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Caro presidente …

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Il mittente della lettera al presidente Mattarella esprime severi dubbi sul fatto che questi sia in grado di ispirare o imprimere una svolta al marcescente sistema politico italiano, e ciò perché lo ritiene ostaggio del suo ruolo e della convinzione di avere il popolo dalla sua parte, laddove sempre il mittente, invece, ritiene siano con il presidente della repubblica prevalentemente le elite e la nomenklatura, che vedono in lui il campione della conservazione

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Signor presidente,
neppure stasera starò ad ascoltare il suo messaggio di fine anno dal momento che non credo lei possa fornire un consuntivo convincente dell’operato di suprema e imparziale guida della nostra repubblica. I traguardi sociali ed economici che l’Italia non ha raggiunto neppure quest’anno orribile che sta per lasciarci, infatti, sono da imputare, in una certa misura, anche a lei che tra poche ore parlerà convinto di essere anche il mio presidente, mentre io non so più neppure chi sono, né quali siano i miei doveri in un Paese che ha smarrito perfino la pietas degli antichi padri latini. A volte dubito perfino di essere italiano.

Ma poi dov’è l’Italia che servii, che amai, che sognai per i miei figli?

Il mio voto vale ancora qualcosa, visto che tutte le volte che assieme a milioni di italiani ho assegnato il consenso a un partito politico poi mi sono ritrovato puntualmente governato dai partiti opposti?

Stasera, signor presidente, potrà anche legittimamente sostenere che in Italia esiste l’esercizio del voto, salvo che poi del responso delle urne non se ne impipa nessuno, neanche lei a conti fatti. Quando assegna un incarico di governo, difatti, dovrebbe soppesare meglio il primo articolo di quella Costituzione della quale, solo quando le fa comodo, si erge a sommo sacerdote: «La sovranità appartiene al popolo…» che   – e lo sa bene perché i sondaggi li legge pure lei –  non è più rappresentato dall’attuale maggioranza parlamentare.

Grazie, poi, allo specifico dettato costituzionale, signor presidente, potrà anche ritenersi irresponsabile di alcune scelte di conservazione e, pertanto, non sarà mai chiamato a rendere conto del suo operato, ma di certo neppure lei riuscirà a sottrarsi al giudizio della storia, alla damnatio memoriae che, quando gli italiani e gli altri cittadini europei rinsaviranno, come uno tsunami spazzerà via un trentennio tremendo per tutta l’Unione Europea, come tremendo è stato l’anno che volge al termine, grazie anche all’ultimo governo da lei messo in sella lo scorso agosto. La “sua” creatura, infatti, in centoventi giorni di governo del Paese è riuscita nella rara impresa di sbagliare tutto quanto era possibile sbagliare e, nonostante una trentina di vertici di governo sulle tasse contenute nella manovra economica (un vertice ogni quattro giorni!), le dimissioni di un ministro e la duplicazione della poltrona del suo  ministero, nella gerla della befana ci farà trovare un bel rimpasto con  l’ennesima verifica di governo, un profluvio di tasse, alcune mascherate o soltanto rimandate di qualche mese, e la bellezza di 150 crisi aziendali aperte con la potenziale perdita di lavoro per 500.000 persone.

Nonostante vi sia tanta carne a cuocere sono certo che stasera, signor presidente, invece di fare un minimo di critica a un sistema malato, invece di parlar franco agli italiani almeno lei, indugerà ancora una volta nell’agitare il turibolo dell’ipocrisia istituzionale e ci dirà le cose che dice ogni trentuno dicembre da quando è salito al Colle, magari facendo il controcanto al papa che a Natale le ha rubato il lessico e la scena dall’altro colle capitolino. Come dire auspici che in futuro le cose possano andar meglio invece di additarci traguardi concreti; solidarietà ai disgraziati che ci arrivano da fuori e non, invece, a quelli che abbiamo in casa e sono cinque milioni; il valore cristiano della pace contro l’odio, e non si è ancora capito odio di chi contro chi. E ci parlerà anche del dovere di salvare il pianeta dal surriscaldamento globale – peraltro dovuto alle cicliche varianze del sole – lei che vive in una reggia di 110.000 metri quadrati, che è il settimo palazzo più grande al mondo e le seconda più grande residenza di un capo di Stato … non oso neanche immaginare quanto gasolio o gas occorra per poterlo riscaldare e il contributo che esso dà al deposito di polveri sottili nell’aria di Roma.  Probabilmente darà anche ad intenderci che, con un po’ di pazienza, l’euro alla fine metterà le cose a posto, che il sovranismo è una cosa cattiva assai, e che fiancheggiare i mercanti di esseri umani, i nuovi schiavisti che ci scaricano in casa migliaia d’immigrati irregolari è solidarietà. Ci scommetto, troverà anche il modo di tirare una volata al movimento cosiddetto delle sardine e a Greta Thunberg.

