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Intervista a Daniela Santanché

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Secondo la senatrice di FdI l’Europa Unita è stata certamente un’opportunità per un continente uscito dalla Seconda Guerra Mondiale disastrato e diviso. Il guaio, sempre secondo la senatrice, è stato che negli ultimi anni un consesso di popoli liberi è stato governato da un comitato di affari sempre pronto a brandire lo spread, la nuova spada di Damocle sulla testa dei riottosi, e cioè quelli che non ci stavano alle politiche recessive non sempre imposte per cause oggettive

– Enzo Ciaraffa – 

Visto dal basso il maestoso Palace Hotel arroccato sul colle Campigli di Varese, con la sua aria distaccata, romantica e misteriosa fa venire la voglia di arrivare fin quassù perfino a piedi, figuriamoci se mi lasciavo sfuggire l’occasione di venirci per intervistare la senatrice Daniela Santanché in corsa per le europee. Oddio, l’impresa non sarà facile perché alla cena data in suo onore, oltre al senatore Ignazio La Russa, vi saranno certamente più di trecento commensali che non le lasceranno un attimo di respiro.

Arrivato a destinazione per fortuna Mariangela Buttiglieri, consigliere comunale di FdI a Busto Arsizio, rapisce letteralmente la senatrice Santanché per portarla – tra un saluto e l’altro, tra un selfie e l’altro – al tavolo dell’intervista … eccola qua senatrice, le confesso che disperavo di riuscire a parlarle stasera in tutto questo entusiastico bailamme.

Immagino non abbia molto tempo e perciò veniamo subito alla prima domanda. Le istanze di quale Europa porterà a Strasburgo: quella dell’Europa Confederazione di Stati sovrani di Giorgia Meloni, o quella di Salvini, da cambiarsi dall’interno della stessa UE senza stravolgere i suoi ordinamenti fondativi.

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Va da sé che sono totalmente d’accordo con la visione della nuova Europa di Giorgia: nell’Unione Europea o si cambia tutto, o rimarrà tutto imbalsamato! I piccoli aggiustamenti non servirebbero a niente, anzi ci farebbero correre il rischio che venga messo in scena, per l’ennesima volta, il gattopardesco assunto secondo il quale tutto deve “cambiare” affinché resti esattamente com’è. Per riuscire in tale intento dobbiamo togliere il governo dell’Unione Europea dalle mani dei popolari e dei socialisti.

Piuttosto chiara, non c’è che dire. Mi dica, che tipo di maggioranza immagina (o auspica) nel prossimo Parlamento Europeo. Ritiene che dopo queste elezioni il nostro Paese possa contare di più in sede comunitaria.

Noi ci collocheremo nel gruppo misto dei conservatori europei.  Faremo di tutto affinché l’Italia possa contare di più in Europa, e certamente impediremo ad un acquiescente Parlamento europeo di continuare ad accettare i diktat di Macron e della Merkel o, peggio, di ratificare i loro mini summit come quello di Aquisgrana dello scorso 22 gennaio, un summit che in realtà ha sostanziato il nostro convincimento che l’Unione Europea, così com’è oggi, tradisce gli intenti dei suoi padri fondatori e, soprattutto, le speranze dei popoli che ne fanno parte.

Negli ultimi tempi ho visitato qualche Paese oltre l’ex cortina di ferro ed ho potuto costatare che quei popoli che pure sono entrati a far pare dell’Unione Europea di loro volontà, in realtà la temono. Perché secondo lei.

Vede, l’Europa Unita è stata un’opportunità per un continente come il nostro uscito dalla Seconda Guerra Mondiale disastrato e diviso. Il guaio è stato che negli ultimi anni un consesso di popoli liberi è stato governato da un comitato di affari sempre pronto a brandire la nuova spada di Damocle sulla testa dei riottosi, quelli che non ci stanno alle sue politiche recessive.

Quale spada.

Quella dello spread …. .

Nel corso di questa campagna elettorale stiamo assistendo ad una strana, e per molti aspetti inedita, alleanza tra capitale, sinistra, Unione Europea, ONU, FMI, Chiesa, Quirinale e la maggior parte dei media… qual è il comune denominatore di interessi così variegati? Ma forse sono un ingenuo a porre questa domanda.

Effettivamente….

Lo chiedo alla parlamentare che ha fama di non mandarla a dire, lo chiedo all’imprenditrice, lo chiedo alla mamma, lo chiedo alla donna: come vede il futuro dell’Europa ma soprattutto dell’Italia. Sia sincera però.

Sono sempre sincera come tutti sanno… e poi ha premesso lei che non ho l’abitudine di mandare a dire le cose che penso. Vede, se avessi perso del tutto la speranza di un futuro migliore per la mia Patria (l’Italia per me è innanzitutto questo…) non staremmo qui stasera, non vi sarebbero nel salone quelle entusiastiche centinaia di persone che assieme a me, qualche minuto fa, hanno cantato l’Inno di Mameli. Certo il lavoro da farsi per tirare fuori il nostro Paese dalle sacche del nichilismo politico e istituzionale è tanto, i problemi strutturali da affrontare sono di quelli che fanno tremare le vene dei polsi … e che facciamo, ci arrendiamo? Se i nostri antenati si fossero arresi, oggi probabilmente non avremmo neppure l’Italia nazione.

Una bella sfida per il futuro, non v’è che dire. Ma da dove pensa si debba partire.

Dai giovani.

Credo che questo lo dicano un po’ tutti i politici.

È vero, lo dicono soprattutto quelli che trovano normale, umano e cristiano lasciare andar via all’incirca 250.000 giovani laureati e diplomati italiani ogni anno e, nel frattempo, farsi propugnatori dell’immigrazione ad oltranza…. è come se rinunciassimo a selezionare la classe dirigente che dovrà gestire le dinamiche politiche e tecnologiche del terzo millennio. Non so lei, ma io tutto questo lo trovo contro natura, addirittura mostruoso.

A proposito di “contro natura”, che cosa ne pensa delle unioni gay e dagli uteri in affitto.

L’unica coppia che io conosca aderente ai dettami costituzionali e a quelli di madre natura è il binomio uomo-donna.  Quella dell’utero in affitto, poi, è una pratica abominevole anche per ragioni socio morali, poiché sfrutta la povertà di alcune donne che, per sopravvivere o per dar da mangiare ai figli che già hanno, accettano di fare da incubatrice per conto terzi. Donne quelle diseredate, donne del popolo che vengono sfruttate con l’entusiastico beneplacito di una sinistra politica che, sommo dell’ironia, disfinisce se stessa “popolare”.

Prima di salutarla le farò un’ultima domanda: se in questo momento dovesse fare un augurio a Daniela, a quale auspicio ricorrerebbe.

È facile… viva l’Italia!

Intendevo alla senatrice Santanché …

Sì, ma prima di noi singoli viene sempre la collettività nazionale, cioè l’Italia.

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