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Gli Stati disuniti d’Europa stretti tra America e Cina

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Cina
Quello degli Stati Uniti d’Europa è, al momento, un progetto irrealizzabile perché già l’Unione europea viene percepita da molti suoi appartenenti come un incubo per svariate ragioni, molte delle quali sottovalutate fino alla pandemia. Prima tra tutte vi è la globalizzazione, come dire quella overdose di mondialismo che alcuni leader europei stanno tentando di arginare riscoprendo il nazionalismo ed iniziando a rinculare verso un’Europa delle nazioni e sempre meno verso i poco sentiti Stati Uniti. Un problema da statisti con gli attributi fumanti. E noi, invece, stiamo a litigare sulle proiezioni di Pagnoncelli, sulle stupidaggini dei Grillini, sull’estrazione settimanale della tombola pandemica dei virologi e sui non possumus di papa Roberto Speranza

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Qualche giorno fa, durante l’incontro del presidente Usa Biden con i capi di Stato e di governo dei Paesi aderenti e, poi, con quelli dell’Unione europea, il Segretario Generale della Nato, Jens Stoltenberg, ha detto chiaro e tondo che il nemico dell’Alleanza Atlantica è la Cina, e lo ha fatto con delle parole insolitamente chiare per un politico di oggidì: “La Cina ha il secondo budget per la difesa più grande del mondo, la più grande marina militare e sta investendo massicciamente in nuovo materiale militare – La Cina non condivide i nostri valori. Lo vediamo nel modo in cui reprime le proteste democratiche a Hong Kong, nel modo in cui opprime le minoranze come quella degli uiguri – È importante per la Nato sviluppare e rafforzare la nostra politica, quando si tratta della Cina“.

E su questo punto potremmo anche condividere il timore di Stoltenberg, se non fosse che esso fonda sull’errato presupposto che l’Unione europea sia un’entità politica e monetaria monolitica, un anticipo di quegli Stati Uniti d’Europa auspicato dai suoi fondatori e non, invece, un’unione bottegaia i cui Paesi membri stanno insieme per interesse e che raramente si trovano d’accordo su qualcosa. Nemmeno quando sono con l’acqua alla gola come nel caso della pandemia dove, agli inizi, ognuno è andato in ordine sparso, né quando sono in gioco vagonate di soldi come il Recovery Fund, anzi.

In verità, sono stati in molti ad assegnarsi la primogenitura del progetto di un’entità politica come quella degli Stati Uniti d’Europa e tra questi ci siamo anche noi italiani, perché ci consideriamo eredi dell’universalità aggregatrice (e non disgregatrice come la globalizzazione…) di Roma; seguono, poi, i francesi perché, a loro dire, ideatori del Sacro Romano Impero di Carlo Magno e perfino gli americani perché, sostengono, George Washington ne avrebbe anticipata l’idea al Marchese franco-americano Gilbert de La Fayette che si batté prima per l’indipendenza americana e poi per la Rivoluzione Francese.

Ma lasciamo stare le millanterie dei presunti ideatori di un’istituzione che è ben di là da venire e soffermiamoci, invece, sul fatto che al momento l’Ue, da cui gli Stati Uniti d’Europa dovrebbero nascere, ingloba ventisette nazioni con una popolazione di quasi mezzo miliardo di abitanti, distribuiti su ben quattro milioni e mezzo di chilometri quadrati e che producono un Pil che nel 2019 ha superato i sedicimila miliardi di euro. Tuttavia, riteniamo che l’obiettivo sia lontano e che, anzi, sia il caso di cominciare a domandarsi se esso sia realmente raggiungibile. A riguardo, non convince molto chi sostiene essersi realizzate in Europa una parte delle condizioni che avevano portato alla nascita degli Stati Uniti d’America, e ciò almeno per due buone ragioni.

La prima. I coloni americani si rivoltarono contro la madrepatria inglese perché il Parlamento aveva tentato d’imporre nuove tasse, senza che essi avessero potuto eleggere e inviarvi i rappresentanti dei propri interessi. In Europa, invece, è probabile che la rivolta avvenga – per le stesse ragioni – dentro i Parlamenti nazionali, dove già siedono ingrugniti e prevenuti dei sabotatori che vanno sotto il nome di euroscettici.

La seconda ragione. All’inizio della guerra, combattuta per l’indipendenza, l’America aveva una frontiera mobile che si spostava progressivamente verso Ovest e in quei territori ancora selvaggi, la durezza della vita, la lotta contro gli indiani, la necessità dell’aiuto reciproco, avevano creato un nuovo tipo d’uomo, sicché  individui arrivati dai più disparati angoli del mondo riuscirono ad affratellarsi in breve tempo, creando così uno spirito di libera collaborazione che è tutt’ora sconosciuto tra le genti d’Europa. In un simile ambiente il proprio vicino non era visto come un competitore ma come un socio e ciò non si può certo dire degli europei, stante i contrasti ancora esistenti tra alcuni dei 27 Paesi che costituiscono l’Unione.

