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La difficile riaffermazione del ruolo americano nel mondo

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Anche in America esistono quelli che, con ogni mezzo, lecito e illecito, cercano di screditare il lavoro e la figura del presidente, anche se certe discutibili iniziative interdittive dei Democratici Usa non hanno ancora assunto i tratti patologici del sistema di potere esistente in Italia che, tra l’altro, è del tutto appiattito sul Pd
– da New York, Frank Martinelli –

Anche in America esistono, purtroppo, problemi politici abbastanza simili a quelli che stanno travagliando l’Italia in questo turbolento periodo storico, specialmente su di un tema che in questi giorni è molto dibattuto sia da noi, sia in Italia: il tema dell’immigrazione. Infatti, se in Italia la parola d’ordine del governo sul problema della immigrazione clandestina è Porti chiusi!, alla Casa Bianca, invece, essa è The wall il muro, intendendo la barriera al confine col Messico – la cui costruzione è iniziata nel 1990 e non da ieri – da dove proviene la maggior parte dell’immigrazione clandestina Sudamericana diretta negli States. I democratici americani fingono di non volere quel muro, che nessun presidente democratico però ha mai abbattuto, perché, avendo essi perso il favore dell’America che produce, come dire la pancia della nazione, sperano di accalappiare i voti degli afroamericani e degli immigrati di recente arrivo, evidentemente molto sensibili sul tema.

Eppure per far cessare lo shutdown, Trump ha assunto una posizione ragionevole, cercando un accordo con i Democratici sulla base della proposta di rinegoziazione dei fondi per il muro, del diritto al voto degli immigrati regolari dopo cinque anni dall’acquisizione della Green card, ovvero della cittadinanza. Ma i Democratici hanno rifiutato la proposta perché, dopo che il fenomeno Obama con la sua politica aveva bloccato la crescita economica dell’America, hanno perso il consenso dei ceti produttivi che sperano di sostituire con il voto degli immigrati.

Pur se la personalità politica di Trump non mi prende, è innegabile che egli stia cercando di rinegoziare tutti i trattati economici dell’America risalenti a una diversa era economica e, nello stesso tempo, di frenare l’immigrazione irregolare (e la mano d’opera a costi stracciati…) per aumentare nel mondo il peso politico e militare del Paese e per risollevare l’economia nazionale, all’insegna dello slogan “Make America Great Again” (Fai tornare grande l’America). Anche qui, naturalmente, abbiamo quelli che, con ogni mezzo, cercano di screditare il lavoro del governo e la figura del presidente, anche se certe iniziative interdittive dei Democratici nostrani non hanno ancora assunto i tratti patologici del sistema di potere esistente in Italia, che tra l’altro è tutto appiattito sul Pd.

Per finire, devo ammettere che in questo momento di subbuglio globale, l’America ha bisogno di un presidente deciso a ribadire i punti fermi della politica americana, in modo da poter portare nel dibattito globale il nuovo punto di vista dei ceti produttivi americani. Prevedo, perciò, che contrariamente a quanto si pensa – e si spera – in Italia, i Democratici, con la testa piena di astratte teorie sul governo del mondo, continueranno a non avere i numeri dalla loro parte anche nella prossima corsa per la Casa Bianca.

Foto in evidenza: tratto del Muro di Tijuana tra il Messico e gli Usa (tratta dal web)
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