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Scanzi e Boldini, i primi sacrificati del nuovo corso?

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Laura Boldrini, la Giovanna d’Arco dei clandestini, la vestale dei diritti delle donne, da un anno non pagava la liquidazione alla sua colf moldava e pare che imponesse prestazioni non dovute alla sua assistente parlamentare. A riprova che certi personaggi di Sinistra, o ad essa organici, per lungo tempo sono stati convinti che a loro poteva essere concesso perfino di razzolare diversamente da come predicavano e contare sempre su di una buona stampa, sicché quando sono stati chiamati a render conto all’opinione pubblica di certe incongruenze si sono rivelati incapaci perfino di abbozzare una difesa, che fosse quantomeno un po’ credibile, delle loro ragioni
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Che cosa accomuna il giornalista Andrea Scanzi, l’onorevole Laura Boldrini e l’Associazione Nazionale dei Magistrati? La giusta definizione di ciò che li accomuna l’ha data, in un certo qual modo, Marcello Veneziani: «… essi vivono in un clima di gas, di cupola o di sistema che sorveglia i comportamenti, i linguaggi, le scelte, i modi di dire, il racconto pubblico». Ovviamente sono molto attenti ai comportamenti degli altri, mica a quelli loro. Ciò perché nella cupola di Veneziani dove vivono i personaggi e l’associazione sopra citati aleggia, da anni, il convincimento di essere portatori d’infallibili verità e di godere dell’immunità, di una sorta di polizza a copertura di ogni azionaccia. Dove si trovavano queste “agenzie assicurative”? Nelle segreterie dei partiti, nelle redazioni dei giornali, in alcune Procure e in molte altre istituzioni ed enti dello Stato.

Laddove, ad esempio, con la discesa di Berlusconi, leader di centrodestra, sono stati imbastiti contro di lui la bellezza di trentasei processi in venticinque anni (1,5 processi all’anno), è dal 2019 che non si riesce a processare il figlio di Beppe Grillo, padre-padrone del M5S, con un’ipotesi di reato anche piuttosto grave: stupro di gruppo.

Mentre il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana della Lega, veniva indagato (magari a giusta ragione per carità), per dei camici che il cognato avrebbe donato all’ente regionale durante il primo imperversare del Covid-19, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti del Pd, passava giudiziariamente indenne attraverso la truffa delle mascherine chirurgiche costata tredici milioni di euro ai suo corregionali.

Se poi qualche imbecille, professandosi di destra, scriveva delle bestialità contro le donne sui social, insorgevano i media, la politica e non di rado qualche Procura. Se, però, un uguale imbecille orbitava intorno alla Sinistra, allora era garantita la sua copertura da parte dei media di riferimento e dell’intera “cupola”.

Insomma, fino a qualche mese fa, la percezione dell’uomo della strada, e certamente degli stessi interessati, era che gli appartenenti ad una specifica area politica godessero di una certa immunità in ogni campo.

Sennonché quel Covid-19 che la Sinistra prima ha negato e poi cavalcato con qualche successo, perché gli italiani sono di memoria corta, si è messo di traverso nel giro di settantadue ore, come dire troppo rapidamente perché i suoi appartenenti se ne potessero subito accorgere. Settantadue ore è stato, infatti, il tempo occorso a Mattarella per far nascere un ircocervo di governo a guida Mario Draghi, con quasi tutti i partiti dentro in nome di santa pandemia, che anche stavolta ha fatto la grazia alla Sinistra restia ad andare a votare prefigurando una batosta, l’ennesima, alle urne.

Ebbene, da quel momento all’establishment sono saltati tutti gli schemi operativi perché era accaduto l’impensabile: nonostante le indecenti manovre da suq algerino per evitarlo, il governo Conte Due era stato mandato a casa per incapacità coeundi, e la vituperata Lega governava l’Italia con tre ministri e nove sottosegretari! E un partito che, in tempi di Recovery Fund, esprime una pattuglia con in mano un dicastero importante, distributore di commesse e di soldi come quello dello Sviluppo Economico, va trattato se non con riguardo almeno con prudenza: non si sa mai, qualche rivoletto di quei soldi… Per santificare questo nuovo corso bisognava, però, dare un segnale, sacrificare qualche personaggio e istituzione di Sinistra o ad essa organici.