Una tale situazione rende piuttosto azzardate certe similitudini e spiega bene perché, al momento, gli Stati Uniti d’Europa non sono nelle segrete corde sentimentali delle popolazioni del nostro continente. Esse, infatti, nonostante la globalizzazione, non hanno in comune lo stesso spirito etico e culturale del frontiersman americano (un uomo di frontiera europeo non esiste) e che, anzi, fino a ieri, alcune popolazioni, si sono confrontate a suon di stragi nei Balcani dove, per consentire un minimo di convivenza interetnica, devono tutt’ora permanervi forze militari d’interposizione. Come in Europa Orientale dove l’indipendenza del Kosovo non è riconosciuta dalla Serbia (candidata ad entrare in Ue), e Cipro dove gli eserciti greco e turco, entrambi appartenenti alla Nato, ancora si guardano in cagnesco. In queste condizioni è velleitario pensare di poter costituire quegli Stati Uniti d’Europa capaci di superare gli egoismi e gli interessi di ogni singola Stato membro, e di costruire un esercito che possa surrogare la Nato perché – nonostante il ritrovato atlantismo di Biden – gli Stati Uniti ridurranno ancora la loro presenza in Europa, per implementarla in Giappone, a Taiwan e in Corea del Sud, allo scopo di dissuadere la Cina a fare passi falsi nel Pacifico dove si sta espandendo.   

E, poi, un super Stato europeo dovrebbe possedere almeno quei requisiti di base come il territorio, le risorse finanziarie e l’esercito. Al momento l’Ue non è neppure un’entità territoriale poiché, sugli Stati membri, non ha nessuna potestà, non ha la stessa moneta e non ha una banca comune. Essa non ha in comune neppure una politica estera o un esercito a comando unico, ma tanti quanti sono le nazioni e che, quando si profila un intervento militare come durante l’abortita primavera araba, ognuno fa per sé, secondo i propri interessi nazionali, a scapito degli altri: a riguardo ancora ricordiamo che cosa combinarono in Libia nel 2011 gli USA, la Francia e l’Inghilterra che, per perseguire inconfessabili interessi economici, destabilizzarono l’intera area mediterranea.

Come dire che questi Paesi, dopo aver fatto il bidet alla loro sedicente coscienza democratica eliminando il dittatore Gheddafi, costrinsero noi italiani, assieme ai greci, ai maltesi ed ai ciprioti, a berne l’acqua sporca in fatto d’immigrazione clandestina proveniente dal Nord Africa. A proposito della difesa comune, se e quando si costituiranno gli Stati Uniti d’Europa con un loro esercito, che fine farà la Nato? Avremo un doppione stante che la Nato conta trenta Paesi molti dei quali associati anche all’Unione europea?

Ecco perché lo stesso Valéry Giscard d’Estaing, lo scomparso ex presidente francese che tra il 2001 e il 2004 curò la stesura della bozza della Costituzione europea, affermò che ci vorranno ancora vent’anni «… prima che l’Unione abbia una politica estera integrata e unitaria, e si presenti con voce univoca nel contesto internazionale». Come dire che perfino chi attese alla redazione della sua carta, sul breve termine, non credeva nella capacità/volontà di fusione dell’Unione europea, figuriamoci edificarvi sopra un super Stato!

Quello degli Stati Uniti d’Europa è, al momento, un progetto irrealizzabile perché già l’Unione europea viene percepita da molti cittadini del Vecchio Continente (i greci la odiano perfino) come un incubo per svariate ragioni, molte delle quali sottovalutate fino alla pandemia che, almeno agli inizi, ha visto alcuni Stati membri procedere all’insegna del mors tua vita mea. Prima tra tutte le cause v’è la globalizzazione, come dire l’overdose di mondialismo che alcuni leader europei stanno tentando di arginare additando ai loro popoli un nazionalismo temperato, iniziando a rinculare verso un’Europa delle nazioni e sempre meno verso i poco sentiti “Stati Uniti” che, alla fine, diverrebbero una Marca tedesca e Francese.

Quello che si prospetta è, dunque, un problema da statisti con gli attributi fumanti. E noi italiani, invece, stiamo a litigare sulle accomodanti proiezioni di Pagnoncelli sul gradimento dei leader politici, sulle stupidaggini dei Grillini, sull’estrazione settimanale della tombola pandemica dei virologi e sui non possumus di papa Roberto Speranza, l’inverosimile provveditore della nostra salute.

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