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Gli imbecilli, un giudice e la poverina zombapereta suo malgrado

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zombapereta

 Se un giudice della Procura Generale della capitale, ovvero il qualificato rappresentante di una giustizia che vanta  qualche milione di processi penali pendenti si mette ad indagare anche quelli che, nella migliore delle ipotesi, sono cinque imbecilli che  invece di consigliare al collega scoreggione una massiccia assunzione di fermenti lattici e di carbone vegetale, lo hanno utilizzato come arma chimica inconsapevole contro la conduttrice rompiscatole, allora vuol dire che il nostro sistema giudiziario difetta non soltanto di efficienza ma anche di senso del ridicolo

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Appreso che la Procura Generale di Roma sta indagando cinque giornalisti della Rai per stalking nei confronti della conduttrice del Tg1 Dania Mondini, abbiamo cercato di mettere a fuoco l’ipotesi di reato a loro carico e n’è venuta fuori una roba da mettersi le mani nei capelli! Ci è parso di capire, infatti, che al solo scopo di renderle la vita difficile a causa della scarsa propensione all’allineamento con dei prepotenti, alla Mondini sarebbe stata imposta la presenza in ufficio di un collega scoreggione oltre che facitore di rutti così forti da far sobbalzare il tetto della sede Rai. In altre parole, gli accusati avrebbero ridotto la povera Mondini a quella che a Napoli si suole chiamare una zombapereta. A riguardo, informiamo coloro che non sono nati dalle parti del Vesuvio che tale termine dialettale deriva dall’unione del verbo zombare (saltare), con pereta (scoreggia) sicché il significato completo dell’epiteto è di “Donna che salta sulle scoregge”, ovvero una di quelle che non contano niente nella considerazione della società.

Siccome l’accadimento non era già abbastanza comico così, abbiamo anche appreso che la denunciante avrebbe prodotto dei referti medici che comproverebbero lo stress da lei patito a causa della lezzosa situazione. A questo punto, però, inizia a pungerci un interrogativo: visto che le scoregge e i rutti non si possono imbottigliare, come si fa a documentare il fatto di essere stati intenzionalmente bombardati da tali, moleste emissioni?  La Mondini ha per caso allegato alla denuncia una sua foto col nerofumo sotto le narici dopo aver trascorso una giornata problematica in ufficio assieme allo scoreggione seriale? Tale interrogativo non vuole essere, beninteso, una sorta di beneficio del dubbio concesso ai colleghi da lei portati in tribunale, tantomeno una spruzzata di lavanda (…e sì che ci vorrebbe!) sull’eticità della Rai nelle cui stanze riteniamo siano accadute cose assai peggiori di qualche scoreggia dal cul fuggita, ma l’implicita presa d’atto che in Italia siamo ormai al patente sfascio di due pilastri fondamentali della nostra vita civile: il tempio dell’informazione e quello della giustizia.

E sì, perché se un giudice della Procura Generale della capitale, ovvero il qualificato rappresentante di una giustizia che vanta un milione e mezzo di processi penali pendenti, si mette a indagare anche quelli che, nella migliore delle ipotesi, sono cinque imbecilli che invece di consigliare al collega scoreggione una massiccia assunzione di fermenti lattici e di carbone vegetale, lo hanno utilizzato come arma chimica inconsapevole contro la conduttrice, allora vuole dire che il nostro sistema giudiziario difetta non soltanto di efficienza ma anche di senso del ridicolo.

Fossimo stati noi al posto del Gup interessato al caso, prima di stabilire il rapido non luogo a procedere, avremmo convocato tutti gli attori di questa ennesima farsa all’italiana e li avremmo costretti a declamare – a memoria pura! – quell’abborracciata e chilometrica poesia goliardica della nostra gioventù sui banchi delle superiori, dal titolo “La scoreggia nei secoli” e della quale riportiamo qualche, ehm… florilegio: «Sin da quando il mondo aveva/ben viventi Adamo ed Eva/era in voga in tutti quanti/di coprirsi il davanti/mai nessuno pensò, strano/di coprirsi il deretano […] Scorneggiava Roma intera /da mattina sino a sera/scorreggiava in gran stile/anche il sesso femminile».

Umorismo da studenti di altri tempi si penserà. Il guaio è che nel nostro disgraziato Paese quella dell’umorismo delle istituzioni è l’unica produzione a non essere entrata in crisi e, anzi, ultimamente se ne sta producendo talmente tanto che, alla fine, ne saremo schiacciati.

(Copertina di Laura Zaroli)

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