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Chiare, fresche e dolci acque

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Nella Giornata mondiale dell’acqua, che si celebra ogni anno il 22 marzo, ecco le statistiche Istat che fotografano la situazione nel nostro Paese e gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu. Se nel mondo sono ancora tanti i Paesi dove l’accesso all’acqua non è ancora garantito, per noi l’imperativo deve essere “non sprecare”
Patrizia Kopsch

L’acqua e l’insieme dei servizi ad essa correlati sono elementi fondamentali per la crescita economica, il benessere dei cittadini e la sostenibilità ambientale, tanto che l’Onu, l’Organizzazione delle nazioni unite, ha sentito la necessità di riconoscere, attraverso la risoluzione 64/292 del 28 luglio 2010, il fatto che l’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari sono essenziali per la realizzazione di tutti i diritti umani, e di emanare linee guida per invitare gli Stati e le organizzazioni internazionali a fornire risorse finanziarie, aiutare lo sviluppo di capacità e il trasferimento di tecnologia per aiutare i paesi, in particolare quelli in via di sviluppo, a renderli accessibili a tutti.

Monitoraggi costanti e interventi puntuali sono essenziali per sviluppare strategie di gestione della “risorsa acqua” adeguate, come promosso nei 17 obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Onu (Sustainable Development Goals – SDGs), in particolare nei Goals 6 “Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie” e 14 “Conservare e utilizzare in modo sostenibile gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile”.

Nel nostro Paese

In occasione della Giornata mondiale dell’acqua, istituita dall’Onu e celebrata ogni anno il 22 marzo, l’Istat fornisce un focus annuale e tematico che fotografa la situazione nel nostro Paese con riferimento agli aspetti legati sia al territorio sia alla popolazione. I dati evidenziano quanto piace a noi italiani l’acqua…

Italia prima nell’Ue per prelievo di acqua per uso potabile
Il volume di acqua complessivamente prelevato per uso potabile dalle fonti di approvvigionamento presenti in Italia è di 9,49 miliardi di metri cubi nel 2015, pari a un volume giornaliero pro capite di 428 litri, il più alto nell’Unione europea. Tuttavia, poco meno della metà di tale volume (47,9%) non raggiunge gli utenti finali a causa delle dispersioni di rete.
L’erogazione giornaliera per uso potabile è quantificabile in 220 litri per abitante, 21 litri in meno rispetto al 2012.

Ma, in fatto di acqua potabile, quanto siamo fiduciosi del fatto che bere acqua di rubinetto sia salutare? Non molto, infatti le famiglie che non si fidano ad utilizzarla rappresentano ancora una quota considerevole, nonostante il grado di fiducia mostri un miglioramento progressivo ma altalenante. La percentuale passa dal 40,1% del 2002 al 29,0% del 2018, per un numero complessivo di famiglie pari a 7 milioni 500 mila. Notevoli le differenze territoriali: si passa dal 17,8% del Nord-est al 52,0% delle Isole, con la percentuale più elevata in Sicilia (53,3%), seguita da Sardegna (48,5%) e Calabria (45,2%).

Negli stili di vita di noi italiani, quanto si è consolidata la buona abitudine di bere acqua durante la giornata? Il dato sembra essere confortante con il 63% delle famiglie in cui almeno un componente beve quotidianamente oltre un litro di acqua minerale. Il consumo più elevato si registra nelle Isole (69,0%), quello più basso al Sud (55,8%). Tra le regioni è l’Umbria a guidare la graduatoria (71,0%), per il Trentino-Alto Adige si registra il valore più basso (43,7%).

Nel 2017, considerando tutte le famiglie italiane, la spesa media mensile calcolata per il consumo di acqua minerale è pari a 11,94 euro, in aumento dell’11,1% rispetto al 2016.

Resta da chiedersi, dal punto di vista dell’impatto ambientale, quanto incidano il prelievo, il confezionamento, il trasporto ed il successivo smaltimento delle bottiglie in plastica o vetro.

Nel mondo

Se l’accesso all’acqua potabile è un diritto dell’umanità, è tuttavia ancora drammatico il divario tra le nazioni e sono ancora tante quelle non in grado di assicurare questo diritto vitale ai propri cittadini. Secondo l’Onu infatti, quasi la metà delle persone nei Paesi in via di sviluppo soffre di problemi di salute causati da acqua e servizi igienici inadeguati. Insieme, l’acqua sporca e le scarse condizioni igieniche sono il secondo più grande assassino di bambini al mondo. È stato calcolato che ogni anno si perdono 443 milioni di giorni di scuola per malattie legate all’acqua.

Dalla pubblicazione di Legambiente “Il mondo è fatto di gocce”

In Tagikistan, nell’Asia centrale, quasi un terzo della popolazione prende acqua da canali e canali di irrigazione, con rischi di esposizione a deflussi agricoli inquinati, mentre nell’Africa sub-sahariana rurale milioni di persone condividono le proprie risorse idriche domestiche con animali o fanno affidamento su pozzi non protetti che sono terreno fertile per i patogeni.

La distanza media che le donne in Africa e Asia percorrono per raccogliere l’acqua è di 6 chilometri.

La sfida è tale da richiedere l’impegno delle organizzazioni internazionali e di ogni singolo Stato, tuttavia ognuno di noi può contribuire ad evitare gli sprechi mettendo in atto le buone pratiche. Lo sapevate, per esempio, che un rubinetto che gocciola può perdere fino a 90 gocce ogni minuto pari a 4.000 litri in un anno? E che da un rubinetto aperto possono uscire, sempre in un minuto, dagli 8 ai 10 litri di acqua?

Oggi più che mai è diventato cruciale l’impegno e la presa di coscienza che siamo tutti ugualmente responsabili, e coinvolti, nella conservazione e nella difesa dell’ambiente che ci circonda. Perché questo pianeta è la nostra casa e, al momento, non ne abbiamo ancora un’altra…

*Sul manuale di Legambiente “Il mondo è fatto di gocce” potrete trovare tanti utili consigli e informazioni sul risparmio idrico.

 

 

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