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Ferragosto, l’africano dove lo metto

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Ferragosto, l’africano dove lo metto

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Il modello di accoglienza e sicurezza immaginato da Renzi, da Alfano, e anche dal Papa, non ha funzionato, semplicemente non ha funzionato. E questo dovrebbe indurre tutte le forze in campo a sedersi intorno a un tavolo per costruire un diverso modello che resti per sempre, chiunque governi il Paese

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14 agosto 2018 – L’immigrazione e la sicurezza dei cittadini non sono dei dogmi come s’inclina a ritenerli nel nostro Paese, ma semplicemente dei campi in cui si sviluppa l’azione di ogni passabile stato di diritto. E questo assunto dovrebbe valere per la sinistra, per la destra e per il centro, insomma per chiunque abbia a cuore la qualità dell’esistenza di tutte le persone che – legalmente o illegalmente – vivono sul territorio dello Stato.

Pertanto, gli intendimenti di questo governo sulla regolamentazione dell’immigrazione, oltre ad essere opportuni, sono più che legittimi dal punto di vista politico e morale perché prendono atto di un dato imprescindibile: il modello di accoglienza immaginato da Renzi, Alfano, e anche dal Papa, non ha funzionato, semplicemente non ha funzionato. Questo è un dato oggettivo ed è, perciò, patetico rifugiarsi – come fa la sinistra – nella frasetta di rito «Ma abbiamo salvato un sacco di vite umane in mare» se poi alle persone che hai salvato in mare fa condurre una vita di merda sulla terraferma.

Perciò, passate le caldane ferragostane sarà il caso che tutte le forze politiche in campo – maggioranza e opposizione – decidano di sedersi intorno ad un tavolo per costruire insieme un nuovo modello di accoglienza e di sicurezza che, proprio perché condiviso da tutti, resti in vigore per sempre. Chiunque governi in futuro.

E per rendersi conto dell’urgenza di dover fare qualcosa per risolvere il problema non v’è bisogno di andare ad incomodare l’Istat o i redattori di cronaca nera, basta semplicemente girare per le nostre periferie e per le nostre stazioni ferroviarie. L’accoglienza, d’altronde, non ha funzionato al punto che perfino uno dei suoi più accesi sostenitori, il Papa, l’anno scorso dovette inviare la gendarmeria vaticana a cacciare barboni ed immigrati da sotto il colonnato di San Pietro dove si erano accampati. È razzista il Papa? Certamente che no. E allora perché lo sarebbe Salvini che, in fondo, vuol fare soltanto la stessa cosa su di una più vasta scala? Che poi ci riesca davvero è tutto da vedere.

A quanto pare il vignettista Donato Tesauro non ne è molto persuaso.

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