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Il drone di Trump ha colpito anche lo spirito di Monaco

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Fino a qualche giorno fa aleggiava sui Paesi occidentali, europei in particolare, quello spirito di Monaco senza che vi fosse stata una conferenza come quella che, promossa da Hitler e Mussolini nel 1938, illuse Francia e Inghilterra di potersi comprare una certa tranquillità bottegaia fingendo di non vedere le intenzioni egemoniche sull’Europa del dittatore nazista che, grazie a quella “cecità”, pensò di poter fare scoppiare impunemente la Seconda Guerra Mondiale
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Nonostante i missili che, per ritorsione, in queste ore l’Iran avrebbe lanciato su basi americane in Iraq, l’eliminazione mediante un drone del numero due del regime iraniano da parte degli USA, il Generale Qassem Soleimani, ha ottenuto dei risultati che, sul medio-lungo termine, per l’Europa e per l’Occidente in generale si riveleranno più positivi di quanto non si sia disposti ad ammettere in questi giorni. Infatti, l’eliminazione di Soleimani, oltre ad aver rimesso in movimento la bella addormentata di questi ultimi anni, la diplomazia internazionale, sta lacerando quel velo di silenzio con il quale l’Occidente e l’Europa in particolare avevano fino ad ieri coperto e/o tollerato le mire egemoniche dell’Iran in Medioriente, come della Cina e della Turchia in Africa, ciò per evitare di doversi misurare con quelle pericolose mire invece che col PIL o, come in Italia, con la squallida diaspora grillina per soldi e con l’histoire di Rula Jebreal a Sanremo.

Insomma fino a qualche giorno fa aleggiava sui Paesi occidentali uno “spirito di Monaco” senza che vi fosse stata una conferenza come quella che, promossa da Hitler e Mussolini nel 1938, illuse Francia e Inghilterra (ma in parte anche la Russia) di potersi comprare una certa tranquillità bottegaia fingendo di non vedere le intenzioni egemoniche sull’Europa del dittatore nazista.

 Sta di fatto che da quell’atto d’ignavia collettiva Hitler trasse il vantaggio di potere occupare alcuni territori della repubblica cecoslovacca, senza colpo ferire, e il convincimento che nessun Paese da quel momento avrebbe contrastato le sue mire espansionistiche. Il risultato immediato dell’acquiescenza europea fu l’occupazione di tutta la Cecoslovacchia da parte delle Germania e il risvegliarsi degli appetiti territoriali di Polonia e Ungheria.

In cotanto campo di sopraffazione e di viltà non poté che nascere la cattiva pianta della guerra che, puntuale, scoppiò un anno dopo che a Monaco gli europei si furono illusi con la loro cedevolezza di essersi comperata in qualche modo la pace con il fondoschiena della Cecoslovacchia. E dire che Winston Churchill, l’unico statista degno di questo nome presente all’epoca sulla piazza, aveva previsto fin da subito quali sarebbero state le conseguenze degli errori commessi dagli acquiescenti di Monaco per quiete vivere: «Dovevate scegliere tra la guerra ed il disonore, avete scelto il disonore e avrete la guerra».

Ecco, quello di Monaco, quello della falsa quiete, era lo spirito che ristagnava sul mondo fino a quando, lo scorso 3 gennaio, un drone americano non ha rimesso, drammaticamente purtroppo, l’aria diplomatica in movimento costringendo l’Europa e l’intero Occidente a dover prendere, volente o nolente, una posizione che avrebbero fatto volentieri a meno di prendere: o con gli USA o con l’Iran integralista, negazionista d’Israele e finanziatore del terrorismo.  Sì, perché oggi, in queste ore, la questione si pone in tali termini dal momento che, grazie anche agli inapplicati accordi sottoscritti con il predecessore di Trump alla Casa Bianca, Barack Obama, l’Iran sciita è diventata una potenza regionale che, come Adolf Hitler nel 1938 coltivava sogni di pangermanesimo, essa coltivava velleità del peggior panislamismo.

In queste ore, infatti, hanno ripreso a dar segni di vita sia la NATO, che l’Unione Europea, tant’è che il cosiddetto Alto Rappresentante di quest’ultima, Josep Borrell, annunciando un mini vertice sulla Libia, ha insistito per convincere – forse soprattutto se stesso – che «… siamo capaci di trovare una soluzione politica». Non ci crediamo e, tuttavia, ci auguriamo di cuore che sia l’UE che la NATO riescano e trovare una soluzione politica o di equilibrio militare che prevalga sull’opzione militare vera e propria.

Ma ritornando alle possibili conseguenze della mossa americana di eliminare lo 007 del terrore iraniano, nonostante i missili di queste ore, gli ayatollah sono in grande difficoltà e, una volta passati i giorni dell’ira, saranno costretti a prendere atto della loro oggettiva debolezza strategica ancor prima che militare, laddove la vicina e armatissima Arabia Saudita e il non lontano Stato d’Israele che già possiede l’atomica peraltro, sono due pistole cariche di marca americana puntate contro la loro testa.

Sicché si può sostenere che in questo momento la situazione politica mondiale si è rimessa in movimento suo malgrado, che la situazione militare in Libia è caotica più che mai e che l’Unione Europea è del tutto incapace di gestire una crisi militare senza la NATO, ma di certo lo spirito di Monaco si è dissolto. Ciò è bene? È male?

Lo capiremo tra qualche settimana.

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