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I furbi stonano e la claque applaude

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Quello di Conte in questo momento è un gradimento gonfiato dall’emergenza e che tra qualche mese – questa è una delle ragioni per la quale vorrebbero tenerci rinchiusi in casa a vita se potessero – dovrà fare i conti con posti di lavori perduti, con l’aumento della disoccupazione, con la crescente indigenza delle famiglie, con un PIL disastroso, con le contraddizioni di un MES light e con gli imprenditori alle prese con prestiti bancari agevolati con il 1,5% di interesse, prestiti che ai piccoli imprenditori non basteranno neppure per pagare le tasse al governo
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Esordiamo col porci una domanda: i nostri media si sono accorti del male che stanno facendo alla libertà di pensiero e all’informazione? Anche se, in verità, essi non sono i soli a supportare con la loro “militarizzazione” una deriva autoritaria del governo che, beninteso, non inizia con Conte ma con i governi che si sono succeduti da Berlusconi ad oggi, anche se con l’avvocato di Foggia la deriva sta prendendo una velocità preoccupante. Ciò sta avvenendo perché gli organi d’informazione, che dovrebbero essere se non super partes quantomeno oggettivi, si ritrovano alleati di una significante parte della magistratura, oltre che di apparati e di enti che purtroppo tradiscono il loro primo e fondamentale valore, l’indipendenza, dimenticando di essere al servizio di uno Stato democratico nella sua immutevolezza, e non le Sturmtruppen di “certi governi” e i killer di altri.

Ma come avviene in Italia dove le uniche persone a parlar serio sono ormai i comici, su questa militanza la scrisse giusta Daniele Luttazzi: «In Italia mancano giornalisti che facciano la seconda domanda. Cosa intendo? Semplice: il giornalista intervista un politico, fa la sua domanda, il politico risponde. A questo punto il giornalista dovrebbe fare la seconda domanda: Scusi, ma lo sa che questa è una stronzata pazzesca? Invece la seconda domanda non viene mai fatta, in questo modo i politici sono lasciati liberi di dire tutte le cavolate che vogliono».

Gli organi d’informazione, però, oltre imparare a porre la seconda domanda ai politici, dovrebbero fare anche una robusta cura di fosforo al fine di ritrovare, almeno una volta all’anno, la memoria: perché dopo che il PD è andato al governo con i grillini non si sa più che fine abbia fatto il processo al figlio di Beppe Grillo accusato di stupro? Oppure ripescare tra i neuroni atrofizzati dall’inattività qualche notizia sugli sviluppi di quel caso Palamara che squassò perfino il Consiglio Superiore della Magistratura con presidente Mattarella; oppure lasciarsi pungere dalla curiosità del perché Conte si tenga irritualmente strette le deleghe dei servizi segreti.

E invece il presidente del consiglio – Quirinale dormiente – continua ad esercitare una vera e propria dittatura governativa anche se, come tutti quelli che si ritengono impuniti ed impunibili, dalla diretta di venerdì santo da Palazzo Chigi l’ha fatta fuori dal vaso quando, a reti televisive riunite e nel corso di una comunicazione istituzionale, si è voluttuosamente tuffato in una becera polemica politica contro Matteo Salvini e Giorgia Meloni, accusandoli di aver votato il MES nel 2012 mentre oggi se ne dissociano.  Nella circostanza, oltre alla mancata stigmatizzazione di un improprio e sbilanciato utilizzo da parte del premier di un mezzo pubblico di comunicazione come la RAI, abbiamo visti pochi media porre la seconda domanda di Luttazzi al presidente del consiglio: «Presidente, ma che cavolo va dicendo, Giorgia Meloni se ne dissociò subito e, anzi, uscì pure dal governo Berlusconi che l’aveva votato; mentre Matteo Salvini, che non era neppure segretario della Lega, si trovava invece a Bruxelles come eurodeputato».

Siccome anche l’impudenza e l’ostentato senso d’impunità alla lunga incominciano a stancare, perfino un giornalista che di certo non è un fan del Centrodestra, Enrico Mentana, ha criticato frontalmente Conte per la sua spregiudicatezza. A riguardo ci permettiamo anche di osservare che, come dicevano i nostri vecchi, nel Paese dei fessi pure i fessi diventano furbi. E sì, perché ancora una volta Salvini e gli altri leader del Centrodestra si sono fatti anestetizzare dal Quirinale, stavolta a proposito di una presunta cabina di regia solidale da condividere col governo per la gestione della pandemia, una cabina di regia che in realtà non ha mai funzionato, perché Conte con le opposizioni si è comportato come il nostro compagno di scuola antipatico che, durante i compiti in classe, metteva il braccio davanti al quaderno per non farci copiare. Sicché il miraggio di una comune responsabilità tattica ha messo a tacere le uniche voci che potevano fare esse le seconde domande a Conte il quale, secondo noi, grazie al coronavirus sta cinicamente facendo la campagna elettorale per il suo prossimo partito, grazie anche all’entusiastica collaborazione di media che non sappiamo più se definire appecorinati o tontoloni.

Peraltro, i primi ad avere interesse a far naufragare il progetto di Giuseppe Conte dovrebbero essere proprio i partiti che lo sostengono oggi, che a loro volta sono sostenuti dai tontoloni. Perché?  Per una ragione semplicissima: pescando essi nello stesso elettorato, già oggi si assiste all’apparente paradosso che mentre sale il gradimento di Conte scende quello di PD e Cinque Stelle!

Anche se stiamo parlando di un gradimento gonfiato dall’emergenza, che tra qualche mese (e questa è una delle ragioni per la quale vorrebbero tenerci rinchiusi in casa a vita…) dovrà fare i conti con posti di lavori perduti, con l’aumento della disoccupazione, con la crescente indigenza delle famiglie, con un PIL disastroso, con le contraddizioni di un MES light e con gli imprenditori alle prese con prestiti bancari “di ripresa” all’1,5% di interesse, che ad alcuni di essi non basterà neppure per pagare le tasse.

Temiamo che nel frattempo, o almeno fintanto che Mattarella non avrà dato il via libero per un governo di Mario Draghi o di altri da lui prescelti, Giuseppe Conte continuerà a cantarla alla sua maniera con la regia di RichelieuCasalino e con gli applausi della claque dei, ehm… tontoloni.

Tontoloni, giusto per non ricorrere a un termine scrotale.

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