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Da Lenin a Fedez, la nuova Sinistra

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Non erano passate che poche ore dalle sue inopinate dichiarazioni al concertone del Primo Maggio che il rapper Fedez, forse senza neanche proporselo, si è ritrovato ad essere il nuovo Simon Bolivar della Sinistra italiana, tutta protesa a dargli sostegno per la presunta censura operata contro di lui dai vertici RAI, dimentica di averli nominati essa stessa quei vertici. Senza contare che quella del Primo Maggio doveva essere la festa dei lavoratori in un Paese che ha alle viste la perdita di un milione di posti di lavoro e non l’occasione per un rapper di cercare visibilità
– Enzo Ciaraffa –

Per quanto ne possa aver capito il cittadino comune, il disegno di legge o ddl Zan, dal punto di vista legale equipara l’omofobia al razzismo e all’odio di tipo religioso, nonostante esista già un articolo del nostro codice penale, il 604/bis per la precisione, che punisce con il carcere le discriminazioni a sfondo razziale, etnico o religioso. Con questo ddl presentato dal deputato PD Alessandro Zan dal quale ha preso il nome, rientrerebbero tra i motivi di discriminazione anche le idee fondate sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere o sulla disabilità.

E già questo me lo rende indigesto perché le mie idee, le abitudini, i pensieri, il mio comportamento sono fondati sul mio sesso: io metto il dopobarba e non il rossetto, indosso scarpe normali e non quelle col tacco a spillo, perché sono consapevole della mia appartenenza di genere, perché ho una “mia idea” del sesso al quale appartengo. Sicché, fintanto che non reco danno a qualcuno, nessuno deve potermi accusare di essere un discriminatore soltanto perché, esattamente come gli altri sessi in campo, e ormai sono parecchi, mi dico certo e fiero di essere dalla parte dove mi collocò Madre Natura. E se affermare ciò diventerà contro legge, allora bisognerà infrangere la legge, perché liberticida, meglio ancora fermarla prima, in Parlamento, quest’ennesima follia targata PD.

Giunti fin qui, immagino sia evidente che io non straveda per il disegno di legge in questione, che non reputo soltanto inutile e demagogico ma addirittura pernicioso per la libertà di espressione, laddove all’articolo 4 recita che «Ai fini della presente legge sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti».

A prima vista sembrerebbe un articolo di legge equilibrato, se non fosse per un punto: chi stabilirà il criterio di valutazione delle idee non idonee? E questa è soltanto una delle mie perplessità in merito al disegno di legge sul quale non voglio addentrarmi più di tanto, se non per fare qualche riflessione sulla Sinistra e su quanto accaduto al concertone dello scorso primo maggio a Roma nel corso della festa dei lavoratori.

Infatti, mentre la manifestazione canora andava avanti, ad un certo punto il rapper Fedez ha interrotto la sua esibizione per leggere un papiello in difesa del ddl in questione e dei  diritti LGBT, riportando (senza contraddittorio) delle citazioni, a suo dire omofobe, di diversi esponenti della Lega, tra i quali Matteo Salvini. Ma nella circostanza Fedez se l’è presa anche con i vertici di Viale Mazzini perché RAI3, a suo dire, lo avrebbe censurato.

Ebbene, non erano passate che poche ore dalle sue inopinate dichiarazioni che il molto tatuato Fedez, forse senza neanche proporselo, si è ritrovato ad essere il nuovo Simon Bolivar della Sinistra italiana, tutta protesa a dargli sostegno per la censura operata contro di lui dai vertici RAI, dimentica di aver nominati essa stessa quei vertici, assieme a qualche altro dettaglio: il 1° Maggio doveva essere la festa dei lavoratori in un Paese che ha alle viste la perdita di un milione di posti di lavoro e per il fatto che, ogni quarantott’ore, in Italia due operai muoiono per incidenti sul posto di lavoro, e non l’occasione per un rapper di cercare visibilità. Fedez, peraltro, è lo stesso che, appena una quindicina di anni fa, non aveva proprio una grande opinione dei gay o “froci”, come li chiamò in una sua canzone ed è lo stesso che nello scorso mese di dicembre se n’è andato a fare della beneficenza in Lamborghini.

Per carità, nulla da ridire su tali incoerenze: vale per il rapper milionario e principe consorte di un’altra milionaria, la designer Chiara Ferragni, la stessa libertà di pensiero e di azione che invoco per me. Ma ai vari Conte, Di Maio, Letta e Zingaretti che già vedono in lui un nuovo libertador, una domanda vorrei farla lo stesso, per un amico come si dice in questi casi: scusate, ma che ca*** c’entra Fedez con la Sinistra?

(vignetta di Donato Tesauro)

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