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I nostri protagonisti dell’anno: i militari di Solbiate Olona

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Un complesso militare, quali ne siano entità e composizione, deve assolvere il precipuo compito istituzionale della sicurezza areale in ogni circostanza ma, se viene chiamato a supportare la logistica sanitaria del Paese, allora entra in una fase che esula dall’ordinarietà. Infatti, quando il Covid-19 ha iniziato a picchiare duro, i militari della caserma “Ugo Mara”, oltre alle loro attribuzioni specifiche, sono riusciti a raccordare anche alcuni segmenti della Sanità lombarda che la straordinarietà dell’evento morbigeno aveva un po’ sfilacciato per l’improvviso sovraccarico

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Al termine di un anno che è parso senza fine, perché almeno dal punto di vista socio-sanitario promette di essere la prosecuzione del precedente e l’anteprima di quello che verrà, abbiamo scelto di fondare i nostri buoni auspici su di almeno una consolidata certezza: i nostri militari. Beninteso che non siamo militaristi, tutt’altro, né lo sono gli stessi uomini in divisa, è però innegabile che tra loro e l’Italia, tra loro e le istituzioni, esiste un amore tanto discreto quanto antico sicché, prendendo a prestito il titolo di una canzone napoletana in voga durante la Grande Guerra, possiamo definire quello nostro ‘O surdato ‘nnammurato dell’Italia. Questa premessa per far meglio comprendere ai lettori perché abbiamo scelto la particolare (e poco militaresca in verità…) colonna sonora della raccolta fotografica, peraltro parziale per ragioni indipendenti dalla nostra volontà atteso che di alcuni Comandanti ai vari livelli semplicemente non esistono foto in circolazione dalle quali attingere. Ma veniamo a noi.

Alcuni anni fa, nella garitta di un soldato inglese  fu trovata vergata con un carboncino la seguente scritta: “Dio e il soldato, durante la carestia e la guerra, vengono pregati, ma quando vi è la pace Dio è dimenticato e il soldato disprezzato”. Non sappiamo se le cose stiano veramente così, sta di fatto che è nostra intenzione andare incontro al nuovo anno smentendo questo anonimo. Anzi, prendendo lo spunto dal settimanale anch’esso inglese The Economist, che ha eletto l’Italia “Paese dell’anno 2021”, e pur consapevoli delle nostre rispettive dimensioni, anche noi de Il Rullo vorremmo eleggere il protagonista positivo dell’anno che volge al termine, che è anche l’anno del centenario del Milite Ignoto che ci ha fatto da sprone. A questo punto, non dovrebbe stupire nessuno apprendere che, per noi, il protagonista del 2021 è stato il militare italiano. E per motivare una tale scelta non partiremo (sarebbe molto facile…) dal Generale Figliuolo che, nella veste di commissario straordinario per il Covid-19, è riuscito in otto mesi a far vaccinare oltre quarantasei milioni di italiani, né indugeremo sulle antiche glorie dei diversi reparti la cui celebrazione lasciamo ai loro almanacchi, ma dall’individuare una Unità che possa ben rappresentare quella che è l’arma segreta del nostro Esercito e delle Forze Armate in generale: la versatilità.

Ebbene, esiste nel nostro Paese, a Solbiate Olona per la precisione, una grande Unità a guida italiana che, per quanto composta soltanto per il 75% da militari nazionali, è di certo la quintessenza della versatilità, ovvero il Corpo d’Armata di Reazione Rapida della NATO meglio noto col suo acronimo NRDC-ITA. Nonostante questa scelta, è lontana da noi l’intenzione di tuffarci nel periglioso mare magnum delle istituzioni e delle parole idiomatiche che di solito s’identificano con un’Unità multinazionale come, giusto per fare qualche esempio, High Readiness Forces, o Core Tasks, o Cooperative security, termini con i quali ci appastiamo poco non essendo né anglofili, né tantomeno forbiti strateghi. A noi, come dicevamo prima, preme porre in evidenza la versatilità di NRDC-ITA a guida italiana e dei suoi supporti, quali il Comando della Brigata, il Reggimento di Supporto Tattico e Logistico e il 1° Reggimento Trasmissioni, durante uno dei periodi più difficili della storia del nostro Paese, dal dopoguerra ad oggi. D’altronde, senza il supporto dei suoi assetti nazionali, questa grande Unità, che ha il cuore pulsante nella caserma “Ugo Mara” di Solbiate Olona, non avrebbe potuto raggiungere i risultati che l’hanno resa credibile ed incisiva come, per citarne alcuni, durante le operazioni ISAF del 2005, del 2009 e del 2013 nel difficile teatro afghano.

