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La clava non serve se c’è abbastanza coraggio

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Il castigamatti con la clava in mano pronto a menar bastonate colpisce molto l’immaginario di un popolo incattivito da antichi e recenti torti, però, una volta riempita la testa di bitorzoli elettorali all’avversario politico, poi bisognerà tirar fuori qualche straccio di programma. E non si capisce quale sia il programma della Lega per il Sud atteso che questa parte del Paese è, ormai, ostaggio della miseria cronica, del reddito di cittadinanza e della malavita che spesso tendono ad essere la medesima cosa
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Secondo un sondaggio commissionato dal quotidiano la Repubblica, per la prima volta da mesi, la Lega scenderebbe sotto il 30% dei consensi degli italiani mentre Fratelli d’Italia continuerebbe a salire, calerebbe lievemente anche il PD e Italia Viva di Matteo Renzi, il M5S perderebbe, invece, altri due punti tondi tondi. Il paradosso è che, secondo lo stesso rilevamento, Salvini come leader continuerebbe a salire nella fiducia degli italiani e il premier Conte, invece, a scenderne. Dal rilevamento emergerebbe anche un certo consenso per il movimento “spontaneo” delle sardine, laddove risulterebbe che un italiano su quattro tra gli intervistati lo voterebbe qualora questo diventasse un partito.

Dopo la cantonata che prendemmo sui “rivoluzionari” grillini che volevano rivoltare il sistema  come un pedalino, salvo poi allearsi col principe di quel sistema, il PD, nel nostro piccolo vorremmo raffreddare un po’ i toni tronfi con i quali la Repubblica ha reso noto il calo/non calo di Salvini nel gradimento degli italiani. Ciò perché, stante l’ottima performance di FdI e della sua leader, il saldo di consensi del Centrodestra rimarrebbe invariato, anzi addirittura ne uscirebbe irrobustito.

Non si può ipotizzare la stessa cosa per il PD – M5S i quali, dopo averlo titillato, adesso devono sperare che il movimento sardinesco non diventi per davvero un partito sennò le loro percentuali di consenso, che già non sono esaltanti, scenderebbero ancora di più. Crediamo, infatti, sia chiaro anche a Zingaretti ed a Di Maio che tale movimento, essendo di sinistra, pescherebbe voti a sinistra… cioè togliendoli a loro. Ma respingendo da noi l’orrenda idea che l’Italia possa andare a finire “governata” dal PD, più le sardine, più ciò che resterà del M5S (meglio Renzi di loro a questo punto!), vorremmo produrci in un consiglio per il leader della Lega il quale, secondo noi, continua a non capire che il debole del suo programma è uno solo: non ha un programma! A meno che, per programma, non si voglia intendere il suo continuo e improvvido utilizzo dei social, che spesso e volentieri è più simile ad un agitare di clava che non ad un argomentare politico.

Certo, il castigamatti con la clava in mano pronto a menar bastonate colpisce molto l’immaginario di un popolo incattivito da antichi e recenti torti, però, una volta riempita la testa di bitorzoli elettorali all’avversario politico, poi bisognerà tirar fuori qualche straccio di programma. Ad esempio, qual è il programma della Lega per il Sud atteso che questa parte del Paese è, ormai, ostaggio della miseria cronica, del reddito di cittadinanza e della malavita che, ahinoi, spesso tendono ad essere la medesima cosa?

Non viviamo sulla luna e, perciò, siamo perfettamente consapevoli che, stante il mostruoso debito pubblico e le pietose condizioni nelle quali sono ridotte la nostra economia e le nostre industrie, l’idea di dover stilare un programma che preveda degli investimenti per creare posti di lavoro è un’impresa da far tremare anche i cuori più saldi della Rocca di Gibilterra, ma da qualche parte bisognerà pur ripartire per tirar fuori questo Paese dallo stato comatoso nel quale sta lentamente precipitando. La cosa da farsi subito dovrebbe essere, secondo noi, quella di rimuoverne le due principali cause: una politica che non fa politica, una giustizia che non fa giustizia. E quanto sia pernicioso questo mix lo stiamo vedendo proprio in questi giorni con l’ex Ilva di Taranto, dove il capo del governo ha confessato di non avere soluzioni per salvare l’azienda siderurgica e i relativi posti di lavoro, un magistrato ha stabilito lo spegnimento di un altoforno e un altro magistrato ha, invece, stabilito di non spegnerlo. Ebbene, pensare che il nostro Paese possa continuare ad andare avanti in questo modo è pura follia!

Allora un’idea disperata ha preso a frullarci nella testa: e se Salvini si facesse propugnatore di un’alleanza di governo che includa anche Matteo Renzi e tutti insieme, Lega, Italia Viva, Fratelli d’Italia e Forza Italia provassero a cambiare questa situazione e con essa le regole del perverso gioco che sta frenando l’evoluzione politica, sociale ed economica dell’Italia? In questo modo, probabilmente, verrebbe anticipata una resa dei conti tra politica e magistratura da lungo tempo rimandata, ma stavolta la partita si potrebbe giocare a carte scoperte e senza il “tifo di casa” perché i supporter dei magistrati, PD+M5S, sono potenzialmente già fuori gioco. Almeno dal punto di vista numerico.

Qualcuno obietterà che anche Renzi voleva fare qualcosa del genere dopo il patto del Nazareno e non glielo lasciammo fare perché nel 2016 lo mandammo a casa (almeno così pensavamo) bocciandogli il referendum costituzionale. Che cosa è cambiato in questi tre anni, perché i due Matteo dovrebbero oggi piacersi? Beh, è cambiato tutto se consideriamo che la legge elettorale vigente, renziana peraltro, non consente a chi vince le elezioni di poter agilmente governare se non con solide ed omogenee alleanze, e che nel frattempo i governi, che devono rispondere dei loro atti politici al Parlamento, si sono ridotti a fare gli esecutori delle direttive del presidente della repubblica che, per disposto costituzionale, è politicamente irresponsabile.

L’aria tronfia con la quale la solita Repubblica ha ieri presentato il sondaggio che vedrebbe in leggero calo la Lega e Italia Viva di Renzi potrebbe, perciò, tramutarsi in una smorfia se i principali interessati riusciranno a realizzare quella coraggiosa alleanza – l’unica secondo noi – che potrebbe salvare il Paese dal baratro.

(Vignetta di Donato Tesauro)

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