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Al potere i veri costruttori del sovranismo e senza neppure vincere le elezioni

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Tra poche ore, come ha anticipato Emma Bonino, nascerà il “governo del disfare”, ecco perché, da stamattina, moltissimi italiani si sentono più indifesi, più esposti, più frustrati ed inutili, come il loro voto che, pur avendo premiato un certo tipo di maggioranza il 4 marzo del 2018, a giorni se ne ritroverà un’altra, come fosse la cosa più naturale del mondo e non un limite della Costituzione che, ad ogni caduta di governo consente al presidente della repubblica di ricercare una maggioranza alternativa tra gli stessi saltatori della quaglia
e non, come sarebbe decente, tra il popolo
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Pur avendo in uggia il blocco “progressista” (in realtà conservatore e classista della peggiore specie) per le sue devastanti ipocrisie, Matteo Salvini non è mai stato il nostro politico ideale, né gli abbiamo lesinato critiche tutte le volte che lo abbiamo ritenuto necessario. Non siamo neppure sicuri di aver capito perché egli abbia voluto aprire la crisi di governo adesso e non il 16 luglio scorso quando i Cinque Stelle, assieme al PD ed a FI, votarono per l’elezione di Ursula von der Leyen a presidente della Commissione Europea, come da volere della Merkel e di Macron, quando appena un mese prima Di Maio aveva fatto comunella con i famigerati gilet gialli rischiando una crisi diplomatica.

Tuttavia, stamattina che quell’arruffapopolo del leader leghista è virtualmente fuori dal governo e tra poco lascerà anche il Viminale, ci siamo svegliati con un’indefinita e indefinibile sensazione di vuoto dentro, come se con le prime luci dell’alba avessimo preso finalmente coscienza di una situazione gravissima: in Italia vige la dittatura!

Non una dittatura di tipo classico perché non impiega soldati e carri armati, ma per il resto fa le stesse cose delle dittature militari, in primis impadronendosi dei centri di comunicazione, successivamente tenendo i cittadini sotto la spada di Damocle dell’avviso di garanzia anche soltanto per un epiteto dal sen fuggito. Com’è stato possibile, viene da domandarsi, che un Paese dove vige una Costituzione sia potuto scivolare verso un tale stato di cose?

È stato possibile perché i guai della nostra democrazia sono figli proprio della redazione di quella Costituzione, e non siamo i soli a pensarla così oggi visto che i primi dubbi vennero proprio a coloro che la stavano redigendo. Infatti, nella seduta della Costituente del 20 maggio 1947, il democristiano Fiorentino Sullo osservò – senza darsene pena – che la Costituzione stava nascendo come «… un’affermazione polemica nei riguardi del defunto regime, giusta e santa polemica, talvolta, bisogna riconoscerlo, la polemica è andata oltre il segno». La verità è che la giusta, ma troppo ossessiva pregiudiziale antifascista condizionò l’operato di coloro che scrissero la carta costituzionale, i quali vi riuscirono a rimarcare sì l’indipendenza della magistratura dagli esecutivi, ma non si accorsero di non aver previsto le medesime garanzie per proteggere l’autonomia degli esecutivi dallo strapotere giudiziario. Ci riferiamo, ad esempio, alla madre di tutte le garanzie: un ministro, un capo di governo o di Stato dovrebbe essere sottoposto al vaglio della magistratura per il suo operato a termine di mandato, come peraltro avviene nella democraticissima Francia. È partendo da queste considerazioni che si può capire il nostro convincimento sulla dittatura vigente in Italia, e perché l’abbiamo messa in sistema con Salvini e con la sua uscita dal governo.

Il consenso del quale gode il leader leghista non fonda più, come in passato, sulle genti di un Nord arrabbiato col potere centrale ma sulla rabbia montante dei cittadini di ogni contrada d’Italia, da Lampedusa al Brennero, i quali non si sono incattiviti (come tenta di far passare il blocco cosiddetto progressista) perché Salvini li ha traviati con la sua trucidità, ma soltanto perché non ce la fanno più a reggere le vere catene della dittatura che il leader leghista, in verità maldestramente, ha cercato di rompere. Che poi, a ben vedere, la catena è una soltanto, composta da molte maglie. Per citarne soltanto alcune:

    • La grande bugia, dalla quale poi tutte le storture del sistema sono nate, secondo la quale la Resistenza l’avrebbero fatta e vinta i comunisti italiani dei quali la sinistra odierna è figlia, e che siano stati essi, e non otto eserciti Alleati con ben 313.000 tra morti e feriti, a liberare l’Italia dal nazifascismo;
    • La minacciosa onnipresenza della magistratura nella vita degli italiani, spesso rappresentata da magistrati politicamente attivi;
    • La farraginosità di un sistema politico autoreferenziale che, invece di lasciarla al popolo sovrano, riserva per sé l’ultima parola anche alla presenza di un chiaro responso delle urne, come temiamo avverrà nelle prossime ore al Quirinale;
    • I continui debordamenti dottrinali di una Chiesa che invece di tracciare la rotta morale ad un secolo di grandi inquietudini e di smarrimenti interiori, si è messa ad inseguire il secolo sul piano della secolarizzazione. Siamo arrivati al punto che la casa di Cristo non è più un rifugio e conforto di anime smarrite ma un centro di accoglienza per ogni perversione umana, poiché il padrone di casa terreno, che pure sarebbe ispirato dallo Spirito Santo, si è defilato dai propri doveri di vicario di Cristo in modo a dir poco assurdo: «Chi sono io per giudicare?». Qualcuno dovrebbe ricordargli che è semplicemente il riferimento di tutti i cristiani;
    • La carità non più intesa come obbligo morale ed etico, e comunque appartenente al novero delle scelte personali di ogni individuo, al libero arbitrio di ognuno di noi, ma imposte come legge europea, inducendo così i cittadini, di per sé buoni e generosi, all’avversione per l’Unione Europea, per i suoi acritici servitori, per la magistratura evidentemente dentro e non sopra il problema come sarebbe stato auspicabile e purtroppo, di riflesso, all’avversione per gli stessi immigrati;
    • La difesa personale, che è uno dei primi capisaldi dello stato di diritto, è considerata alla stregua di un reato, e il pacifico cittadino che vi ricorre per necessità diventa, il più delle volte, un colpevole da perseguire, specialmente se il delinquente è un immigrato.

    Tra poche ore, come ha anticipato Emma Bonino – una segata alle passate elezioni – nascerà il “governo del disfare” e le suddette maglie si rinsalderanno anche più forti di prima. Ecco perché, da stamattina, moltissimi italiani, più o meno consciamente, si sentono più indifesi, più esposti, più frustrati ed inutili, come il loro voto che, pur avendo premiato un certo tipo di maggioranza il 4 marzo del 2018, a giorni se ne ritroverà un’altra, come fosse la cosa più naturale del mondo e non un limite della Costituzione che, ad ogni caduta di governo consente al presidente della repubblica di ricercare una maggioranza alternativa tra gli stessi saltatori della quaglia e non, come sarebbe decente, tra il popolo.

    Confessiamolo, ci mancherà il Capitan America di noiantri.

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