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Alfano e il vulcano in mezzo al mare

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Alfano e il vulcano in mezzo al mare

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Come ebbe drammaticamente a sperimentare sulla propria pelle Dalla Chiesa, che rispetto ad Alfano aveva attributi tipo mongolfiera, in Sicilia niente è come appare e ogni “consiglio” buttato lì, come per caso, deve avere delle risposte che siano molto, ma molto, chiare a certi livelli

– Enzo Ciaraffa –

Nessuno ha rilevato che la guerra degli immigrati, scoppiato al centro del Mediterraneo in questi giorni, ha un padre: Angelino Alfano. Infatti, tra le cariche ricoperte da questo giovane (ex) promettente politico siciliano, v’è stata anche quella di ministro degli Interni dal 2014 al 2016, rispettivamente nei governi Letta e Renzi. Come dire che egli è stato il principale protagonista della recrudescenza degli sbarchi in Italia. Tra l’altro, in quella circostanza, Alfano fece partire l’operazione Mare nostrum con il dichiarato proposito di salvare la vita ai migranti e combattere il traffico delle persone: i fatti e fattacci degli ultimi mesi, però, dimostrano che non si è realizzato nessuno di questi due propositi.

Alfano è stato un politico molto spesso al centro di “casi” non proprio edificanti e dei quali ne elenchiamo alcuni ripresi non da gossip ma dalla sua pagina su Wikipedia: appena entrato in politica fu immortalato al matrimonio della figlia di un boss mafioso; un pentito lo accusò di aver chiesto voti alla mafia tramite il padre; assieme a Renato Schifani fu accusato da un altro pentito di essere stato appoggiato da Cosa Nostra nella sua ascesa politica; un periodico nazionale lo accusò di aver indirizzato verso la moglie appalti e consulenze governative; fece rimuovere inspiegabilmente le videocamere di sorveglianza all’abitazione del Pm antimafia Pierpaolo Bruni; Salvatore Buzzi, condannato per la vicenda di Roma Capitale, in un interrogatorio riferì che, nel centro di prima accoglienza immigrati del Cara di Mineo, la cooperativa che gestiva il business intratteneva rapporti direttamente con Alfano. Poi tra le accuse meno gravi, diciamo così veniali, vi è stata anche quella di aver fatto assumere il fratello nelle Poste senza concorso.

Come s’intuisce scorrendo questo elenco, gli ingredienti per essere odiato da qualcuno in Sicilia ve n’è più di uno… ma odiato da chi? Difficile rispondere a questa domanda anche perché – come ebbe a sperimentare Dalla Chiesa che rispetto ad Alfano aveva attributi tipo mongolfiera – in Sicilia niente è come appare e ogni “consiglio” buttato lì, come per caso, deve avere delle risposte che siano molto, ma molto, chiare a certi livelli.

Nel 2016 Alfano lasciò il dicastero degli Interni per quello degli Esteri e l’anno dopo, il 6 dicembre del 2017, annunciò pubblicamente di volersi ritirare dalla politica. Un messaggio certamente chiaro anche se non si capisce a chi fosse diretto… scommettiamo che se dura questo governo ce lo dirà Salvini tra qualche anno?

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