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È stato de-costituzionalizzato il diritto di abortire e l’intelligenza

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diritto di abortire
Qualche giorno fa, la Corte Suprema statunitense ha ritenuto, smentendo in pratica se stessa, di dover “de-costituzionalizzare” il diritto all’aborto che essa stessa aveva costituzionalizzato nel 1973, perché «…la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto». Con tale decisione, però, non ha abolito il diritto di potere abortire delle donne americane, ma ne ha demandato la legiferazione ai singoli Stati federali

– Enzo Ciaraffa –

Per molte ragioni personali che certamente non interessano il lettore, sono da sempre un antiabortista e, tuttavia, confesso che una di queste ragioni è compresa nel decalogo del Sinai: non uccidere! Ovviamente tale convincimento prevede delle eccezioni, come quella di non mettere mai in pericolo la vita della madre in nome di un principio. Che, poi, i dieci precetti del Sinai li abbia forniti o meno l’Onnipotente a Mosè per me è irrilevante, perché trovo che essi costituiscano, in ogni caso, la regola sulla quale un essere umano possa basare una degna esistenza.

Questo modo d’inquadrare il problema sarebbe, però, come fare i conti esclusivamente con la mia coscienza mentre, essendo portatore di una cultura liberale, ho il dovere civico di non trascurare i diritti e le tendenze degli “altri” purché esse non contrastino la legge. Dunque, chiarita fin da subito la mia posizione nei confronti dell’aborto, vengo a quello che, secondo me, è il nocciolo del problema: il fanatismo, specialmente negli Usa, di ambedue le parti in causa, quello degli antiabortisti e degli abortisti.

Come tutti sanno, qualche giorno fa, la Corte Suprema statunitense ha ritenuto – in pratica smentendo se stessa – di dover “de-costituzionalizzare” il diritto all’aborto, che essa stessa aveva costituzionalizzato nel 1973, perché «…la Costituzione non conferisce il diritto all’aborto». Oddio, non posso dire di essere un esperto della United States Bill of Rights ma credo che, come tutte le costituzioni democratiche, anche quella americana si faccia garante di un generalizzato diritto alla salute del cittadino e non dell’aborto. Ma sopprimere un feto per scelta e non per necessità clinica non c’entra niente con la salute, anzi, l’aborto va a togliere la salute a un altro essere umano indipendente dal suo stadio di formazione e funzione neurale di assimilazione. Con la sua decisione, peraltro, la suprema corte non ha abolito il diritto di potere abortire delle donne americane, ma ne ha soltanto demandato la legiferazione ai singoli Stati federali

Per questa ragione i progressisti americani, che come quelli italiani si fanno sostenitori delle deliberazioni della suprema corte soltanto se queste soddisfano i loro interessi politici, sono in subbuglio mentre un ex presidente, Obama, e un presidente in carica, Joe Biden, soffiano sul fuoco della protesta. Come facemmo con Trump a suo tempo, a questi signori, data la loro posizione, vorremmo consigliare prudenza perché, pur senza volerlo, potrebbero innescare, da parte di fanatici che si trovano a ogni latitudine e in ogni formazione politica, un assalto alla Corte Suprema sul modello di quello al Congresso del 6 gennaio del 2021. Se non peggio.

Ma ritorniamo a noi.

Nelle stesse ore in cui la Corte Suprema deliberava sul tema, un immigrato e islamista iraniano, armato e già noto alle autorità norvegesi, è entrato in un locale gay di Oslo e ha fatto fuoco sui presenti, uccidendo due persone e ferendone quattordici delle quali dieci in modo grave.

Che cosa hanno in comune questi due episodi?

Il fanatismo dogmatico, che in genere procura soltanto guerre e morti, come sta accadendo in Ucraina, Paese che deve fare i conti col fanatismo di Putin, e di questo dovrebbero vergognarsi sia gli abortisti, sia gli antiabortisti che, come gli islamisti, vorrebbero per forza far coincidere le leggi dello Stato laico con i loro precetti morali e/o convinzioni politiche e religiose.

Orbene, che le leggi degli uomini possano essere ispirate dall’eticità di testi sacri lo troviamo normale (e con i tempi che corrono, perfino auspicabile) purché – beninteso – non si cerchi di far coincidere le une con l’altra, come avviene nei Paesi teocratici. È questo che, in sostanza, vorrebbero gli integralisti cattolici, i pasdaran dell’aborto e gli islamisti, tutti accomunati da un cieco furore contro chi la vita non la concepisce come loro, siano essi abortisti, antiabortisti oppure gay.

E se lasciassimo la scelta di abortire, oppure no, esclusivamente in mano alle dirette interessate, cioè le donne? E sì, per come la vedo io, lo Stato dovrebbe intervenire sul problema in due soli modi: a monte, ovvero promuovendo l’educazione dei cittadini a rapporti sessuali responsabili e, a valle, per aiutare le donne che scelgono di portare a termine la gravidanza.   Il problema inquadrato così sembrerebbe semplice da risolversi e, in realtà, lo sarebbe anche se mettessimo, finalmente, in naftalina il fanatismo e le ideologie. Anche perché una donna più di tutti, prima di prendere una decisione sul futuro del feto che porta in grembo, ascolta (ed è giusto che lo faccia) soltanto la voce della propria coscienza e, quali che siano, le sue decisioni meritano rispetto che ovviamente è cosa diversa dalla “condivisione”.

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