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I virologi ritornino nei laboratori e i governi finalmente a decidere

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Certi professoroni nostrani sono come il famigerato colonnello Rambaldo Buttiglione portato al successo negli anni Settanta da Arbore e Boncompagni: non si arrendono neppure di fronte all’evidenza. E ciò si rende possibile perché i nostri rappresentanti politici non traggono mai le dovute conclusione neppure davanti ai disastri da essi provocati, mentre noi cittadini ce ne restiamo semplicemente a guardare perché, ormai, abbiamo barattato la libertà con la salute
– Silvio Cortina Bascetto –

Vi sono periodi in cui l’umanità pare guidata da persone affette da stupidità congenita e, perciò, destinate a causare grandi danni. Durante la Prima Guerra Mondiale, ad esempio, tutti gli alti comandi dei Paesi belligeranti s’impegnarono in furibondi e sterili attacchi frontali, quelli che Cadorna definiva “spallate”, contro il micidiale combinato disposto di reticolati, mitragliatrici, artiglieria, aerei e gas asfissianti senza che si risolvesse alcunché sul campo, se non a fare salire in modo mostruoso il numero dei morti. Eppure sarebbe bastato che, come strategia, cotanti condottieri adottassero uno dei tre classici schieramenti di ogni guerra, dalla battaglia di Canne ad oggi: difensivo, offensivo, oppure controffensivo. Nel caso italiano sarebbe stato meglio adottare la linea difensiva vista la fallimentare strategia offensiva dei tedeschi sul fronte francese, in modo da fare attaccare e sfinire l’avversario. E invece furono gli austriaci ad adottare contro di noi tale strategia.

Ma siccome oltre un secolo fa nessuno dei Paesi in guerra voleva una pace negoziata ma vincere sul campo per imporre le proprie condizioni, i politici continuarono a dar retta ai vertici militari – la cui formazione professionale, per una fatto anagrafico, risaliva al tempo delle cariche di cavalleria – i quali garantivano ogni volta la stessa storia, e cioè che quella prossima sarebbe stata l’offensiva che avrebbe posto fine alla guerra. E invece la carneficina andò avanti fino a quando gli americani, invece di far da mediatori, si schierarono con i Paesi dell’Intesa e spostarono, così, l’equilibrio di forze a favore degli italo-anglo-francesi-russi.

Ebbene, la lotta che il mondo sta facendo oggi contro il Covid-19 ha molte somiglianze con quanto accaduto durante la Grande Guerra, solo che oggi abbiamo virologi, epidemiologi, statistici e chi più ne ha ne metta, al posto dei condottieri di un tempo. Ma anche questi strateghi in camice bianco sui quali fonda le sue decisioni il governo, non sanno suggerire che il solito lockdown, cioè l’attacco frontale per rimanere in campo militare, che è la soluzione più semplice dal loro punto di vista, ma strategicamente disastrosa perché il confinamento in casa, il blocco di alcune attività non hanno fermato il contagio, senza valutare che l’arresto delle attività di un intero Paese è da kamikaze. Ma i nostri professoroni sono come il famigerato colonnello Rambaldo Buttiglione, portato al successo negli anni Settanta da Arbore e Boncompagni: non si arrendono neppure di fronte all’evidenza.

Infatti, stì condottieri del… virus continuano, imperterriti, a dire che bisogna chiudere tutto e i politici – che da comandanti in capo si sono fatti da loro degradare a soldati semplici – li ascoltano misticamente, promettendoci, di volta in volta, la fine delle tribolazioni per ferragosto, poi per Natale, poi per la stagione sciistica, poi per dopo Pasqua e… il resto ancora non lo conosciamo. Intanto è più di un anno che, in barba alla Costituzione, gli italiani sono agli arresti domiciliari perché il governo Conte e il suo ministro della salute, Speranza, hanno sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare.

Eppure alcuni Paesi non hanno adottato il lockdown come arma contro il virus, ma hanno lasciato che la malattia facesse il suo corso, come dire che hanno adottato la strategia della difensiva permanente, suggerendo alle loro popolazioni soltanto alcuni accorgimenti di prevenzione e di contrasto sanitario, poi sono intervenuti con le vaccinazioni a tappeto.

La Svezia, ad esempio, è il Paese che del corso della pandemia non ha mai fatto ricorso a restrizioni della libertà dei propri cittadini e, se si studia la curva dei contagi che ha avuto in questi mesi e la si raffronta con il numero dei morti, si può constatare che la situazione è migliore di quella dell’Italia e di molti altri Paesi. Eppure, malgrado un tale esempio, ma non l’unico, i governanti del resto d’Europa hanno continuato imperterriti a sferrare “attacchi frontali” imponendo ferree quanto inutili restrizioni alle libertà individuali, continuando ad arrecare incalcolabili danni alle loro economie. L’unico Paese che ha saputo adottare una strategia flessibile – chiusure parziali e vaccinazioni massive della popolazione – è già fuori dall’emergenza, anzi mentre scrivo è il primo giorno che non ha neppure un morto per il Covid-19: sto parlando dell’Inghilterra. In Italia invece…

Appena pochi mesi fa, un proclama del governo Conte Due affermava, come sempre compiaciuto e con già 30.000 morti sul groppone, che se non si fosse fatto il lockdown primaverile del 2020 avremmo avuto almeno 100.000 morti. Il risultato di cotanta antiveggenza è stato che abbiamo abbondantemente superato quel numero di morti e abbiamo affossato l’economia! Purtroppo per noi, l’ultimo governo di Giuseppe Conte è stato un tragico bluff perché nonostante le sue annunciate potenze di fuoco, i fantomatici bazooka e i ristori si siano rivelati le solite fetecchie della burocrazia, per i sussidi parassitari la sua “generosità” è stata pressoché totale. E ciò senza tener minimamente conto del lievitare del debito pubblico e di tutte quelle dinamiche imprescindibili dal libero mercato, anzi, sembrerebbe proprio che l’economia del nostro Paese si basi sulla pianificazione statalista, invece che sull’Iva e sulle tasse versate da cittadini e imprenditoria privata che, per buona parte, sono fermi e non producono reddito da un anno. Purtroppo, questa visione cripto-statalista dell’economia da parte dei governi di sinistra non potrà che procurare altri disastri al nostro Paese perché trattasi di una visione realizzabile soltanto con nuove tasse, come peraltro è in procinto di fare anche la sinistra al potere negli Usa, dove Biden ha preannunciato il più grande aumento di tasse dalle fine della II Guerra Mondiale: e parliamo di ben quattromila miliardi di dollari! Non so come la prenderanno i contribuenti americani storicamente ostili all’introduzione di nuove tasse, anche se i più preoccupati di questa tendenza della sinistra dovremmo essere noi italiani. A sostenerlo non sono io stavolta, ma un professionista solitamente sobrio nelle sue valutazioni, il sociologo e psichiatra Paolo Crepet che, per essere ancora più chiaro, ha preliminarmente chiesto le dimissioni del ministro della salute Speranza il quale, secondo lui, va avanti come se avesse sconfitto il Covid-19 mentre a breve «Dovremo fare i conti con dieci milioni di non dipendenti statali. Si rischierà la guerra civile tra i garantiti, gli insegnanti, gli impiegati dei ministeri e dei Comuni, e tutti gli altri».

Ma possiamo esser certi che nessuno ascolterà il professore e, più modestamente, Silvio Cortina perché, come sosteneva il grande pensatore tedesco Friedrich Schiller, contro la stupidità degli uomini anche gli dei combattono invano.

Figuriamoci contro tanti condottieri del… ehm… virus.

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