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I guitti della politica

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Boccia ha avuto la pensata di proclamarsi Generale di un’armata personale, ma niente di truculento per carità, una cosa alla buona, come dire il comandante un po’ pazzerello di gente priva di ogni preparazione, di ogni età, che non ha né arte e né parte, con il precipuo compito di andare in giro per le città e paesi d’Italia a spiare i maledetti della movida assassina, quelli che ogni sera, secondo il governo viro-dipendente, starebbero uccidendo il Paese con drink, piadine  e musica
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Abbiamo appena smesso di giocare con i fantastilioni di Giuseppe Conte e già promettono di farci scompisciare dalle risate i Difensori Civici, oppure Assistenti Civici, del ministro per gli affari regionali Francesco Boccia. Questi, infatti, sentendosi un po’ sminuito rispetto al premier che, oltre alle forze armate ha sotto di lui pure i servizi segreti, ritenendo di essere bravo almeno quanto il collega Bonafede, che ha un esercito di guardie carcerarie ai suoi comandi, ricordando con malcelata invidia Salvini che riusciva a cambiare una divisa al giorno, non ha voluto passare alla storia come l’unico pistolotto del Conte Due a non avere avuto ai propri ordini almeno un drappello di disoccupati e pensionati.

Ecco allora la bella pensata di proclamarsi Generale di un’armata personale, ma niente di truculento per carità, una cosa alla buona, come dire il comandante un po’ pazzerello di gente priva di ogni preparazione, di ogni età, che non ha né arte e né parte, con il precipuo compito di andare in giro per le città e paesi d’Italia a spiare i maledetti della “movida assassina”, quelli che ogni sera, secondo il governo viro-dipendente, starebbero uccidendo il Paese a suon di drink e di piadine con mozzarella e pomodori.

Nella vecchia Napoli ‘O Pazzariello era un banditore sui generis, poiché se ne andava in giro vestito con una vistosa uniforme da ammiraglio e, seguito da alcuni suonatori, con in mano un bastone dirigeva i suoi buffi orchestrali e con l’altra mano esibiva la merce che doveva reclamizzare e, che di solito era o un fiasco di vino, o un pacco di pasta, o un caciocavallo, o perfino piccoli capi di abbigliamento.

O Pazzariello marciava a tempo di musica e, non appena si creava un assembramento (oggi parola tabù…), si fermava a declamare la qualità della merce e di colui che la vendeva, iniziando e concludendo ogni tappa con una filastrocca in vernacolo che divertiva assai i ragazzi e le vecchiette dei vicoli: «Battagliò, scapucchio’ e’ uscito pazzo ‘o padro’».

Come si capisce, quel simpatico personaggio guadagnava qualche soldo non facendo male a nessuno, anzi divertendo grandi e piccini con le sue studiate buffonerie. Nel caso, poi, l’oggetto della réclame era il vino del fiasco che teneva in mano, una volta finita la folclorica réclame, ‘O Pazzariello e i suonatori suoi compari si sedevano su qualche poggio e scolavano il fiasco di vino prima di recarsi dal commerciante reclamizzato a ritirare la paga.

 ‘O Pazzarielo, però, che tanto pazzariello non doveva essere, si metteva a bere dopo la performance e non prima come, invece, sembra aver fatto un ministro di nostra conoscenza. Cogliamo che mentre contro le fantomatiche Ronde Padane di Bossi insorsero tutte le istituzioni tant’è che, alla fine, il progetto rimase sulla carta, per le Sturmtruppen bocciane tutti masticano amaro, Lamorgese in testa, ma nessuno vi si oppone apertamente: vuoi che dovesse cadere il governo e allora addio poltrone. Meglio far finta di niente, meglio fare il morto insomma, anche se, in realtà, è la credibilità  di questo Paese che sta morendo … «Battagliò, scapucchio’ e’ uscito pazzo ‘o padro’».

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