non la Chiesa ufficiale! – la tradizione del Natale, come dire della festa più bella e coinvolgente dell’anno, indipendentemente dalla religione professata. Ciò è avvenuto l’anno scorso perché, causa la pandemia, fu impedito ai fedeli di assistere alla messa di mezzanotte della vigilia di Natale; quest’anno, invece, stando ad una direttiva della Commissione europea poi ritirata a furor di popolo, neppure dovremmo pronunciare nomi come Natale e Maria, oltre alla raccomandazione ivi compresa di non chiamare una donna signora e un uomo signore, immagino per non offendere i gay che un sesso vero e proprio non lo hanno. Ciò, spiega l’assurda e antidemocratica direttiva, per poter «…offrire una comunicazione inclusiva – Per evitare di considerare che chiunque sia cristiano». Come se essere cristiano fosse un delitto. Questo era scritto a chiare lettere in un documento ufficiale della Commissione europea! Oltre, naturalmente, alle solite stronz… sull’identità di genere, a mio avviso tutte inconciliabili con la natura e con la logica prima ancora che con la religione. Poi, a seguito delle proteste pervenute da tutta Europa, la relatrice alla bella pensata, colei che in una botta sola voleva cancellare il Natale e la Madonna, il commissario maltese Helena Dalli, ha ritirato le sue a dir poco indecenti linee-guida sul Natale.

Eppure, in quest’altra rappresentazione dell’inutilità di certi istituti in seno all’Unione europea, ciò che mi ha colpito non è stato tanto la protervia di una signora maltese, che non riesce a risolvere i problemi interni alla sua famiglia e vorrebbe imporre a noi il linguaggio delle festività, quanto la sua ignoranza, o malafede, sulla storia d’Europa con l’aggravante di essere lei un Commissario europeo, un soggetto che dovrebbe conoscere almeno la storia dei popoli ai quali si rivolge. Ma chi doveva controllare la razionalità ed opportunità delle suddette linee guida? Immagino la presidente della Commissione europea, la baronessa Ursula von der Leyen, che però non l’ha fatto o, più semplicemente, non si era accorta della “perla” natalizia uscita dalle segrete stanze di Bruxelles.

Intanto, bisogna dire che per una valutazione storica sull’Europa, non si può prescindere dall’inoppugnabilità del fatto che le sue radici religiose e culturali siano cristiane e che il primo personaggio che immaginò un’agglomerazione europea grosso modo com’è oggi fu un sovrano cristiano: Carlo Magno. Il Natale, peraltro, non è affatto divisivo, se non nella mente di mediocrissimi personaggi politici e funzionari ai quali, se togliamo il politically correct, resta soltanto un culo che siede mollemente (e inutilmente) sugli scranni o negli uffici del Parlamento europeo.

Noi, però, al contrario dei suddetti signori e signore, fondiamo i nostri convincimenti su delle domande. A chi è dedicato il Natale? Alla nascita di Gesù, risponderete voi. E perché non dovremmo festeggiarlo o preparare il presepe? Perché si tratta di festa religiosa e di una tradizione che sono divisive, risponderebbero certamente la suddetta commissario.  Divisive? Ma se è vero il contrario sostengo io! Ma andiamo a vedere nel dettaglio perché. Su Gesù, il Messia o Masih in lingua araba e sulla sua nascita, infatti, due delle tre religioni monoteiste esistenti al mondo, cristianesimo e islam, la vedono pressoché allo stesso modo, anche se quello che per i cristiani è il figlio di Dio, per i credenti musulmani è un profeta privo di attributi divini ma che, per importanza, è secondo soltanto a Maometto, anzi, la sua venuta sulla terra sarebbe stata anticipatrice della stessa venuta del Profeta. Insomma l’Islam condivide con i Vangeli il racconto della nascita di Gesù e dalla vergine Maria, per poi divergere dalla tradizione cristiana in merito alla crocifissione. Per il Corano Gesù sarebbe stato assunto (non asceso) in cielo. In questo testo sacro all’Islam, dunque, la figura di Gesù, del quale si aspetta la seconda venuta, è trattata con particolare rispetto al punto che i credenti, nel pronunciare il suo nome, aggiungono sempre la locuzione «La pace sia con lui».

Ebbene, con tali presupposti davvero non si riesce a capire perché il Natale e il nome di Maria dovrebbero essere divisivi, dal momento che sono entrambi accettati e rispettati da più di quattro miliardi di persone tra cristiani e islamici.

Ma, ahi lei, oltre ai testi sacri, anche il folclore è contro la catastrofica signora Helena Dalli da Bruxelles. A proposito di Maria la Madonna, infatti, c’è un oggetto che meglio di un milione di parole può spiegare quanto fosse assurda la sua direttiva sulla sua presunta “divisività”: la mano di Miryam. Si tratta, in realtà, di un amuleto contro il malocchio rappresentante una mano colorata, caro alle popolazioni di religione ebraica, col nome di mano di Miryam, mentre a quelle musulmane col nome di mano di Maryam e ai cristiani d’oriente col nome di mano di Maria.

La buonanima del leader comunista Nikita Kruscev affermava che i politici sono una pessima genia, adusa promettere la costruzione di un ponte perfino dove non c’è l’acqua. Insomma, secondo il vecchio comunista russo, i politici devono sempre promettere qualcosa – qualsiasi cosa –  per giustificare la loro esistenza.  Ma che diavolo è accaduto in questo ultimo mezzo secolo se le uniche cose che i politici tendono a realizzare oggi sono la distruzione di sacrosanti valori, come il Natale, e di tutte le elementari leggi del Creato? Sembra che l’unico obiettivo della classe politica sia, ormai, quello di trasformare i valori in disvalori, tali per cui se affermo di provare disgusto al cospetto di due uomini che si baciano lingua in bocca, vengo additato come un truce oscurantista dal politically correct e, sotto sotto, anche come fascista. Insomma, l’obiettivo dei politici sembra essere teso esclusivamente a produrre leggi che legittimano l’uccisione dei feti, che legalizzano la soppressione di un ammalato grave, l’uso di droga ed a rendere morale e desiderabile perfino l’innaturale uso delle proprie terga… speriamo di morire prima che dichiararsi gay diventi un obbligo di legge! Insomma, i politici o la maggior parte di essi, si sono votati alla distruzione della nostra più intima umanità, una distruzione che la Sinistra globale inclina a definire “progressismo”. Ma il vero progressismo si nutre di tolleranza, di rispetto per la natura, di verità e di cura per la dimensione interiore degli individui, di tutti gli individui, nella loro singolarità. Altro che direttiva europea sulla “divisività” del Natale!

E poi, indipendentemente dai convincimenti religiosi di ognuno di noi, la celebrazione della nascita di Gesù è la ricorrenza giusta per far esplodere nel cuore di pietra degli esseri umani e nella loro fragile mente, una tempesta perfetta, come dire fideistica eppure razionale, di grande significato etico e tuttavia semplice. Ciò perché, come le tempeste, il rinnovarsi della lieta novella lascia sempre dietro di sé un humus spirituale capace di farci crescere e rendere migliori le nostre azioni, perché il Natale non è tanto un impegno di Dio verso l’uomo quanto un impegno dell’uomo verso Dio. In altre parole è la promessa dell’uomo di adempiere ai propri ineluttabili doveri che si rinnova ogni anno nella notte tra il 24 e il 25 dicembre.

Adempiere ai propri doveri … esattamente ciò che non vuol fare la classe politica. Ed è questo che, magari a livello inconscio, ha mosso la bislacca direttiva di Bruxelles sul Natale.

(Copertina di Laura Zaroli)

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