Ma lei è proprio sicuro, signor presidente, di aver capito che cosa sta succedendo all’immaginario della società globalizzata? Lei è sicuro di conoscere il popolo al quale parlerà stasera? Non ne sono affatto persuaso, sennò ricorderebbe che è stato eletto dal Parlamento non per fare il vicario del papa, non per fare il piazzista dell’Unione Europea, ma per vigilare sull’efficienza della democrazia in questo Paese che – ma forse non se n’è accorto – è andata in tilt. L’ultima riprova di ciò risale a una quindicina di giorni fa: il presidente designato della commissione d’inchiesta che avrebbe dovuto fare chiarezza sul fallimento della Banca Popolare di Bari, nonostante fosse stato prescelto da una forza di governo, si è recato a prendere disposizioni in merito al da farsi da Beppe Grillo che, a quanto mi risulta, di professione fa il comico e non riveste nessun ruolo istituzionale nello Stato… a meno che questa nostra non sia diventata, come temo, la repubblica delle barzellette e lei il suo presidente. A questo punto non dovrebbe, signor presidente, iniziare ad interrogarsi su chi, grazie anche al suo girarsi continuamente dall’altra parte, stia realmente governando questo Paese in dispregio alla democrazia elettiva ed alla Costituzione?

In verità, nutro dubbi anche sul fatto che lei possa cambiare atteggiamento, signor presidente, perché ormai è ostaggio del suo ruolo, convinto peraltro di avere un diffuso consenso popolare dalla sua parte, mentre invece sono con lei principalmente le élite, la nomenklatura, quelle stesse che l’anno scorso e quest’anno si sono spellate le mani per applaudirla al teatro La Scala di Milano, protette da centinaia di Poliziotti e Carabinieri che, loro, il popolo reale, non avranno mai i soldi necessari per portare in quello stesso teatro le loro famiglie.

Ecco, signor presidente, più che ascoltare le ovvietà che, variando sul tema, lei ci propinerà ancora una volta, stasera io penserò a loro, sarò idealmente accanto a quegli uomini e donne in divisa che, in fondo, sento un po’ fratelli e un po’ figli, ovvero quei silenziosi Carabinieri, Finanzieri, Poliziotti, Agenti di Custodia e Militari vari che, per quattro soldi, anche stanotte, mentre tutto il mondo si starà dando alla pazza gioia sul ponte del Titanic, staranno al loro posto, a vigilare, a difendere l’esistenza e la tranquillità di questo Paese. Penserò anche ai negozianti che abbasseranno la saracinesca qualche ora prima di mezzanotte per mettere insieme almeno i soldi per le tasse, ai milioni di pensionati che potranno brindare al nuovo anno soltanto con lo spumante di qualche euro proveniente da chissà dove.

Infine ritornerò col pensiero ai miei vecchi, serenamente persuaso che sono di un anno più vicino a ritornare insieme a loro per l’eternità allora che, con tanto rossore, dovrò confessare di non essere stato capace di far crescere il lascito di democrazia e di benessere che mi consegnarono. Furono essi e tanti altri italiani, infatti, che dopo una guerra perduta disastrosamente, ricostruirono e fecero grande un Paese che la politica sta, invece, portando al disastro.

Ci pensi quando a mezzanotte stapperà lo champagne, perché quella dei miei genitori fu la generazione che creò le premesse  affinché lei diventasse ciò che è oggi, signor presidente, la mia generazione è, invece, una parte di quel popolo che continua a rispettare il suo ruolo anche quando non l’ama, e non le signore ingioiellate della Scala né la claque che talvolta le organizza un sistema di potere che non vuole cambiare e che, a torto o a ragione, vede in lei il campione della conservazione, della sopravvivenza dei  suoi privilegi.

Che l’anno nuovo porti consiglio e le faccia aprire gli occhi, signor presidente, anche perché il sistema di potere che finge di applaudirla ad ogni piè sospinto, in realtà ha già scelto chi sarà il suo sostituto al Quirinale, e non so quanto questo la possa esaltare trattandosi di un tizio così poco affidabile che, oltre ad aver svenduto buona parte del nostro patrimonio statale, per salvare la vita ad Aldo Moro quando fu rapito dalla Brigate Rosse, si rivolse nientepopodimeno che alle anime del Purgatorio nel corso di una seduta spiritica. Purtroppo per Prodi, perché è di lui che stiamo parlando, in queste ore si affaccia anche l’ipotesi che a sosituirla al Quirinale potrebbe essere addirittura lo stesso premier Conte, il che per la democrazia italiana sarebbe come cadere dalla padella alla brace.

Dunque, signor presidente, lei stasera non recherà nessuna novità positiva per noi italiani, ma neppure per il suo amor proprio di prossimo grand commis dello Stato i presagi per quel futuro che tra poco certamente ci augurerà roseo, sono esaltanti. Perciò, non se ne abbia a male se, come si dice a Napoli quando non si vuole avere nulla da spartire con qualcuno, stasera ognuno ‘a casa soia.

Lei nella reggia del Quirinale e noi con le nostre famiglie.

Un italiano svenduto

(Vignetta realizzata da “Officina Tesauro”)
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