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Crisi russo-ucraina: dieci domande al generale Cosimato

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Secondo l’alto ufficiale, la Russia ha schierato ingenti forze militari al confine con l’Ucraina con preminenti intenti di deterrenza, pur consapevole di dover spendere una montagna di rubli per la loro logistica. Ciò perché, secondo l’intervistato, la Russia vede minacciati i suoi interessi vitali nell’area, che poi sono quelli di non voler avere uomini e armamenti Nato lungo i propri confini

– Enzo Ciaraffa –

Generale, in quanto presidente del Centro Studi Europeo Sinergie questa intervista sembra fatta apposta per te perché ci devi spiegare in dieci, brevi risposte la crisi russo-ucraina. Da quanto ho realizzato nel corso della nostra ultima telefonata, pare di capire che tu non sia convinto che Putin voglia invadere l’Ucraina. Eppure ha ammassato 130.000 uomini ai suoi confini e, come io e te sappiamo benissimo per pregressi professionali, un simile schieramento non costa poco dal punto di vista della logistica e, quindi, non credo che lo zar-Putin lo stia facendo per dare soltanto una prova di forza: sarebbe troppo costoso.

La Russia può schierare le proprie truppe anche a rischio di spendere molti soldi se vede minacciati i suoi interessi vitali. Stiamo parlando dell’esigenza di non avere armamenti Nato lungo i propri confini, dell’accesso al mare e del controllo sicuro delle linee di comunicazione marittime che non sono rinunciabili per nessuna media, piccola o grande potenza.

Bisogna dire che nel Donbass anche l’Ucraina sta facendo di tutto per irritare il pericoloso vicino, prendendo a cannonate gli autonomisti filorussi di quella regione che non sono proprio quattro gatti ma dieci milioni.

La ventilata possibilità di entrare nella Nato, insieme ad altri Paesi dell’Est, costituirebbe una minaccia per la Russia. Pertanto, la classe dirigente Ucraina dovrebbe riflettere sulla propria posizione geostrategica: da una parte non può pensare di inibire alla Russia l’accesso al Mar Nero, dall’altra dovrebbe realizzare che il suo ruolo è quello di Stato-cuscinetto per rendere stabili le relazioni est-ovest, una situazione dalla quale tutti avrebbero da guadagnare.

Ma la Nato, che ha già accerchiato la Russia dal Circolo Polare alla Turchia, quale esigenza strategica e titolo storico ha per ingerire in questa situazione visto che l’Ucraina non ne fa parte.

Tutto nasce dalla dalle velate promesse dell’Alleanza nell’ultimo summit Nato nel quale alcuni hanno intravisto la volontà di farvi entrare l’Ucraina, la Georgia e la Moldavia, un’evenienza che comporterebbe la riduzione delle aree geografiche che dovrebbero svolgere funzione di cuscinetto. Per tale ragione mi pare evidente che questa strategia denunci un comportamento offensivo a stento coperto dagli scopi difensivi dell’Alleanza atlantica. Sarebbe utile a questo punto della storia che i governi occidentali si ponessero degli interrogativi circa l’utilità di estendere un’alleanza difensiva. Tale estensione rischierebbe non solo di minacciare gli accessi al mare e le linee di comunicazione marittima che citavo prima, ma anche, e soprattutto, le relazioni economiche della Russia con l’Europa.

Non mi pare che in questi frangenti la diplomazia euro atlantica ne stia uscendo bene.

Sarebbe bene che i diplomatici occidentali capissero che la Crimea è un’area fondamentale ai fini della manovra strategica della Federazione russa. In questo quadro le rivendicazioni ucraine sulla Crimea, pur comprensibili sul piano giuridico, sono del tutto illusorie e prive di senso pratico se si guarda quell’area geopolitica dal punto di vista degli interessi vitali di uno Stato che, come quello russo, è trans continentale, multietnico, multi religioso e legato da forti interazioni economiche con l’Occidente.

Non trovi che, a parti invertite, con la crisi russo-ucraina si stia giocando la stessa partita dei missili sovietici a Cuba nel 1962.

