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Genere prêt-à-porter

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Dobbiamo batterci per rimanere liberi di poter dire che il bacio sulla bocca tra due maschi ci procura il voltastomaco. Dobbiamo poter dire che l’utero in affitto è un’aberrazione, oltre ad essere un sopruso sociale e una violenza sulle donne, e che un bambino ha bisogno di un padre, che sia maschio, e di una madre, che sia donna, per poter crescere in armonia con la sua natura o inclinazione
– Enzo Ciaraffa –


Oh, com’è soffice il prato sul quale, a piedi scalzi, sto giocando con i miei fratellini questo pomeriggio in cui l’aria è tiepida, c’è tanto sole, il cielo è azzurro come sa esserlo soltanto nel Sud d’Italia e un tiepido venticello primaverile scompagina i nostri capelli, mentre in lontananza nonna Giovannina lavora a maglia e ci tiene d’occhio. Giunge da non molto lontano l’odore del mare e del rosmarino, gli alberi del giardino sono carichi di frutta, mentre sulle nostre teste volteggiano tortore bianche e pappagalli in vena di chiacchiericci. Ma poi saranno stati veramente pappagalli?

E così le nostre ore spensierate si sommano alle ore senza che ci venga voglia di fare una pausa, o smettere di giocare, neppure per rientrare in casa a far merenda. Macché! A mosca cieca, a salta-cavaliere, a campana, a nascondino… riusciamo a fare in un assolato pomeriggio tutti i giochi di cui siamo capaci, non ne dimentichiamo proprio nessuno. Siamo semplicemente e banalmente felici.

«Guagliunciè, non sudate sennò prendete la bronchite» ci grida ripetute volte nonna Giovannina alzando gli occhi dal gomitolo di lana che ha in grembo, ma le sue esortazioni ci passano tra i capelli come il vento, e come il vento vanno a cadere lontane da noi.

Poi il sole si abbassa inesorabilmente all’orizzonte e arriva l’ora di rientrare a casa dove verremo calati uno alla volta nella tinozza di acqua calda per toglierci di dosso polvere, erba e chissà quale altra diavoleria… una volta, durante quest’operazione, dalla tasca di mio fratello più grande sgusciò fuori perfino una lucertola.

Quando finalmente ci mettiamo a tavola per cenare è più grande la voglia di dormire che quella di mangiare, sebbene a noi piccoli di casa l’appetito proprio non manchi ma, come Dio vuole, riusciamo a portare a termine la cena e corriamo subito ad infilarci nel letto, aspettando che la mamma venga a darci il bacio della buonanotte prima di spegnere la luce.

Sono pressoché addormentato e non ho neppure la forza di voltarmi quando ricevo un bacio sulla testa. Ma che strano, non sento il profumo di aglio e di rosmarino che mamma si porta sempre appresso. Sento un alito di tabacco misto a vino e l’ispidezza di una barba sulla mia fronte. Ma che diav… Ahhhhhhh!!! La mamma è diventata un uomo!

«Che cosa succede, bambino mio?». Corre la mamma (quella vera), poi arriva il babbo e, per ultima, anche la nonna a tranquillizzarmi: il mio è stato soltanto un sogno, un brutto sogno. Così, dopo avermi rasserenato un po’, mentre quegli infingardi dei miei fratelli continuano a dormire, papà e mamma mi rimboccano le coperte e aspettano che mi riaddormenti di nuovo prima di ritirarsi nella loro stanza.

Appena richiudo gli occhi riprendo di nuovo a sognare, però non è un incubo stavolta perché sembra che sulla mia testa abbiano iniziato a volteggiare di nuovo i variopinti pappagalli di quando giocavamo nel prato e uno di essi, il più bello di tutti, inizia perfino a scimmiottare una canzoncina, che però non riesco a capire: «Cirinò, Cirinì, Cirinnà/Che schifezza è questa qua/Voglio il papà e una certa mammà/Cirinò, Cirinì, Cirinnà».

 

Questo articolo di canzonatorio dissenso, lo scrissi su di un mensile in occasione del varo della legge numero 76 del 20 maggio 2016 sui matrimoni gay, la cosiddetta legge della piddina Monica Cirinnà. Ebbene, se il disegno di legge-Ddl di una altro piddino, Alessandro Zan, dovesse diventare una legge dello Stato, un articolo di questo tipo non potrei più scriverlo. Ma, siccome la Sinistra vuole patentemente mettere il bavaglio alla libertà di pensiero e di espressione, la Regione Lazio (governata dalla Sinistra medesima) ancor prima dell’eventuale varo della Legge Zan ha inviato una linea guida alle scuole per “…una strategia di intervento e promozione del benessere dei bambini e degli adolescenti con varianza di genere redatto per gli istituti del Lazio dal Servizio per l’adeguamento tra identità fisica e identità psichica”. In questa linea guida si spiega come ci sia la difficoltà, da parte di alcuni giovani, a riconoscersi in una definizione maschio-femmina perché non sentono di appartenere né al genere maschile né al genere femminile, e per tal motivo si tende a parlare di non-binary, di gender fluid o di transgender. Quindi l’appello mattinale in classe potrebbe svolgersi così: “Caputo femmina, Cacace maschio, Brambilla così e così”. E questi sarebbero il progresso e la libertà per la Sinistra?

Io, invece, voglio sentirmi realmente libero di poter dire che il bacio sulla bocca tra due maschi mi procura il voltastomaco. Voglio poter dir che un bambino ha bisogno di un padre, che sia maschio, e di una madre, che sia donna, per poter crescere in armonia con la natura. E, invece, all’articolo 4 il Ddl Zan recita che «Ai fini della presente legge sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti». E chi stabilirà quali idee saranno “non idonee”?

Attenzione, perché in questo modo diventerebbe perseguibile anche una dichiarazione di convinta appartenenza al genere maschile o al genere femminile. In futuro potremo ancora dire di una bella donna che è una figona incredibile o – dopo il genitore 1 e 2 – dovremo limitarci a catalogarla come bel rappresentante del sesto tipo, dopo omosessuali, bisessuali, transessuali, transgender, intersex e intergender?

Di là delle diverse posizioni politiche, gli intellettuali di questo Paese e i genitori dovrebbero iniziare a far sentire la loro voce sul delicato tema, prima che diventare gay o gender fluid diventi un obbligo di legge.

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