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Il patto generazionale secondo Ance Varese

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Il patto generazionale secondo Ance Varese

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Né sfruttati né bamboccioni è il tema della tavola rotonda organizzata in seno all’Assemblea di Ance Varese, moderata da Francesco Cancellato autore del libro sulla questione generazionale

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Occorre un patto generazionale per superare i blocchi che impediscono ai giovani di inserirsi nel mondo del lavoro: è quanto hanno ribadito i relatori della tavola rotonda organizzata da Ance Varese dal titolo “Né sfruttati né bamboccioni” che ha preso le mosse dal libro di Francesco Cancellato, direttore de linkiesta.

All’incontro con la stampa erano presenti il presidente di Ance Varese, Orlando Saibene, il direttore Juri FranzosiLeonardo Tarantino, deputato alla Camera nonché sindaco di Samarate, Massimiliano Salini, Eurodeputato, Marco Dettori, presidente Assimpredil Ance Milano e vice presidente Ance nazionale, Samuele Astuti, consigliere in Regione Lombardia.

Uno dei blocchi, forse il più importante, che occorre rimuovere per accedere al mondo del lavoro è il gap di conoscenza poiché, come spiega Samuele Astuti, i neo laureati concludono il loro percorso di studi con una preparazione tecnica specifica che diventa presto obsoleta. L’evoluzione e il cambiamento oggi viaggiano a velocità vertiginose, ed è qui che si innesta e diventa fondamentale quel patto generazionale che consentirebbe alle nuove leve di acquisire le competenze conquistate sul campo da chi il mestiere lo conosce e lo pratica da tempo.

Un patto generazionale ben riuscito è quello che racconta Orlando Saibene il quale, dieci anni or sono, vincendo le ultime esitazioni decise di coinvolgere il figlio nella gestione aziendale. Un passaggio di testimone che, si intuisce, come in tutti i rapporti genitori/figli avrà dovuto superare le ruvidità caratteriali ed il normale conflitto intergenerazionale ma che a distanza di anni si è rivelato positivo.

Per chi non ha la possibilità di attingere dal sapere di un genitore o di un mentore aziendale, una possibile soluzione sarebbe quella di compiere un atto di fede nelle proprie capacità ed investire su se stesso rischiando anche, ahimè, il fallimento. Una chance diventata una sorta di mito per i tantissimi inoccupati che guardano con entusiasmo a chi, per sorte o grazie a competenze di altissimo livello, ce l’ha fatta. Start up e startupper sono diventate quasi le parole magiche che descrivono la nuova frontiera di chi il lavoro se lo crea.

È tuttavia importante realizzare che in un mondo così complesso e confuso, tanti credono di poter fare impresa ma non tutti possiedono il talento e le capacità personali indispensabili per affermarsi e competere sui mercati. È quindi fondamentale rimanere con i piedi per terra come giustamente osserva Leonardo Tarantino, che non esita ad evidenziare che l’imprenditoria non è per tutti e che proprio per questo motivo il ruolo del governo è essenziale nel programmare e predisporre tutti gli strumenti utili a sostenere l’occupazione.

Il mondo del lavoro è cambiato, ce ne rendiamo conto ma, con un occhio ai tanti giovani e meno giovani che faticano a trovare una loro dimensione lavorativa, ci chiediamo quali sono quindi le competenze da acquisire, quali le strade da perseguire per essere adeguati e appetibili per il mercato?

La formazione continua? Il titolo di studio? L’iniziativa imprenditoriale? La risposta è naturalmente molto più complessa ed è un mix di più componenti. Paradossalmente occorrono più laureati ma al contempo occorre ripensare e rilanciare l’università. Medesimo discorso per gli istituti tecnici superiori che nonostante la scarsa considerazione loro riservata in realtà possono trasmettere competenze tecniche in settori altamente specifici. La formazione, insomma, è la parola chiave che, declinata nel percorso di studi o come patto generazionale, è quella che può veramente cambiare le carte in tavola. Non ha dubbi in proposito Francesco Cancellato, autore del libro al centro della tavola rotonda, che snocciola alcuni dati a supporto: in Italia investe in formazione l’8% delle persone contro il 18% della Francia, tanto per fare un esempio.

Continuare a studiare, alimentare la propria curiosità professionale, aggiornarsi, crescere, sono locuzioni che devono tuttavia trovare un terreno fertile e ricettivo, devono vincere le resistenze di un sistema a volte un po’ rigido e consolidato che rende difficoltoso quel passaggio generazionale non solo auspicabile ma ormai necessario. E se l’interlocuzione tra le nuove generazioni e l’imprenditoria è un po’ ingessata, ancorata al retaggio storico e incline ad assumere un atteggiamento quasi patriarcale, come si evince dall’intervento del presidente di Assimpredil Ance Marco Dettori la chiave di volta deve necessariamente passare attraverso il superamento di queste posizioni.

L’alleanza generazionale sembra quindi essere lo strumento in grado di condurre molti giovani fuori dalle secche dell’inoccupazione o del lavoro a termine, dando corpo e sostanza a conoscenze teoriche e plasmando nuove professionalità. Insomma, impara l’arte e… mettila in pratica!

Nella foto: Samuele Astuti, Massimiliano Salini, Orlando Saibene, Leonardo Tarantino, Francesco Cancellato

 

 

 

 

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