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I tipi umani sono tutti belli e uguali, non può esisterne uno più uguale

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Se la polizia d’oltreoceano necessita di avere regole diverse è un problema legislativo e riguarda tutti gli americani e non soltanto quelli di colore.  E comunque, il presidente degli Stati Uniti, che magari potrebbe avere altre colpe politiche, non c’entra proprio niente con quanto è accaduto. Tra l’altro, in casi analoghi sotto Obama, nessuno se l’è presa con lui: anche per i presidenti, dunque, conta il colore della pelle? Ovviamente dietro l’immotivata protesta contro Trump c’è la manina dei democratici
– Silvio Cortina Bascetto –

La morte di un cittadino afroamericano a causa di uso sconsiderato della forza da parte di un agente di polizia ha scatenato, per l’ennesima volta, la rabbia di quella fascia di popolazione. Ne è seguita una escalation di dimostrazioni, disordini, distruzioni, saccheggi e inginocchiamenti, quali non si erano mai visti prima, e la Casa bianca è stata circondata dai manifestanti, al punto che Trump è stato fatto rifugiare nel bunker di emergenza posto sotto l’edificio. Il presidente, per far tornare sotto controllo la situazione ha minacciato l’uso dell’esercito, ma è stato subito subissato da accuse e minacce di voler dividere l’America e di seminare l’odio.

Purtroppo è diventato ormai un rito il fatto che, ogni volta che la polizia uccide un americano di colore, la minoranza nera insorga di fronte a quello che ritiene un genocidio mirato, e le sinistre mondiali seguono a stretto giro di ruota organizzando manifestazioni e inginocchiamenti, cavalcando il solito copione dell’antirazzismo per perseguire, in realtà, una politica di anti trumpismo militante. Ci sono, secondo me, parecchie cose che andrebbero osservate a riguardo. In primo luogo, la morte di George Floyd non è stata dovuta un atto di razzismo, cioè mirata a un soggetto in quanto nero, perché l’agente responsabile era recidivo per uso eccessivo della violenza sebbene incredibilmente ancora in servizio. Quindi quell’agente di polizia non era nuovo a violenze del genere ma le altre volte le aveva esercitate contro persone che non erano di colore e l’aveva passata liscia. Da ciò si desume che il razzismo negli USA è di segno opposto: se la violenza viene esercitata su soggetti di altri colori non succede nulla, ma se v’incappa un cittadino afroamericano … apriti cielo!

Osserviamo poi che la responsabilità dell’atto è individuale e, pertanto, va imputata all’agente che lo ha commesso, non è la legislazione “razzista” che ha consentito il fattaccio, o un sia pur indiretto incoraggiamento da parte del governo, ma la volontà o l’incompetenza di un individuo bacato. Quindi che i manifestanti siano andati ad assediare la Casa Bianca non ha alcuna motivazione plausibile: cosa c’entra Trump con quanto fa un agente di polizia delinquente? Il presidente non ha alterato la legislazione né diramato direttive che abbiano potuto avere influenza sul caso.

Quanto all’accusa a Trump di voler dividere l’America usando l’esercito è palesemente assurda: che cosa dovrebbe fare il presidente qualora il caos provocato dai teppisti che saccheggiano e distruggono le città giorno dopo giorno dovesse tracimare in violenza razziale generalizzata? Mandare i boy scouts? Da quando in qua neutralizzare i teppisti che inevitabilmente s’intrufolano nelle proteste di piazza significa dividere un Paese? Eppure la sinistra italiana non ha fiatato quando il governo ha impiegato Esercito, Marina, Aeronautica, Guardia di Finanza, Carabinieri, Polizia, elicotteri, droni e cani per dare la caccia a chi andava a prendere il sole durante il lockdown e nessuno ha accusato Conte di voler dividere l’Italia e seminare l’odio. In ultimo, dalle statistiche consultabili da chiunque sui siti ufficiali di internet, apprendiamo che ogni anno la polizia americana uccide 1000 persone e di queste circa la metà per utilizzo improprio delle armi o per l’eccessiva violenza, a fronte del dato che nello stesso periodo vengono uccisi, in media, tra i 100 e i 200 poliziotti, i quali evidentemente non hanno una vita facile. E non aiuta il fatto che le persone di colore, per motivi che sono sociali e perciò indipendenti dal razzismo, hanno una prevalenza statistica nel commettere reati. Infatti, dei mille morti uccisi dalla polizia americana annualmente il 24% è afroamericano, il che significa che sono “appena” 125 le vittime di colore per eccesso di violenza da parte della polizia americana. E per gli altri 750 morti non afroamericani nessuno scende in piazza?

Evidentemente se la polizia d’oltreoceano necessita di avere regole diverse è un problema legislativo e riguarda tutti gli americani e non soltanto quelli di colore.  E comunque, il presidente degli Stati Uniti che magari potrebbe avere altre colpe politiche non c’entra proprio niente con quanto è accaduto. Tra l’altro, in casi analoghi sotto Obama, nessuno se l’è presa con lui … anche per i presidenti conta il colore della pelle? Ovviamente vi è la manina dei soliti “democratici” dietro la colpevolizzazione di Trump.

Alimentare il vittimismo, però, non porterà alcun beneficio, né all’umanità, né agli americani e questi fatti lo dimostrano perché ci dicono che siamo, ormai, arrivati alla selezione/discriminazione delle vittime in nome delle ideologie.

E se non è razzismo questo.

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