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I mostri siamo noi

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I mostri siamo noi

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Quando appaiono all’orizzonte uomini e donne con l’intento di cambiare il dirittismo acefalo vigente in Paesi come l’Italia, li chiamiamo populisti, o razzisti, o sovranisti, o fascisti. Insomma dei veri mostri

– Enzo Ciaraffa –

Non sappiamo se quella italiana sia davvero la migliore Costituzione del mondo come qualcuno sostiene, sta di fatto che è la più generosa in materia di diritti fondamentali del cittadino: tredici a fronte dei doveri che sono appena quattro. Nonostante tale squilibrio a favore dei diritti, grazie all’operato di una classe politica che per nascondere la propria incapacità di governare il Paese continua ad ubriacare i cittadini con dosi industriali di demagogia, in Italia i diritti continuano a lievitare ed i doveri a scemare.

Sicché, in questo Paese, tutti credono di aver diritto a fare qualsiasi cosa, anche la più irrazionale ed antistorica. Oggi si crede, ad esempio, di avere il diritto di portare al ristorante il proprio cane il quale, mentre stai mescendo il vino, viene a pisciare sul piede del tavolo al quale sei seduto; si crede di avere il diritto di vivere sulle spalle di coloro che pagano le tasse per averne in cambio servizi; si crede di avere il diritto di entrare nel nostro Paese e delinquervi; si crede di possedere il diritto di avere preferenze sessuali contro natura e guardare in cagnesco, considerandoli peraltro anormali, coloro che vanno nella direzione stabilita da madre natura; si crede di avere il diritto di abolire il presepio perché offenderebbe gente che ha scelto, di propria volontà, di venire a convivere con le nostre tradizioni e con la nostra civiltà.

Non parliamo poi del diritto all’ingiustizia, la ghigliottina che di solito decapita le democrazie. Un delitto in Italia, a seconda del colore della pelle di chi lo commette, è più o meno grave: se la pelle è nera un delinquente è quasi certo di essere perseguito a piede libero e, in più, ha anche il diritto di non essere citato dai media, i quali rasentano ormai il ridicolo, perché quando narrano un fatto di cronaca nera avente per protagonista un immigrato di colore l’articolo è privo di tutto, perfino della nazionalità del gaglioffo! Se, invece, il reo è un nostro connazionale, gli articolisti esordiscono subito con un compiaciuto «È un italiano». Per non parlare, poi, del diritto alla privacy: il legislatore italiano, sempre così attivo e presente sulle cose inutili, farebbe bene a decidere quanto prima se in una democrazia un delinquente debba avere diritto alla privacy o non sia, invece, preminente il diritto/difesa della collettività che, conoscendo il reo ed il reato, possa adottare le opportune contromisure.

Quando poi appaiono all’orizzonte uomini o donne con l’intento di cambiare questo stato di cose come Trump in America, Viktor Orbàn in Ungheria e Sebastian Kurz in Austria, i politicamente corretti, quelli che stanno alimentando il dirittismo acefalo del nostro Paese, affibbiano loro epiteti che vanno da populisti a razzisti, da sovranisti a fascisti. Insomma dei veri mostri.

In realtà i mostri siamo noi. E per di più anche fessacchiotti.

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