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Il vagone di genere risolve solo un problema dello Stato incapace…

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vagone di genere
Il problema di fondo della violenza sessuale sulle donne non sono i vagoni ferroviari promiscui ma i tanti, i troppi, balordi nazionali e soprattutto stranieri che, senza averne titolo, girano per l’Italia facendo quel che gli pare, tanto un giudice accomodante che darà la colpa della loro violenza sulle donne alla provocante avvenenza delle stesse lo si trova sempre

– Enzo Ciaraffa –

Lo scorso 3 dicembre, sul treno regionale Milano – Varese delle Ferrovie Nord e a terra in ambito stazione, due ragazze sono stata aggredite dai medesimi predatori sessuali, un italiano e un marocchino, ma almeno una di esse è riuscita a evitare lo stupro. A seguito di questa ennesima, animalesca violenza contro donne isolate, una signora di Malnate, nel Varesotto, ha lanciato sulla piattaforma change.org la petizione online “Vogliamo viaggiare sicure” affinché le Ferrovie Nord riservino la carrozza di testa dei loro convogli esclusivamente alle donne che viaggiano da sole, una sorta di vagone di genere.

Ebbene, questa proposta mi trova in totale disaccordo per molte ragioni, una delle quali è che porterebbe alla fatale assuefazione al perverso fenomeno della violenza sessuale, uno stato d’animo che impedirebbe di risolvere alla radice questo e altri malanni che affiggono la nostra società. Nel caso specifico, il problema di fondo non è quello dei vagoni ferroviari promiscui ma i tanti, i troppi, balordi nazionali e soprattutto stranieri che girano per l’Italia senza averne titolo e facendo quel che gli pare, tanto un giudice accomodante – e questo è solo il primo dei problemi da risolvere – che darà la colpa della violenza alla provocante avvenenza delle donne violate lo si trova sempre. E per quanto la cosa mi lasci piuttosto basito, è sostanzialmente d’accordo con me anche un personaggio della politica con il quale, eccetto la comune discendenza da madre Eva, mi picco di non condividere niente, e cioè l’onorevole del Pd Laura Boldrini: «Riservare i vagoni dei treni alle donne va nella direzione sbagliata: non è una forma di protezione ma di ghettizzazione. Servono maggiori controlli e educare, già nelle scuole, al rispetto e al rifiuto di ogni violenza». Niente di più vero! Servono davvero maggiori e rigorosi controlli oltre che più severe pene, come ha preso a sostenere perfino la Giovanna d’Arco dell’immigrazione a oltranza.

Ritornando al vagone di genere “antiviolenza” richiesto dalla signora di Malnate, ritengo che questa iniziativa ghettizzerebbe le donne alla maniera islamista, non a caso i vagoni ferroviari per sole donne esistono in Malesia, in Thailandia, in Egitto, in India e in Giappone, Paesi dove – eccetto il Giappone – le donne sono inferiori agli uomini addirittura per disposto divino. Sorvolando poi sul fatto che l’adozione di un provvedimento del genere sarebbe la definitiva sconfitta dello Stato, perché fondante su di un ragionamento che trovo aberrante in una società civile regolata dal diritto: siccome non sono in grado di difenderti dagli stupratori, ti faccio mettere sottochiave.

Ma non si era detto che le donne dovevano avere gli stessi diritti degli uomini? Ciò posto, non ne discende che esse devono potersi muovere, lavorare, studiare, divertirsi e perfino andarsene a zonzo a loro piacimento come tutti gli altri membri della nostra società indipendentemente dal sesso? Più che fornirgli scappatoie con il vagone di genere per non essere riuscito a risolvere uno dei problemi che sta angustiando la nostra quotidiana esistenza, è con lo Stato che bisogna prendersela, se in Italia le nostre donne prima di uscire da sole devono mettere nella borsa l’arma dei disperati: lo spray urticante. Invece di mettere le forze di Polizia a controllare i green pass alle fermate delle stazioni come i bigliettai, trascurando così fior di reati e abbandonando a se stesse alcune fasce di cittadini a rischio, si provvedesse a distaccare almeno un poliziotto sui treni locali nelle ore a rischio. Cara e sconosciuta signora di Malnate, condivido la sua indignazione al cospetto di un avvenimento, la violenza sulle donne, che nel nostro Paese si ripete sempre più spesso, tra l’indifferenza della gente e l’impotenza dei pubblici poteri, ma la ghettizzazione ferroviaria sarebbe una violenza più grande di tutte le altre. E, poi, ci andrei cauto con un provvedimento del genere, anche per un’altra ragione: dalla separazione di genere all’imposizione del burqa è un attimo.

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