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Berlinguer un comunista come altri, Salvini uno sprovveduto più di altri

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Berlinguer fu, in realtà, un grande sconfitto anche nel disinvolto tentativo di riciclaggio fatto per tranquillizzare i ceti medi e tentare, così, il sorpasso della Democrazia Cristiana quando, presagendone la fine, tentò di smarcarsi dal partito comunista di Mosca inventandosi l’eurocomunismo. In verità nessuno riuscì a capire a cosa tendeva questa ennesima devianza politica del PCI se non allo smarcamento puro e semplice dall’ideologia comunista che, assieme a quella nazista, è stata la più sanguinaria del XX secolo anche se ha ancora molti estimatori
– Silvio Cortina Bascetto –

Recentemente Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista italiano dal 1972 al 1984, è stato citato quale protettore degli interessi degli operai con una certa enfasi rievocativa, e fa specie che a citarlo così sia stato Matteo Salvini, dando credito peraltro a una favoletta che non ha una grande consistenza storica. Infatti, il Partito Comunista e una parte della Sinistra italiana, a partire dal 1945, hanno fatto di tutto per accrescere i privilegi e le garanzie dei lavoratori (conquiste che dove regnava il comunismo i lavoratori se le sognavano), non per realizzare la giustizia sociale ma per mettere in difficoltà le economie facendo aumentare il costo del lavoro, secondo gli ordini di Mosca che tentava così di scardinare il sistema del libero mercato occidentale.

Berlinguer, tra l’altro, può ritenersi il simbolo di un fallimento politico perché sotto la sua direzione iniziò il declino del PCI, ciò nel momento stesso in cui fallì il sorpasso della Democrazia Cristiana. Sicché, con una di quelle trasformazioni che manco Fregoli ci riusciva così bene, il segretario sardo cambiò linea ed obiettivi politici coniando un nuovo, ammiccante slogan: “Lotta alla corruzione”, in un Paese che è sempre stato contro la corruzione. Quella degli altri. Un bel coraggio, comunque, per un partito che riceveva soldi da Mosca fino dal 1918, da una potenza ostile al sistema di alleanze del nostro Paese.

Ma Berlinguer fu, in realtà, un grande sconfitto anche nel disinvolto tentativo di riciclaggio fatto per tranquillizzare i ceti medi e tentare, così, il sorpasso della Democrazia Cristiana quando, presagendone la fine, tentò di smarcarsi dal partito comunista di Mosca inventandosi l’eurocomunismo. In verità nessuno riuscì a capire a cosa tendeva questa ennesima devianza politica del PCI se non allo smarcamento puro e semplice dal regime comunista sovietico che, assieme a quello nazista, è stato il più sanguinario del XX secolo

Per tornare poi al discorso più generale della Sinistra finta protettrice dei lavoratori, la prova del nove è nel fatto che non appena l’URSS si dissolse nel 1989, priva degli ordini e dei rubli di Mosca, essa smise di occuparsi dei lavoratori e i sindacati, suoi lacchè, smisero anche essi di far finta di difendere i lavoratori. E così abbiamo visto passare impunemente la riforma lacrime e sangue delle pensioni e l’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori senza che nessuno alzasse un dito: le proteste contro l’abolizione di questo articolo ci furono soltanto quando a proporla era stato Berlusconi. Ma la Sinistra e i sindacati se ne stettero buoni e silenti anche quando Renzi ridusse il lavoro a una serie infinita di precariati, non fiatarono neppure quando la Fornero mise mano alle pensioni in senso peggiorativo. In compenso nel breve periodo del governo gialloverde gli scioperi fioccarono per le motivazioni più assurde, come quello contro i decreti sicurezza perché punivano penalmente il blocco stradale che era un’espressione del diritto di sciopero secondo i sindacati, a conferma del fatto che non i diritti dei lavoratori stanno a cuore alla Sinistra ma il proprio tornaconto politico ai fini della gestione del potere per il potere. Si può desumere, dunque, che Berlinguer in particolare e la Sinistra dei Paesi occidentali più in generale, non sono mai stati i protettori della classe operaia se non a parole.

E non dimentichiamo che Berlinguer non criticò mai le atrocità commesse dal regima comunista sovietico, come il genocidio della borghesia russa, la deportazione dei dissidenti nei gulag e l’entrata in guerra a fianco della Germania nazista nel 1939.

Con tali precedenti non rassicura affatto ascoltare che il comunismo italiano sotto Berlinguer sarebbe stato diverso: un nazista canadese non è meno pericoloso di un nazista tedesco soltanto perché in Canada il nazismo non è andato al potere! È l’ideologia nazista, o comunista, che è funesta in sè. Ecco, allora mettiamo fuori legge tutte le dittature, non solo quelle con croci uncinate e fasci littori, partendo dalle più pericolose.

Per ritornare alla citazione di Berlinguer fatta da Matteo Salvini, che ultimamente non ne sta imbroccando una, suggeriamo al segretario della Lega di frequentare ricordi più raccomandabili.

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