Questo, penserà il lettore, è quanto normalmente ci si aspetta da un complesso medio militare moderno. Certo, è così che deve essere in condizioni normali, solo che stavolta parliamo dei risultati conseguiti dal Corpo d’Armata di Reazione Rapida in un campo che non è proprio il suo – la logistica sanitaria territoriale –  per combattere un nemico invisibile, ma subdolo perché mutevole come può esserlo un’epidemia virale globale che soltanto nel nostro Paese ha fatto oltre 136.000 vittime fino ad oggi.

Un complesso militare, quali ne siano entità e composizione, deve assolvere il precipuo compito istituzionale della sicurezza areale in ogni circostanza ma, se viene chiamato ad intervenire anche per supportare la logistica sanitaria del Paese, allora siamo in una fase che esula dall’ordinarietà ed è a questo punto che viene fuori la versatilità dell’uomo/donna in divisa. Basti pensare che, non appena il Covid-19 ha iniziato a picchiar duro, i militari della base di Solbiate Olona sono riusciti perfino a raccordare alcuni segmenti della Sanità lombarda che la straordinarietà dell’evento morbigeno aveva un po’ sfilacciato per l’improvviso sovraccarico di ricoverati nelle strutture ospedaliere della regione. Sicché, sin da subito, il Corpo d’Armata di Reazione Rapida rese disponibili organizzazione, spazi, personale, materiali e strutture per dare una mano alla sanità locale. Ad esempio, nell’area dei parcheggi esterni della caserma, che normalmente sono destinati alle vetture civili dei militari della base di Solbiate Olona, in meno di ventiquattrore sorse un Check Point Clinico Avanzato che, in collaborazione con il personale sanitario civile, garantì un provvidenziale alleggerimento del flusso di ambulanze che prima era senza “filtro”, verso le terapie intensive delle province di Varese e di Como. Infatti, all’arrivo dei vettori con la croce rossa, in quest’area attrezzata dalla Brigata di Supporto mediante il Reggimento Logistico, il personale medico provvedeva ad una prima visita per poi, se valutato necessario, indirizzare i visitati presso la struttura ospedaliera più idonea e con i posti disponibili. Senza parlare, poi, degli altri settori d’intervento come il trasferimento di materiale sanitario da e per i siti di stoccaggio, la sanificazione di intere aree, il trasporto delle salme delle migliaia di morti di Covid verso i crematori, l’allestimento di due “Drive Through” e di altrettanti centri vaccinali in Lombardia. E tutto questo senza venir meno, per un solo attimo, agli impegni nazionali e internazionali nell’ambito dell’Alleanza Atlantica.

Ma l’operato di un’Unità militare, per quanto grande possa essere, ha sempre un nome e cognome, anzi, ha molti nomi e cognomi che, nel caso del Corpo d’Armata di Reazione Rapida, non sono soltanto quelli dei Comandanti ai vari livelli come i Generali Miglietta, Incisa di Camerana e i Colonnelli Gabrielli, o Golino, ma anche dei tanti Ufficiali, Sottufficiali e Volontari che sono ancora in prima linea a far da argine all’avanzata di un nemico che, proprio in questi giorni, ha ripreso a colpire con preoccupante velocità.

La sera di San Silvestro, dunque, vi invitiamo a dedicare un pensiero ai nostri protagonisti dell’anno che sta per passare, pensando ad essi non intorno all’albero di Natale ma, idealmente, sotto il pennone dove svetta il Tricolore d’Italia, il punto delle caserme da dove essi partono solitamente per le loro missioni, di notte e di giorno, senza orari, senza paura e, spesso, senza la certezza di far ritorno.  

Ciononostante, in un mondo dove è molto diffusa la parossistica rivendicazione dei propri diritti, i militari della Caserma di Solbiate Olona e di Milano, adamantine sentinelle di un bene infinitamente più grande del loro “Io”, sono adusi mettere il dovere al primo posto e, credeteci, gratifica sapere che dietro lo scudo di quel sostantivo verbale ci siamo tutti noi.

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