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Biden se ne va, ma gli afghani non sono ritornati indietro di vent’anni, anzi…

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Biden
Contrariamente a ciò che si va sostenendo in questi giorni, la popolazione afghana si trova oggi vent’anni avanti rispetto al 2001 perché ha preso dagli eserciti occidentali più di quanto non abbia dato, in particolar modo ha potuto conoscere per il loro tramite un’altra visione dell’esistenza, un altro stile di vita, un’altra tipologia di rapporti e di sentimenti, quella che i tedeschi chiamano weltanschauung, cioè una nuova concezione della vita, del mondo e della posizione in esso occupata dall’uomo

– Enzo Ciaraffa –

Nel suo discorso al Paese, a proposito dello scoordinato ritiro del contingente militare americano dall’Afghanistan, il presidente Biden ha detto, tra le altre cose, che «La nostra missione in Afghanistan non è mai stata quella di costruire la nazione – I soldati americani non possono e non devono combattere in una guerra e morire in una guerra che le forze afghane non vogliono combattere». Bene, bravo, Biden avrà il plauso di quelli che lo hanno votato, e neppure di tutti credo, ma di sicuro il partito democratico si è giocato la Casa Bianca per almeno altri due mandati. Al riguardo mi ritorna in mente un pensiero di Voltaire sull’incidenza che ebbe il cristianesimo sul crollo dell’Impero Romano d’Occidente: «Il cristianesimo schiudeva il cielo ma perdeva l’impero».

Ecco, anche l’America progressista, ecologista, immigrazionista e pacifista, incarnata dall’Amministrazione di Joe Biden, a Kabul ha perso la faccia e la leadership mondiale, in altre parole ha perso anch’essa l’impero.

Detto questo, non ero d’accordo con quelli che fino a ieri davano addosso agli yankees perché guerrafondai, né condivido adesso l’operato di quelli che danno loro addosso perché se ne sono andati dall’Afghanistan. Peraltro costoro, riveriti principi dei talk show, analisti di punta di organi d’informazione di una certa (immeritata) risonanza, fondano le loro analisi sulla madre di tutte le bugie, e cioè che l’Afghanistan sia tornata di vent’anni indietro, al tempo del primo intervento Usa.  Tra l’altro, alcuni di essi – gli ex comunisti in modo particolare – amano paragonare il disimpegno americano a quello dei sovietici nel 1989 quando l’Armata Rossa, dopo circa dieci anni di combattimenti contro i mujaheddin, lasciò il Paese asiatico peraltro un po’ più ordinatamente di quanto non stiano facendo gli americani in questi giorni.

A mio parere la popolazione afghana si trova oggi vent’anni avanti rispetto al 2001 perché ha preso dagli eserciti occidentali più di quanto non abbia dato, in particolar modo ha potuto conoscere per il loro tramite un’altra visione del mondo, un altro stile di vita, un’altra tipologia di rapporti e di sentimenti, quella che i tedeschi chiamano weltanschauung, cioè una nuova concezione della vita, del mondo e della posizione in esso occupata dall’uomo.

Oggi, infatti, la società afghana, almeno quella urbanizzata, ha una opinione della quale gli stessi talebani non potranno non tener conto, tant’è che oggi essi sono più conciliativi di quanto lo fossero stati dopo la cacciata dei russi. La rivolta di Jalalabad, l’aeroporto di Kabul preso d’assalto da gente che vuole andare a vivere in America o in altro Paese occidentale, i giovani che si attaccano ai carrelli degli aerei pur di andarsene, rappresentano le avanguardie di un fatto nuovo: in Afghanistan, grazie agli eserciti occidentali, si è andata lentamente formando una più moderna capacità di comparazione o, se vi piace, una pubblica (e dissenziente) opinione. Non ricordo di aver visto qualcosa del genere quando se ne andarono i russi nel 1989.

C’è la Cina dietro i talebani? Può darsi, anzi è molto probabile vista la pertinacia con la quale la repubblica comunista del Dragone sta tentando di soppiantare gli Usa nella leadership del mondo. A parte la sua intenzione di ridimensionare l’influenza americana in Asia Centrale, per il governo di Pechino, sempre a caccia di risorse e di materie prime, l’Afghanistan è un grande investimento economico perché ricco di minerali rari, rame e petrolio. Ma c’è un problema: come potrebbe la Cina farsi credibilmente amica dei talebani (islamici) in Afghanistan e, allo stesso tempo, perseguitare gli islamici di casa propria, ossia gli uiguri dello Xinjiang, senza risvegliare l’integralismo omicida di quelli che oggi a Kabul fanno i moderati?  E la Russia che pure confina – tramite gli Stati satelliti – con l’Afghanistan glielo lascerà fare?

È vero, l’America di Biden e l’intero Occidente hanno perso la faccia in Afghanistan e in futuro nessuno se ne fiderà più, ma a breve potremmo accorgerci che i vent’anni della loro permanenza in quel Paese non sono andati a finire tutti nel cesso.

(Copertina di Donato Tesauro)

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