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A Natale tutti fuori, a Natale tutti dentro

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Natale
Il grande dramma che in questo momento sta vivendo l’Italia, che non è soltanto di salute pubblica, non è neppure dovuto a questioni di posizionamento politico od a scelte strategiche sbagliate dal punto di vista sanitario, ma a qualcosa di molto più tragico e, temiamo, d’irreparabile: l’infantilismo di una classe politica che si era preparata per andare a ricoprire i posti di dj nelle discoteche e per le gare di monopattino, e invece si è trovata a dover gestire una crisi sanitaria di portata globale
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Dopo che i politici della maggioranza avevano messo alla berlina alcuni presidenti di regione che, preoccupati, lanciavano l’allarme sul virus proveniente dalla Cina, dopo che il governo, e non solo, ne aveva lucidamente sottovalutato la pericolosità, lo scorso 5 gennaio la Direzione Generale di Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, tra un vuoto concettuale e l’altro, ricordava caldamente la raccomandazione dell’Oms secondo la quale bisognava evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Cina. E stiamo parlando di un’agenzia sanitaria dell’Onu!

Il 27 gennaio successivo il premier Conte si recava ad “Otto e mezzo” – il salotto di Lilli Gruber – per tranquillizzare gli italiani: «Siamo prontissimi, continuiamo costantemente ad aggiornarci con il ministro Speranza, abbiamo adottato tutti i protocolli possibili ed immaginabili». Invece pare che in quel momento, Conte, il ministro della salute e i rispettivi staff, manco avessero ancora visto il Piano Pandemico Nazionale. Ma avendone preso contezza  a virus dilagante, il 30 gennaio il governo decretava lo stato di emergenza sanitaria nazionale.

Che cosa sia successo da quel giorno ad oggi sarà materia d’indagine per psichiatri e criminologi del futuro, noi possiamo soltanto dire che dobbiamo considerarci fortunati se, col governo Conte a gestire la pandemia da Covid-19, ad oggi abbiamo avuto “soltanto” 66.000 morti, che è pur sempre il più alto numero di vittime in Europa e tra i più alti al mondo. Il grande dramma che in questo momento sta vivendo il nostro Paese – che non è soltanto di salute pubblica – non è neppure dovuto a questioni di posizionamento politico od a scelte strategiche sbagliate dal punto di vista sanitario, ma a qualcosa di molto più tragico e, temiamo, d’irreparabile: l’infantilismo, l’inadeguatezza culturale e funzionale  di una classe politica che si era preparata per andare a ricoprire i posti di animatore nelle discoteche e per la consegna delle pizze a domicilio, e invece si è trovata a dover gestire una crisi sanitaria globale. Il guaio è che come tutte le classi politiche imbelli, anche quella nostrana crede di poter nascondere i propri, devastanti limiti dietro gli slogan e le parole d’ordine che, il più delle volte, contribuiscono soltanto ad evidenziarne ancora di più impreparazione, arroganza e malafede.

Prendiamo ad esempio i due inglesismi lockdown e cashback, che stanno rispettivamente per confinamento e rimborso: con il primo, il governo ci ha tenuti chiusi in casa a periodi alterni dal mese di marzo; con il secondo, ci vuole invogliare a fare acquisti onde ottenere il rimborso di una percentuale dei soldi spesi. Come al solito il messaggio è stato sbagliato psicologicamente e contraddittorio negli intenti perché, appena si è allentato il lockdown nell’imminenza del Natale, grazie anche all’ennesima parolina magica cash back, gli italiani hanno sciamato per strade e negozi a fare acquisti, com’era logico e prevedibile per un’intelligenza medio bassa.

In questo grande marasma politico e istituzionale, si è inserito anche – e come poteva mancare! – lo slogan del super commissario per l’emergenza, Domenico Arcuri: “L’Italia rinasce con un fiore”. In realtà si tratta di un progetto connesso alle vaccinazioni anti Covid che dovrebbero iniziare il mese prossimo. L’idea è di montare 1500 gazebo a forma di fiore in giro per l’Italia, sotto i quali verrebbero somministrate le dosi del vaccino nel muscolo deltoide scoperto dei vaccinanti. Tra l’altro, le fiale di vaccino sono da cinque dosi, perciò figurarsi l’igiene della suddivisone da farsi sotto un gazebo montato magari a piazza Duomo a Milano, od a via della Lungara a Roma. Evidentemente il super commissario ritiene che l’inverno sia la stagione ideale per vaccinare anziani e bambini a dorso quasi nudo e praticamente all’aperto. E poi, come avviene per ogni vaccinazione, il soggetto vaccinato deve restare in “osservazione” una ventina di minuti, per far fronte ad eventuali reazioni: dove attenderebbe? E in caso di shock anafilattico che cose succederebbe? E i frigo per la conservazione dei vaccini a temperature di -80° Arcuri li collocherà pure sotto i gazebo? Proprio non se ne può più di questi super pagati incapaci!

Pur col rispetto dovuto al ruolo, non possiamo esimerci dal dire che peggio di costoro sta facendo soltanto l’inquilino del Quirinale che, pur ricco di sapienza politica e culturale, al cospetto di un lievitante sfacelo politico, sanitario, economico, produttivo e sociale, continua a fare il pesce in barile, mentre sarebbe il caso, costi quel che costi, di sciogliere il Parlamento (è già stato fatto da alcuni suoi predecessori) e, dopo un messaggio responsabilizzante e chiaro agli italiani, indire nuove elezioni. Da quel momento avrebbe la coscienza a posto, cosa che adesso non ha, perché la palla passerebbe in mano a noi che, se fallissimo ancora una volta nella scelta della classe dirigente, tanto varrebbe – e lo diciamo con indicibile sofferenza di nazionalista – chiedere di federarci con la Germania perché non siamo capaci di autogovernarci!

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