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I luminari della medicina non ci hanno protetto, i medici di paese sì

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A fornire gli esempi positivi durante la pandemia è stata soprattutto la medicina territoriale, quella dei silenziosi eroi del quotidiano che sono stati i medici di base, o almeno una cospicua parte di essi. Diciamo cospicua e non tutti perché non ci è ignoto che nei giorni peggiori del morbo, alcuni di essi neppure hanno risposto ai pazienti che li chiamavano al telefono, benché la maggior parte sia rimasta al proprio posto ed abbia fatto il proprio dovere mentre i luminari seminavano paura e confusione

– Enzo Ciaraffa –

Una premessa iniziale s’impone nella patria degli equivoci: sono uno degli individui più vaccinati d’Italia! Ciò perché, oltre ad essere un ex militare di carriera che in 42 anni non ricorda neppure quante vaccinazioni e profilassi abbia fatto, ho anche completato il ciclo vaccinale anti Covid. Ergo, non sono un no vax. Pertanto, stoppate in anticipo le eventuali polemiche di coloro che vivono di quotidiane polemiche, vengo al dunque.

Durante la pandemia, dai Generali della medicina, ovvero da professoroni e virologi che praticamente hanno colonizzato le televisioni, non ho ricevuto nessun chiarimento utile, nessun conforto per ciò che ci stava capitando, nessun indirizzo, nessuna vicinanza ma soltanto contraddizioni, confusione e la quotidiana rappresentazione dei loro litigi televisivi, mentre in Italia si moriva a migliaia nelle terapie intensive. Ritengo sia inutile a questo punto precisare che non stimo per niente questi Generali, e tutte le volte che li vedo comparire in televisione – con conduttori beoti che pendono dalle loro labbra qualsiasi sciocchezza essi dicano –  provo disgusto misto a rabbia e cambio canale.

Ma, come sempre accade in questo strano Paese, a fornire gli esempi positivi durante la pandemia non sono stati i luminari della medicina, ma è stata soprattutto la medicina territoriale, quella dei silenziosi eroi del quotidiano quali sono stati i medici di base, o almeno una cospicua parte di essi. Dico cospicua e non tutti perché non mi è ignoto che nei giorni peggiori del morbo, alcuni di essi, neppure hanno risposto ai pazienti che li chiamavano al telefono, benché la maggior parte sia rimasta al proprio posto ed abbia fatto il proprio dovere: posso testimoniarlo!

Un piccolo passo indietro: ho avuto la ventura di dover scegliere un nuovo medico curante nei giorni del lockdown perché quello precedente se n’era andato in pensione. «Già dal medico ci andavo poco prima… – ho pensato all’atto della scelta – figuriamoci da questo che neppure mi conosce». E, invece, ne ho avuto bisogno prima di quando mi aspettassi, sicché gli ho telefonato senza trovarlo ma, non appena ha potuto, è stato lui a chiamare me. Ebbene, sin dal primo colloquio telefonico e, poi, dalla prima visita presso il suo ambulatorio di Gallarate, ho avuto la netta sensazione di aver trovato il “vecchio medico di famiglia”, anche se credo che il dottor Alessandro Toia sia ancora lontano dai quarant’anni.

Poi, in concomitanza con l’arrivo della variante Delta mi sono beccato una bronchite febbrile. Ebbene, due ore dopo avergli telefonato, il dottor Toia è venuto a casa, si è vestito come un marziano prima di entrare, mi ha visitato, mi ha rasserenato e, infine, mi ha prescritto la terapia. Dopo una settimana ero in gamba quasi come prima.

Ciò a ricordare che dobbiamo acconciarci all’idea che, prima o poi, dovremo fare i conti con i vecchi malanni influenzali del passato, malanni che potremo anche battezzare col nome varianti, ma non saranno null’altro che le vecchie sindromi influenzali. Anche perché non possiamo pensare, ad ogni colpo di tosse o di rialzo della temperatura corporea, di intasare i pronto soccorso e tenere, così, il mondo sulla graticola della pandemia per sempre. Semmai, lo Stato e le Regioni intervengano – fattivamente e subito! – affinché medici come il dottor Toia possano svolgere al meglio il lavoro di avamposti della medicina sul territorio e intervenire “prima” che il paziente arrivi in ospedale. Anche perché – e mi consta personalmente per ragioni familiari – dagli ospedali non tutti i ricoverati sono ritornati vivi. Dalle cure dei medici di base, invece, invece sì.

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