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Il ginocchio dell’ipocrisia sul collo della Repubblica

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L’onorevole Laura Boldrini ha messo in scena la rappresentazione di un detto attribuito, per suo maggior scorno di donna di sinistra, a quei preti reprobi che predicano bene ai loro fedeli ma poi razzolano malissimo. La ex presidente della Camera è, in realtà, soltanto l’ennesimo film sull’incoerenza della Sinistra italiana che, nonostante la supponenza e le pretese di volere far progredire l’umanità, è lontana anni-luce dai reali bisogni dei ceti popolari e degli ultimi
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Tutti abbiamo visto, l’8 giugno dello scorso anno, la foto che ritraeva l’onorevole Laura Boldrini mentre, con un ginocchio a terra, assieme ad una piccola pattuglia di parlamentari del PD, nell’atto di ricordare George Floyd, l’afro-americano ucciso, senza volerlo, da un poliziotto di Minneapolis che lo aveva inchiodato a terra premendogli appunto il ginocchio sul collo per lungo, troppo tempo.

«Sarà pure antipatica per la supponenza questa Boldrini – pensammo allora – però non ha il timore di sfiorare il ridicolo in nome di una buona battaglia: chissà, forse è sinceramente votata alla causa dei più deboli e delle minoranze». Insomma, nella specifica circostanza le concedemmo il beneficio del dubbio delle persone intellettualmente oneste, pur non avendola in grande estimazione. Ciò per avere, la Boldrini, contribuito ad edificare quella dittatura del politically correct in nome della quale si è stravolta la lingua madre, non si accettano le leggi di natura, si sta tentando di cancellare la storia per poterla sostituire con una narrazione di comodo, cioè antistorica, e si sta creando il “sesso su misura”, anche il più bizzarro, per ogni essere umano. È la prefigurazione di una società folle, dove i nostri nipoti dovranno combattere per riappropriarsi del diritto di voler vivere secondo la legge di Dio e di Madre Natura.

Poi si è polverizzato anche il beneficio del dubbio quando abbiamo scoperto che lei, l’ex presidenta della Camera, la Madre Teresa dei clandestini, l’ideatrice della nuova semantica femminista, la vestale dei diritti delle donne, aveva costretto al licenziamento la sua colf moldava alla quale non aveva pagato la liquidazione fino a qualche settimana fa, e che era solita imporre alcune prestazioni professionali mortificanti alla sua assistente parlamentare pagata con i nostri soldi tra l’altro.

Fatto insolito, a sputtanare Laura Boldrini non è stato un giornale o un giornalista con simpatie destrorse, ma Selvaggia Lucarelli sulle pagine del quotidiano “Il Fatto Quotidiano” di Marco Travaglio, due tipini questi ultimi dei quali si può dire tutto eccetto che siano nemici del Pd o della Sinistra in generale.

Insomma, nihil novi sub sole, l’onorevole Boldrini ha messo in scena la rappresentazione già vista di un detto attribuito solitamente a preti reprobi: «Fa’ come dico io, ma non come faccio io», perciò avevamo archiviato il caso come l’ennesimo film sulla folle incoerenza della Sinistra italiana che, nonostante le pretese progressiste, vorrebbe creare una società senza capacità di critica e di analisi, ed è lontana anni-luce dai reali bisogni di ceti popolari del XXI secolo.

Sennonché è intervenuto a ricordarci la vicenda Donato Tesauro con una vignetta che, con la solita sapida ma garbata ironia, sembra volere esortare l’onorevole Boldrini a togliere il ginocchio dal nostro collo di persone dal normale sentire e, soprattutto, a trattare un po’ meglio i propri collaboratori, a non mettere anche sul loro collo il ginocchio della sua posizione, specialmente sul collo di quelli che paghiamo di tasca nostra.

Lo pretendiamo!

(Copertina di Donato Tesauro)

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