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I Bersaglieri, soldati sopra le righe

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Se vogliamo il sistema di reclutamento dei nuovi fanti piumati, che secondo il loro ideatore Alessandro La Marmora dovevano essere arruolati prevalentemente nei luoghi boschivi e montagnosi, non soltanto per la loro allenata costituzione fisica ma anche per l’abilità a muoversi autonomamente in terreni montani impervi, fu abbastanza sopra le righe. Come dire che i primi Alpini italiani furono i … Bersaglieri. Senza parlare della loro marcia d’ordinanza, Flik Flok, nata grazie ad un coreografo italiano che la estrapolò dall’opera di un compositore tedesco nel 1862
– Enzo Ciaraffa –

Siccome tra meno di quarantott’ore ricorrerà un anniversario importante per centinaia di migliaia d’italiani militari, ex militari e civili, ho pensato di andare a ripescare questo articolo che, nella sua parte principale, pubblicai nel 2016 con lo pseudonimo di Italo Ardente, sul periodico locale che all’epoca dirigevo.

«Shakò basso e leggero, fatto in modo a coprire la nuca dagli ardori del sole, ed a impedire alla pioggia di penetrare dal collo; locché si otterrebbe praticandovi una visiera tutt’intorno uguale a quella dei cappelli borghesi e coperta di cuoio. Il guarnimento semplice leggiero ed in metallo scuro». Immaginiamo la faccia del re di Sardegna, il bigotto e irresoluto sovrano sabaudo Carlo Alberto, quando nel 1835 si vide proporre dall’allora Capitano dei Granatieri, Alessandro La Marmora, un cappello del genere per dei nuovi soldati da trarsi della fanteria: probabilmente sarà stato come se gli avessero chiesto di fare approntare una tuta da marziano! E, difatti, non diede il suo assenso alla nascita dei Bersaglieri. Quella volta, però, Carlo Alberto qualche ragione l’aveva ad essere quantomeno perplesso, perché lo shakò che immaginava La Marmora non era in uso in nessun’altro esercito europeo.

Per i lettori che non lo avessero ancora capito, stiamo parlando della nascita dei Bersaglieri e del loro particolare cappello piumato.

Quando l’anno dopo, nel 1836, La Marmora ritornò alla carica e sottopose per la seconda volta a Carlo Alberto la sua “Proposizione per la formazione di una compagnia di Bersaglieri e di un’arma per il loro uso”, il sovrano si lasciò convincere e il 18 giugno firmò il Regio Decreto che istituiva la nuova specialità della fanteria. E dovette essere una conversione repentina quella del re perché diede l’assenso e firmò il decreto istitutivo lo stesso giorno in cui poté ammirare l’uniforme sperimentale dei Bersaglieri, indossata per la circostanza dal Sergente Giuseppe Silvestro Vayra, un Sottufficiale che parteciperà alle tre guerre per l’indipendenza nazionale e raggiungerà il grado di Colonnello.

Un cappello così speciale come quello ideato da La Marmora non poteva, ovviamente, che essere destinato a dei soldati che fossero anch’essi speciali per i parametri militari dell’epoca. Nella sua Proposizione al re, infatti, La Marmora stabilì anche quali caratteristiche psicofisiche dovessero avere i soldati che aveva immaginato, prima tra tutte quella di essere di buona complessione fisica, tiratori scelti, e cioè che avessero facilità di andare a bersaglio, da cui il nome Bersaglieri. Essi, infatti dovevano essere armati di un corto fucile a tiro rapido e a canna rigata, col calcio agevolato in modo da potersi ricaricare correndo e – primo tra i fucili dell’esercito sardo – con l’accensione a percussione. 

L’avvento dei Bersaglieri rispose, in effetti, ad un’esigenza tattica dell’epoca, quando gli eserciti si affrontavano in battaglia “per colonne”, con l’obiettivo di raggiungere rapidamente un punto dello schieramento avversario dove operare lo sfondamento e il successivo dilagamento. Questa tattica per essere efficace richiedeva, però, anche l’impiego di soldati capaci di condurre azioni slegate da quelle dei Reparti principali, degli assaltatori diremmo oggi, con il compito di conquistare posizioni-chiave, ancor prima dello scontro in campo del grosso delle Unità.

Legate alla nascita dei Bersaglieri, una specialità della fanteria così sopra le righe, vi sono molte vicende, storie ed aneddoti anch’esse – ovviamente – sopra le righe. Ad esempio, quella che è considerata il loro brioso inno, la famosa marcia di corsa denominata Flik Flok, nacque nel 1862 ad opera del coreografo teatrale italiano Paolo Taglioni, che la estrapolò dalla composizione Flik und Abentauer del musicista tedesco Peter Ludwig Hertel.

Se vogliamo sopra le righe fu anche il sistema di reclutamento dei nuovi fanti piumati che, sempre secondo il fondatore, dovevano essere arruolati prevalentemente nei luoghi boschivi e montagnosi, non soltanto per la loro allenata costituzione fisica, ma anche per l’abilità a muoversi autonomamente in terreni montani impervi… come dire che i primi Alpini italiani furono i Bersaglieri!

L’entusiasmo dei nostri connazionali, che continua ad esplodere all’apparire delle loro frementi piume, i Bersaglieri se lo sono guadagnato sui campi di battaglia di ogni guerra, sul teatro di ogni disastro, in Italia e all’estero, con impeto, animo nobile e l’eroismo come cifra quotidiana. Dalla battaglia di Goito, a Sciara-Sciat, dal Piave ad El-Alamein, dalla Russia alla Resistenza, dall’Iraq all’Afghanistan, i Bersaglieri si sono sempre coperti di gloria e, pur se destinati oggi a costituire gli assaltatori delle Unità Corazzate, hanno conservato le originarie caratteristiche d’impiego, continuando a far rifulgere le loro particolari virtù militari, anche in tempi di disfrenamento tecnologico.

Dal 1836 ad oggi quasi un milione e mezzo di italiani ha portato il cappello piumato (anche chi scrive che nacque Carrista …) ed è ad essi, ai vivi e anche ai morti, che all’approssimarsi del 18 giugno dedichiamo questo, purtroppo, sintetico articolo corredato con foto scaricate da Internet o gentilmente fornite dagli stessi Bersaglieri come l’indimenticato amico e Comandante Raffaele De Feo. Ma indimenticati Comandanti e Bersaglieri furono anche Antonio Pennino, Alceo Masu e Sandro Romagnoli. Pensando ad essi, al loro nobile concetto di “comando”, alle loro motivazioni professionali e patriottiche di soldati per molti aspetti irripetibili, mi sovviene ancora la canzone che molti di noi cantarono allora che avevamo vent’anni: «Piume baciatemi la guancia ardente/che al bacio un fremito nel cuor si sente/Piume riditemi di glorie e canti/e ripetetemi: Italia avanti!».

Ho faticato molto, credetemi, a mantenermi imperturbabile mentre scrivevo dei Bersaglieri, perché il 18 giugno del 1968 fu anche il mio primo giorno in caserma come militare di leva: allora non pensavo che quella militare sarebbe stata la mia vita per quasi mezzo secolo.

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