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Busto Arsizio, l’amore che uccide

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Busto Arsizio, l’amore che uccide

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Una scelta disperata come il suicidio merita sempre una profonda riflessione, specialmente quando si accompagna alla deliberata soppressione della vita di un’altra persona, in nome del più vitale dei sentimenti umani come l’amore

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Come più volte ribadito, siamo convinti che la nostra vita appartenga esclusivamente a Colui che l’ha creata e, perciò, non potremmo mai giustificare un suicidio, per nessuna ragione e in nessun caso. Tuttavia, una scelta così disperata merita sempre una profonda riflessione, specialmente quando si accompagna alla soppressione della vita di un’altra persona in nome del più vitale dei sentimenti: l’amore.

Qualche ora fa, mentre eravamo impegnati ad organizzare i prossimi rituali ferragostani, in una villetta di Busto, due anziani coniugi sono stati trovati senza vita per quello che appare chiaramente essere un omicidio/suicidio. Le ragioni, a quanto pare dai primi accertamenti, sono da ricercarsi in un male incurabile di cui soffriva la moglie.

Perché – mentre fuori si agitava l’umanità vacanziera – un uomo anziano decideva di strangolare la moglie malata e poi togliersi la vita? A questo interrogativo potrebbero rispondere soltanto i diretti interessati, anche perché a noi che veicoliamo notizie non è richiesto di effettuare analisi psicologiche, tanto meno di indugiare in giudizi morali ma, al massimo, formulare delle ragionevoli congetture.

Arriva sempre, purtroppo, il momento in cui una coppia di coniugi è chiamata a misurarsi con qualche malattia che non concede speranze ed è durante questa fase che, in genere, nella mente incomincia a prendere corpo un progetto devastante. Il progetto di “rifugiarsi” in una dimensione dove non esista né l’ieri dei ricordi, né l’oggi dei doveri, ma soltanto la deviante certezza di un’eternità da trascorrere insieme, privi come sono i protagonisti della lucidità per potere realizzare che in quell’agognata eternità è, però, Dio che è il creatore e non il distruttore della vita!

E così, mentre per tutti noi diviene ammonitore il silenzio sceso su quella villetta di Busto Arsizio, il giornalista, colui che per definizione è ritenuto l’arido narratore del quotidiano, si scopre in imbarazzo perché al cospetto di un gesto disperato non riesce a decidere tra un doloroso stupore e l’invocazione della divina misericordia.

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