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Il lato B e la maglietta bagnata di Padova

Mai 'na gioia

Il lato B e la maglietta bagnata di Padova

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La stessa classe politica che per decenni ci ha detto che in campo sessuale tutto era permesso tra adulti consenzienti, ora è pervasa da un bigottismo che sa di bizzocheria e che, stante i precedenti storici, è la cosa più comica della vita politica italiana dopo le duplici dimissioni di Matteo Renzi

– Cybergeppetto –

L’Italia è un Paese strano, a tanti anni di distanza dalla liberazione sessuale, pare che una voglia di riflusso serpeggi tra le file dei radical chic di sinistra che amministrano Padova, la città in cui Shakespeare volle ambientare le gesta di Petruccio, colui che vinse ogni resistenza di Caterina, la famosa “bisbetica domata”.

Infatti, mentre i maschietti padovani di ogni età agognavano di ospitare due eventi che inneggiassero alle forme muliebri, Miss maglietta bagnata e Miss lato B, la scure censoria di un paio di assessori di sesso femminile è calata su una possibile fonte di gioia per l’universo maschile della loro città. Chissà perché le nove sale cinematografiche di Padova possono essere stracolme di film osé, ma certe altre innocenti abitudini d’Oltreoceano non vanno bene.

Molta acqua è passata da quando il patavino professor Toni Negri inneggiava alla lotta armata e Pannella ci voleva insegnare il libero amore, ormai tutto quello che è eterosessuale, normale, è diventato brutto e fa schifo.

Magari gli organizzatori, per aggirare il divieto, avrebbero dovuto proporre Miss o Mister lato B omo, in questi tempi di confusione sessuale sarebbe stato meglio accolto dall’intellighenzia progressista che governa il Comune. Oppure si poteva ipotizzare Miss o Mister Cannabis, visti i tempi e tentativi di far rincoglionire gli amministrati con buone dosi di oppiacei e/o cannabinoidi. Chissà.

I maschietti recalcitrano, sospirano al pensiero di quante rotondità, di quante convessità e di quali concavità avrebbero potuto ammirare con delle manifestazioni, “Mai ‘na gioia”, è proprio il caso di dirlo.

Certo che Shakespeare era proprio un retrogrado qualunquista quando scrisse la storia della bisbetica piegata dal potere reazionario del maschio alfa antitetico alle odierne pari opportunità. A Padova, evidentemente, la cosa deve essere declinata in maniera diversa, l’importante è non pronunciare frasi offensive del tipo “checche isteriche” o “mastoplastica additiva”.

Il fatto curioso è che quella stessa classe politica che per decenni ci ha detto che in campo sessuale tutto era permesso tra adulti consenzienti, ora si scandalizza ed è pervasa da un bigottismo ideologico che è la cosa più comica della vita politica italiana dopo le dimissioni di Matteo Renzi.

Mi permetto comunque di consigliare prudenza all’Amministrazione di Padova, lo spirito savonaroliano finisce sempre o appeso ad una corda, o bruciato sulla pubblica piazza.

E poi, dopo tanti anni di battaglie della sinistra contro il “Senso del pudore” perché troppo borghese e reazionario, vallo a spiegare ai maschietti patavini certi pruriti moralistici dei loro amministratori.

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