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Ernesto, soldato della Repubblica per sempre

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Ernesto
Soltanto sulla carta il servizio di un militare di leva del dopoguerra è stato uguale per le migliaia di giovani che, dal 1945 al 2004, hanno pagato questo debito civile alla comunità nazionale. Ciò perché, per alcuni di essi, il servizio militare è stato molto più di un obbligo da smarcare dalle caselle della vita, è stato un vero e proprio battesimo civile nel fonte dei doveri in capo ad ogni cittadino di uno Stato democratico

– Enzo Ciaraffa –

In occasione della festa della Repubblica di quest’anno mi trovavo presso la Galleria Boragno di Busto Arsizio per commentare un servizio filmato sulla storia del nostro Paese negli ultimi 76 anni, come dire dal referendum del 2 giugno 1946 a oggi. Non era la prima volta che la padrona di casa, la nota gallerista Francesca Boragno, organizzava una manifestazione così pregna di contenuti civili e patriottici e devo proprio dire che, a ogni edizione, i partecipanti sono diventati sempre più numerosi e questa situazione spero consigli al Comune d’imprestarle per quel giorno spazi più ricettivi. Quest’anno, poi, sono addirittura esauriti i posti a sedere sicché, per non assembrare in Galleria più persone di quelle consentite, alcuni visitatori sono dovuti tornare indietro.

Prima di andare avanti, però, mi addolora dover rilevare che a questo tipo di manifestazione i grandi assenti sono tutt’ora i giovani, visto che la maggior parte di coloro che vi partecipano sono, solitamente, soggetti di media età che, nel corso della loro vita, hanno servito e onorato in diversi modi le nostre istituzioni repubblicane e che, confessano, non vedono all’orizzonte coloro ai quali dovrebbero lasciare il testimone ideale del loro impegno civico.

Tra gli ospiti che hanno trovato posto in galleria v’era un signore che ha seguito i miei commenti con continui assensi del capo, oserei dire con appassionato interesse e che, a occhio e croce, avevo valutato dovesse essere mio coetaneo, ma la curiosità a riguardo l’ho potuta soddisfare dopo una mezzoretta quando, conclusa la manifestazione, ci siamo potuti presentare.

L’attento signore era Ernesto Gallo Stampino, un ex militare di leva del 1° contingente 1975 presso l’Autoreparto della mitica Divisione Folgore in San Giorgio di Nogaro nell’udinese, con il quale abbiamo scoperto, in quella nella circostanza, di aver militato nella stessa grande Unità: lui a San Giorgio e io a Sacile, inquadrato nel 182° Reggimento Corazzato Garibaldi. L’incontro tra due vecchi militari, di solito, è la disperazione di mogli e fidanzate perché si finisce, invariabilmente, per parlare di eventi e personaggi appartenenti a un passato dal quale esse si sentono un po’ escluse, anche se nel caso di Ernesto è stato diverso perché a condividere i suoi ricordi della vita militare, oltre alla moglie, c’era anche sua figlia Silvia, grazie alla quale ho potuto attingere notizie e foto legate alla vita militare del papà.

In fondo, potrebbe osservare qualcuno, la vita di un militare di leva del dopoguerra è stata uguale a quella di altre migliaia di giovani che, dal 1945 al 2004, hanno servito in armi il Paese. L’osservazione sarebbe anche giusta, ma nel caso di Ernesto Stampino, e bisogna parlargli per rendersene conto, quel periodo è stato come una sorta di battesimo civile nel fonte dei doveri in capo a ogni buon cittadino di uno Stato democratico, e non un obbligo da smarcare dalle caselle della vita.

San Giorgio di Nogaro, Treviso, Novara, Capo Teulada e ancora alla Caserma Perrone di Novara, dove si congedò nel 1975: queste furono le tappe della marcia del giovane Ernesto Gallo Stampino verso la maturità, verso la conoscenza dell’Italia e degli italiani, verso la naturale assimilazione del rispetto per le istituzioni e delle regole del vivere civile.

Ebbene, con quest’uomo che ancora si commuove a sentire l’Inno di Mameli, con l’indomito soldato di ieri e di oggi della nostra santa Repubblica ho trascorso una piccola parte del mio tempo lo scorso 2 giugno. E ad esserne onorati siamo stati in due: io e la Repubblica.

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