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Draghi, un Generale calmo in groppa a un cavallo furioso

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cavallo furioso
L’ex presidente della Banca Centrale Europea  in questi giorni, pur di fare un governo al più presto, non sta badando molto alle sottigliezze giuridiche sennò l’altrieri, prima di ricevere la delegazione dei grillini, qualche domanda sulla rappresentatività dei suoi interlocutori se la sarebbe dovuta porre, dal momento che essendo Vito Crimi il reggente – segretario del M5S, non si capisce quale fosse la ragione della presenza del semplice cittadino Grillo e di Giuseppe Conte ancora capo del governo in carica
– Enzo Ciaraffa –

Riferendosi al famoso quadro di Jacques Louis David oggi esposto nel Castello della Malmaison, Benedetto Croce era solito descrivere ai suoi studenti la figura di Napoleone Bonaparte nel seguente modo: «Un uomo calmo in groppa a un cavallo furioso. Napoleone è tutto qui».

Ecco, in questi giorni, in queste ore, mi sta spesso tornando alla mente il pensiero su Napoleone del grande filosofo di Pescasseroli in relazione a Mario Draghi che, in mezzo ad una grave crisi sanitaria, economica e sociale, incancrenitasi col maldestro governo di Giuseppe Conte, sta mantenendo la lucidità delle persone che hanno un progetto chiaro in testa. Di ciò sembrano convinti anche coloro i quali lo hanno fino a questo momento incontrato e che, almeno a parole, ne dicono mirabilie, anche quelli che, fino a una settimana fa, gridavano “O Conte, o morte!”.

Per la verità, in questi giorni si è data una calmata anche la dirigenza della Lega che, con Matteo Salvini in testa, fino a ieri gridava “Abbasso l’Ue!”. D’altronde, avendo scelto di collaborare con l’ex presidente della Banca Centrale Europea, insistere con le invettive antieuropeiste sarebbe stato tatticamente sbagliato e strategicamente disastroso per la Lega.

Ma mentre Salvini fa una conversione ad U su molti punti per poter sostenere il governo in itinere, il Pd non riesce a farsi una ragione del fatto di aver perso quel ruolo centrale che aveva nel governo fino alla crisi innescata da Renzi. Sicché, per non sentirsi emarginato, Zingaretti ha pensato bene di sostenere che la svolta europeista della Lega è un po’ anche merito del suo partito, non rendendosi conto della ridicolaggine dell’affermazione: un partito di sinistra come il PD che, da anni ormai, non riesce a fare una sola cosa di sinistra, avrebbe indotto la destra a diventare, pensate, di … sinistra. Una roba che manco la fantasia dei fratelli Grimm avrebbe saputo immaginare!

Ma se con l’inaspettata entrata in campo della Lega il Partito Democratico ha perso soltanto il suo ruolo centrale (e forse il segretario…), v’è in Parlamento un gruppuscolo d’individui che, dopo le parole pronunciate da Salvini all’uscita dello studio di Draghi, ha perso importanza e strapuntini. Ebbene – giusto per rimanere nell’ambito delle reminiscenze scolastiche – costoro fanno venire in mente i due protagonisti del romanzo di Puškin , “La figlia del Capitano”, laddove il traditore Švabrin rinfaccia al rivale in amore, Grinëv, di avere ottenuto la salvezza della vita dal nemico e l’amore della bella Maša senza dover tradire il giuramento come, invece, ha dovuto fare lui. Chi sono costoro? Quei parlamentari che fino a qualche settimana fa, calpestando il mandato dei loro elettori, si erano orgogliosamente intruppati nei “responsabili” che dovevano mantenere l’ex premier Conte a Palazzo Chigi. Oggi, a quanto pare, nessuno ricorda neppure i loro nomi perché il disprezzo, anche se inconscio, ha il potere di accelerare la rimozione psicologica del ricordo di sgradevoli individui che, nel nostro caso sono stati pure fessi, perché se Švabrin salvò la vita col tradimento essi, politicamente parlando, non hanno salvato neppure quella perché dubito che troveranno qualche partito disposto a ricandidarli alle prossime elezioni.

Non parliamo, poi, degli sconci giuridico-costituzionali che stanno avvenendo in queste ore. Draghi, infatti, durante gli incontri con i capi partito non sta badando più di tanto alla forma giuridica e di opportunità politica, sennò l’altrieri, prima di ricevere la delegazione dei grillini qualche domanda sulla sua legittimità se la sarebbe dovuta porre: stante che Vito Crimi è il reggente – segretario del M5S, quale era il ruolo del cittadino Grillo e di Conte presidente del consiglio ancora in carica?

La fotografia che ne viene fuori è che siamo stati governati per un anno da un governo sostenuto da forze politiche che non erano maggioranza nel Paese e che questo stesso governo è caduto per volontà di un partito che rappresenta appena il 2% degli elettori. Ma, siccome il declino della nostra Costituzione è diventato ormai inarrestabile, il nuovo governo si farà anche per volontà di due signori, Grillo e Conte, la cui presenza ai colloqui per il nuovo governo era perlomeno illegale in quanto uno fa il comico-intrattenitore, senza ricoprire nessun ruolo istituzionale, e il secondo è ancora il capo del governo di tutto il Paese. Come dire che il capo del governo in carica si è intruppato in una fazione, come la delegazione di un partito, ed è andato a colloquio con un signore, mai votato da nessuno neppure lui, che dovrà sostituirlo a Palazzo Chigi: una roba mai vista neppure nel Messico di Pancho Villa!

Insomma, per farla breve, il prossimo governo non nascerà per opera e volontà della maggioranza dei cittadini, ma per le mene di una minoranza, in parte senza avere neppure titolo di rappresentanza o, come nel caso di Conte, addirittura in conflitto d’interessi… presidente Mattarella, ma le sembra normale tutto questo?

Senza parlare del fatto che Draghi avrà, quali leve di manovra, leader e forze politiche che si stanno randellando da anni e che oggi, invece, si promettono se non proprio amore, una non belligeranza alla quale sono i primi a non credere.

E queste sono soltanto alcune delle anomalie sulle quali nascerà il governo dell’ex presidente della BCE che per tutta la sua durata, a voler parafrasare Benedetto Croce, dovrà dimostrare di saper essere davvero un uomo calmo in groppa a un cavallo furioso che, però, non si chiamerà Marengo, come il destriero di Napoleone, ma Compromesso. E sul cavallo dei compromessi, di solito, non si va molto lontani, anche quando si gode del 71% di gradimento degli italiani.

Ma, come tutte le persone che amano fino alla dannazione questo Paese, spero sinceramente di sbagliare e che a Draghi riesca il miracolo di portarci fuori dal disastro, grazie anche all’aiutino dei 209 miliardi del Recovery Fund perché se, come si dice a Napoli, “I soldi fanno venire la vista ai cecati”, v’è da sperare che possano anche indurre alla pax spartitoria la nostra classe politica con dei riflessi vantaggiosi  sul Paese.

Non era in questo che speravamo dopo la caduta del governo demo-grillino, non era sull’equilibrio della lottizzazione che volevamo fondare la rinascita della Patria, ma dal colle più alto di Roma ci hanno fatto sapere che la nostra volontà, i nostri desideri, i nostri sogni non valgono niente rispetto allo spread e al Pil.

E vai Draghi, sprona il tuo destriero perché i pasdaran del Recovery Fund sono tutti con te!

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