È toccato al giornalista Andrea Scanzi dopo che, ad appena quarantasei anni e sano come un pesce, ha fatto il furbetto saltando la lista di attesa delle persone da vaccinare della Asl di Arezzo, togliendo molto probabilmente il posto ad una persona anziana. Dopo essersi in un primo momento vantato di cotanta azione perché caregiver, cioè badante dei genitori che però stanno bene, di fronte all’indignazione di molti suoi colleghi e del popolo del web, il giornalista de “Il fatto Quotidiano” ha cercato di porre delle toppe al malfatto, toppe che si sono rivelate peggiori del buco, talché alcune televisioni hanno sospeso la sua collaborazione. Altro fatto incredibile di questa brutta storia di prevaricazione è che il poco forbito autore del libro “Il cazzaro verde”, vistosi a mal partito, ha accusato di violenza il popolo del web, lui che della violenza verbale ha fatto uno stile di giornalismo.

L’altra sacrificata al nuovo corso è stata Laura Boldrini quando si è scoperto che lei, la Giovanna d’Arco dei clandestini, la vestale dei diritti delle donne, da un anno non pagava la liquidazione alla sua colf moldava e che imponeva prestazioni professionali non dovute alla sua assistente parlamentare pagata, peraltro, con i soldi dei contribuenti. E qui potremmo uscircene dicendo che certi personaggi della Sinistra, Scanzi e Boldrini, erano così convinti che a loro fosse concesso di fare ogni cosa, godendo sempre buona stampa, che manco sono stati capaci di abbozzare una difesa credibile delle loro ragioni di fronte all’indignazione dell’opinione pubblica.

Potevano mancare i magistrati dal novero degli aspiranti prevaricatori italici? Certamente no! Infatti, qualche giorno fa l’Associazione Nazionale Magistrati se l’è presa col governo perché non ha previsto il blocco parziale delle attività giudiziarie e, allo stesso tempo, un percorso prioritario per la vaccinazione dei magistrati. Come se non bastasse – sebbene di fronte a un accertato milione e mezzo di procedimenti penali pendenti – l’ANM ha pure invitato i dirigenti giudiziari ad adottare eventualmente «… energiche misure organizzative al fine di rallentare immediatamente tutte le attività dei rispettivi uffici, senza escludere, nei casi più estremi, anche la sospensione dell’attività giudiziaria non urgente». Era, in altre parole, la proposta di bloccare le attività giudiziarie più di quanto non abbia già fatto il coronavirus. Ma il limite di tutte le caste, e quella dei magistrati lo è, risiede nella loro incapacità di rendersi conto del mondo che cambia intorno a loro, di non riuscire a vedere, ad esempio, che Mattarella e Draghi, dopo avere aspettato il loro turno, si sono messi umilmente in coda per fare il vaccino. Un bell’esempio di correttezza, non trovate? Ma per certi magistrati, quelli che sono esempi positivi per noi comuni mortali, per loro non valgono, e male glie n’è incolto stavolta. Infatti, già coinvolta nel “ciclone Palamara”, che ha scoperchiato tutte le magagne di una parte cospicua della magistratura, la Sinistra organica si è guardata bene di sposare la sua causa tanto che, ormai sputtanati, alcuni PM hanno preso le distanze dal comunicato dell’ANM e uno di loro, il vecchio Tonino Di Pietro, ci è andato giù duro e chiaro: «… questo è peggio di un abuso, è un ricatto. Una cassiera del supermercato viene sicuramente prima dei magistrati».

Pensate a che cosa sarebbe accaduto appena alcuni mesi fa, col dicastero della giustizia nelle mani del D.J. Fofò Buonafede. Probabilmente, tremebondo e farfugliante, questi si sarebbe presentato con le mutan…, pardon, col siero in mano davanti alla corporazione dove aveva imperato a lungo Luca Palamara.

Tutto questo significa che l’establishment sta diventando perbene? Proprio per niente, ha soltanto fiutato da che parte si sta orientando il vento e, perciò, cerca di non farsi trovare impreparato quando, stando ai rilevamenti, il Centrodestra vincerà le elezioni.

Ci fosse stata veramente una palingenesi morale della nostra classe politica e dirigente, a Palazzo Chigi oggi non ci starebbe Draghi, mentre Speranza e Conte si troverebbero sotto inchiesta per una lunga sfilza di reati, da quelli omissivi al reato di strage.

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