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Bisogna saper perdere… gli Usa insegnano

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Per celebrare questa sconfitta vittoriosa di Biden, potremmo proporre ai liberal che lo sostengono di organizzare un bel concertone a Kabul, basta tradurre in inglese una canzone dei Rokes per avviare quel “dialogo serrato con i Talebani” che ha auspicato anche l’ex premier Giuseppe Conte. Chissà che in futuro il suo movimento non possa chiamarsi five stars per partecipare alle primarie americane, al “Super Tuesday” e magari all’elezione del prossimo presidente vittoriosamente liberal degli Usa

– By Cybergeppetto –

In questi giorni di inutili e interminabili dibattiti televisivi sul ruolo degli Stati Uniti in Afghanistan, mi è ritornato in mente il ritornello di una canzone della seconda metà degli anni Sessanta: “Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”. Mi pare che la cantassero i Rokes di un signore americano che comunque le gorgheggiava in italiano con un marcato accento yankee. Erano gli anni della contestazione, quelli in cui i B52 bombardavano Hanoi e la musica rock spingeva la rivoluzione sessuale, quella che ci ha portato a diventare ancora più repressi di prima.

In questi giorni in cui l’opinione pubblica guarda con sgomento alle notizie da Kabul, mi pare che si sia scatenata una corsa da parte di autorevoli commentatori a tessere le lodi della politica americana proprio nel momento in cui si è raggiunto un punto veramente basso della diplomazia.

Io non lo so se gli Usa hanno fatto bene a invadere a suo tempo l’Afghanistan, o se hanno fatto bene adesso ad andarsene, direi proprio che le due decisioni sono in contrasto. Mi piacciono le super cazzole dei commentatori radical chic, sono pervicacemente in grado di sostenere tutto e il contrario di tutto. Gli americani hanno vinto e hanno perso, la missione è stata prima un successo e poi una disfatta. Se non la volete così, rigirate pure la frittata.

D’altronde gli americani in fatto di sconfitte sono degli intenditori, è vero che hanno vinto la II Guerra Mondiale, ma non pare che gli sia riuscita una cosa analoga in Corea, men che meno in Vietnam, che qualcuno oggi rammenta con tono di sconcerto.

Mi pare di ricordare anche una certa avventura finita in vacca alla Baia dei Porci a Cuba, mi pare di ricordare anche una sfortunata operazione per la liberazione degli ostaggi in Iran ai tempi di Jimmy Carter, anche in Libano negli anni Ottanta non mi pare che la fortuna abbia loro arriso.

Meno male che sono riusciti nell’operazione Just cause a Grenada, io tifavo per i loro paracadutisti che si lanciarono sull’isola.

È ben vero che hanno vinto le guerre del Golfo, riuscendo a combinare un discreto casino dopo, ma mi pare che ancora stiamo nei Balcani a piantonare le etnie, per esempio.

Insomma, per celebrare questa sconfitta vittoriosa, potremmo proporre ai liberal che sostengono Biden di organizzare un bel concertone a Kabul, basta tradurre in inglese la canzone dei Rokes per avviare quel “dialogo serrato con i Talebani” che ha auspicato anche l’ex premier Giuseppe Conte, chissà che in futuro il suo movimento non possa chiamarsi five stars per partecipare alle primarie americane, al Super Tuesday e, chissà, all’elezione del prossimo presidente vittoriosamente liberal degli Usa.

Quando ascoltiamo gli americani dichiarare “Non siamo interessati all’Afghanistan”, mi viene da pensare che sanno perdere con grade stile, ovviamente non sono sicuro che solo loro abbiano perso, temo che il terrorismo, l’oppio e i profughi potrebbero sommergere l’Europa più che gli Usa. Ma le super cazzole da task show impazzano creando una cortina fumogena che vorrebbe nascondere un concetto semplice: o prima, o dopo, una cazzata è stata fatta!

Gli Europei comunque oggi sono anche più sciccosi e di stile degli americani, tutti parlano di proteggere i deboli, le donne e quelli che hanno lavorato per gli occidentali, tutti chiedono corridoi umanitari senza rendersi conto di quale catastrofe l’Afghanistan sia per noi europei. Mi viene in mente che possiamo fare un bel concertone anche al Circo Massimo o a Piazza San Giovanni per chiedere più profughi.

La realtà che in questo momento in cui molte teste stanno rotolando a Kabul, purtroppo non in senso metaforico, i problemi che ne derivano non sfiorano quei commentatori che con una faccia ben professionale ci spiegano che i talebani sono cambiati e concederanno alle donne tutto lo spazio che la Sharia prevede.

Cioè nessuno.

(Immagini  di Laura Zaroli)

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