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Grande Guerra, grande ignavia

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Grande Guerra, grande ignavia

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I militari devono essere certamente ispirati da orgoglio e umanità ma il loro precipuo compito resta quello di combattere. Come l’oltre un milione di caduti che abbiamo avuto in tutte le guerre dichiarate, come i circa duecento morti che, dal 1949 ad oggi, sono caduti nelle missioni all’estero in tempo di pace. Anch’essi erano ispirati da quei grandi sentimenti, solo che per testimoniarli hanno dovuto bagnarli col loro sangue

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Ci illudevamo che certi comportamenti ignavi dei vertici delle nostre forze armate fossero finiti l’8 settembre del 1943 e, invece, siamo chiamati a prendere atto che è avvenuta una degradante mutazione genetica senza che ce ne accorgessimo, stando ai due episodi che riportiamo come  esempio.

«Ciò che mi rende particolarmente fiero di voi sono le 70 coppie ad essersi unite in matrimonio e più di 200 bambini ad essere venuti al mondo da quando ho assunto il comando». Questo disse nel suo discorso di commiato, del 29 settembre 2016, l’allora comandante di una grande unità della Nato dislocata nel Varesotto all’atto di lasciare il suo comando che contava all’incirca duemila persone. Considerato che il periodo di permanenza di quel generale durò meno di due anni, i malpensanti avrebbero avuto gioco facile a sostenere che da quelle parti si pensasse soltanto a… fare “quella cosa”.

In questi giorni sta viaggiando sul web il manifesto che il ministero della Difesa ha fatto approntare per celebrare il 4 novembre e, supponiamo, il centenario della fine della Grande Guerra. In esso sono rappresentati un soldato che aiuta un’anziana, un marinaio che porta in salvo un naufrago (ovviamente un bambino che viene dal mare è più lacrimevole…), un aviere che salva un escursionista incosciente e un carabiniere che abbraccia un ragazzo col titolo “Le nostre forze, armate di orgoglio e umanità”. Come dire, uno slogan insulso ma furbescamente allineato, buono per la Caritas e il papa, oltre che ammonitore di una certa politica dell’immigrazione la quale, anche per questo subdolo modo di fare, continua a far proseliti in Italia e in Europa.

Foto da Il Primata Nazionale - Locandina del Ministero delal Difesa contestata

Foto da Il Primato Nazionale – La contestata locandina del Ministero della Difesa 

Per quanto la casistica fosse molto nutrita, abbiamo scelto questi due episodi perché essi, meglio di altri, dimostrano che i vertici militari e quelli politici continuano, pericolosamente, a confondere l’ispirazione morale delle forze armate con la sua naturale mission che, evidentemente, è diversa: i militari devono essere certamente ispirati da orgoglio e umanità ma il loro precipuo compito – nella deprecabile ipotesi dovesse occorrere – resta quello di combattere! Come hanno dovuto fare i circa duecento morti che, dal 1949 ad oggi, sono caduti nelle missioni all’estero in tempo di pace… anch’essi erano ispirati da quei grandi sentimenti, solo che per testimoniarli hanno dovuto ravvivarli col loro sangue.

Peraltro, non ci voleva un genio per capire che i militari non sono la Caritas e che, aggiungendo il sostantivo “eroismo” allo slogan, questo sarebbe apparso meno bislacco e certamente più intonato alla circostanza. Ma è noto che a via XX Settembre di Roma raramente v’è stato posto per i geni, figuriamoci quando poi ricorrono quelle nefaste congiunzioni astrali che vedono allinearsi tre auree mediocrità – due militari e una politica – in gara tra loro a chi distrugge per prima la credibilità delle forze armate.

Si tratta di mediocrità senza attributi perché, sotto la spinta dell’indignazione pressoché trasversale, hanno preso a circolare sul web dei video – spot di diversa natura e durata. Qualcuno sostiene che sono dei mezzi tarocchi perché sono stati tagliati per disposizioni provenienti dall’alto. Ma dopo che il ministro Trenta ha fatto sapere che «…ci tiene particolarmente a questo video, che rende onore alle forze armate in una data importantissima» siamo portati a credere che sia vero.

Nel centenario della sua fine, i 600.000 caduti italiani della I guerra mondiale, le forze armate, i militari italiani in servizio e l’Italia che ancora crede nella potenza pedagogica dei valori e del valore, meritavano sicuramente un più decoroso trattamento. Ma forse meritavano soltanto una classe dirigente degna di questo nome e generali migliori.

Ma i nostri fanti, i bersaglieri, gli alpini, i marinai, gli aviatori, i carabinieri del Podgora, Battisti, Sauro, Chiesa, Filzi e tanti altri eroi sconosciuti non dobbiamo, non possiamo e non vogliamo dimenticarli per far piacere a una ministro della Difesa, maritata con un ufficiale tra l’altro, che ha dimostrato di non amare le forze armate, e a dei generali che tengono più alle loro cadreghe che ai principi.

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