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Arc de triomphe, splendori e miserie

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Di là delle cause contingenti locali dalle quali è partita la scintilla, la deflagrazione della crisi politica di Teresa May, di Angela Merkel e di Emmanuel Macron, leader europei non certo di secondo piano, è stata provocata da un’istituzione sempre più distante dai popoli (reali) che ne fanno parte o, come nel caso inglese, che ne vogliono uscire
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Il futuro politico del premier britannico Teresa May è appeso a un filo, perché il prossimo 11 dicembre potrebbe cadere in parlamento per il diffuso malcontento che sta suscitando perfino nel suo partito l’accordo con l’Unione europea sulla Brexit.

Da poche ore Angela Merkel non è più presidente della Cdu – Unione cristiano-democratica tedesca e, allo scadere dell’attuale mandato, nemmeno più cancelliera, ciò perché il suo mito di Kaiserin si è appannato via via che si succedevano i diversi tipi di elezioni in Germania.

L’attuale inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, è sempre più solo ed inviso ai francesi che, com’è loro storica abitudine, sono scesi in piazza, piuttosto incazzati, contro alcune sue iniziative di politica economica. Ciò perché, per dirlo con le parole del professor Julien Damon, «…i poveri sono troppo poveri per beneficiare delle politiche di abbassamento delle tasse, i ricchi troppo ricchi per beneficiare dei trasferimenti redistributivi». Un eufemismo per dire che monsieur le président proprio non l’ha imbroccata, con l’aggravante che alla informe protesta dei gilet gialli si unirà anche quella degli studenti, degli operai e delle forze dell’ordine.

Ebbene, di là delle cause contingenti dalle quali è partita la scintilla, la deflagrazione della crisi politica di questi tre leader europei, non certo di secondo piano, è stata provocata da un’istituzione sempre più distante dai popoli (reali) che ne fanno parte o che – come nel caso inglese – ne vogliono uscire: l’Unione europea.

E ciò per due ragioni che i molti organi d’informazione italici, tesi al conformismo del politicamente corretto più che all’oggettività dei fatti, si guardano bene dallo spiegare. Come dire che l’Inghilterra non è mai stata del tutto convinta di restare nell’Unione, mentre la Francia di Macron e la Germania di Angela Merkel erano diventati gli antipatici lancieri dell’offensiva progressista, o anti populista come s’inclina a dire oggi.

La verità è che l’Unione europea, così com’è, piace ogni giorno di meno a sempre più europei, e ancor meno piacciono i suoi pasdaran come Macron e Merkel i quali, fino al prossimo mese di maggio, non avranno vita facile a convincere i loro riottosi connazionali che l’Unione europea è una buona cosa e non, invece, un coacervo d’intoccabili interessi delle élite economiche e finanziarie.

Metternich sosteneva che quando Parigi starnutisce l’Europa prende il raffreddore e riteniamo questo assunto tutt’oggi valido. Tuttavia, bisogna vedere che cosa succederà oggi sulle piazze di Francia per capire se Oltralpe si sta davvero apparecchiando un altro Sessantotto, come quello che partito il 3 maggio 1968 dalla Sorbona incendiò, poi, tutto il mondo occidentale.

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