Vi sono sicuramente delle assonanze, ma quella crisi era relativa ad un contesto di relazioni internazionali molto diverso dall’attuale, perché all’epoca le due superpotenze si muovevano incontrastate sulla scena internazionale e gli Stati dovevano semplicemente scegliere se stare col blocco orientale o con quello occidentale. Oggi, invece, ci troviamo in una situazione molto confusa in cui ogni contendente gioca un ruolo che, spesso e volentieri, denota una miope visione degli interessi nazionali e un’azione incerta sul piano delle relazioni internazionali.

Chissà perché, ma ho la sensazione che in questo delicato momento per la pace i media stiano facendo a gara per soffiare sul fuoco. Mi sbaglio?

Non ti sbagli. Se, fossi in te, però, non me ne preoccuperei più di tanto. Se col loro lavaggio del cervello ai diretti interessati i media non riusciranno ad indurre incidenti, penso che non succederà nulla. Ricordi? Nel 2016 essi avevano previsto che Hillary Clinton sarebbe diventata presidente degli Usa, che la Brexit sarebbe stata respinta dagli elettori inglesi e che gli italiani avrebbero approvato la famigerata riforma costituzionale di Renzi. Non ne azzeccarono una e non mi pare che la loro capacità di analisi sia nel frattempo migliorata.

Forse questa crisi andava affrontata su due livelli paralleli ma diversi, come dire quello militare e politico.

Le diplomazie occidentali appaiono poco lucide sulle strategie, e non soltanto per il risultato del maldestro ritiro dall’Afghanistan. Esse, infatti, continuano a muoversi in un’ottica ideologica che già da tempo sta minando il terreno di scontro invece di spianarlo. Il settore politico-diplomatico deve fare il proprio lavoro che è quello di proporre soluzioni: gli ambasciatori devono fare accordi e trattati di pace e i militari devono farli rispettare! Tutto il resto è azzardo, non diplomazia.

Ti confesso, generale, che trovo davvero sconcertante il dilettantismo dell’amministrazione Biden nel confrontarsi con questa crisi che, in una certa misura, ha addirittura provocato tentando di cooptare l’Ucraina nella Nato.

Vedi, gli Stati Uniti devono stabilire cosa vogliono fare da grandi: se vogliono fare i gendarmi del mondo, non possono abbandonare le guerre che iniziano, se invece vogliono pensare agli affari interni allora è bene che evitino di scatenare nuove guerre.

Possibile che l’Amministrazione Usa non si renda conto che sarebbe pericolosissima per tutto l’Occidente la saldatura degli interessi russi, cinesi e iraniani… forse non aveva tutti i torti il vituperato Trump quando agli inizi del suo mandato tentò di aprire un canale di dialogo con Putin.

I liberal americani hanno già abbondantemente dimostrato con il metodo di ritiro dall’Afghanistan la loro mancanza di una cultura e visione strategica. Questo nuovo capitolo dell’insipienza radical chic d’Oltreoceano si muove in linea di continuità con i fatti di Kabul dello scorso anno. Si tratta di una lacuna che è innanzitutto culturale per tutta la diplomazia occidentale, perché anche se la cortina di ferro comunista è caduta, l’ideologia politicamente corretta impedisce all’Occidente, presso il quale questa gode di molto credito, di capire cosa si celi dietro un paravento che non c’è più.

Secondo te come finirà.

Ovviamente ci vorrebbe una palla di cristallo molto grande per scrutare il futuro di questo strano mondo. Al momento la Russia non pare avere altro interesse che tutelare le aree russofone all’origine della crisi e la Nato non può spingersi troppo oltre il suo ruolo difensivo.

E l’Ucraina?

L’Ucraina dovrebbe ritornare con i piedi per terra e smetterla di fare muro contro muro con la Federazione russa. In diplomazia dovrebbe valere l’assunto secondo il quale se non puoi battere un avversario devi fartelo amico, o almeno evitare di trasformarlo nel tuo peggior nemico.

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