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La famiglia, il papa e la felicità

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A mostrarsi scandalizzati dal pupazzetto di gomma rappresentante un feto distribuito a Verona al congresso pro family sono stati – in parte – gli stessi che negli anni Settanta andavano in estasi davanti alle foto della deputata radicale Emma Bonino che praticava gli aborti sulle donne con la pompa della bicicletta. Poi, come all’epoca spiegava la stessa Emma Bonino, il “contenuto” dell’utero aspirato andava a finire in un barattolo che aveva precedentemente contenuto della marmellata, prima di essere buttato nei rifiuti
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Il congresso mondiale sulla famiglia di Verona è stato trattato (e contestato) dai media, dalle istituzioni e dalla stessa Chiesa come fosse il raduno nazista presso la Bürgerbräukeller di Monaco dell’8 novembre 1923 e non, invece, una pacifica disamina delle diverse problematiche che attanagliano la famiglia tradizionale. Peraltro, la Chiesa nel contestare alla sua solita maniera dico/non dico, era in compagnia della più sguaiata, blasfema pletora di contestatori che la recente storia d’Italia ricordi, i quali si sono scandalizzati per il fatto che gli organizzatori del congresso abbiano fatto distribuire agli ospiti dei piccoli feti di gomma a mo’ di riflessione.

Il comico è stato che a mostrarsi scandalizzati di cotanta truculenza sono stati – in parte – gli stessi che negli anni Settanta andavano in estasi davanti alla foto della deputata radicale Emma Bonino che praticava gli aborti sulle donne con la pompa della bicicletta: la foto di una di quelle sedute ginecologiche circola ancora sul web ma non la riproponiamo perché è molto esplicita. Poi, come all’epoca spiegava la stessa Emma Bonino, il contenuto dell’utero aspirato andava a finire in un barattolo che aveva precedentemente contenuto della marmellata, prima di essere buttato nei rifiuti. Mostruoso tutto ciò… altro che il piccolo feto di gomma di Verona!

Il papa, sul volo che da Rabat lo riportava a Roma dopo la visita di due giorni in Marocco si è lasciato andare in alcune esternazioni dove ha parlato di tutto, dicendo anche alcune sciocchezze come il fatto che «…bisogna mettere ponti nei porti per evitare che migliaia di migranti disperati affoghino in mare». Glissando sul fatto che è proprio da quando sono stati chiusi i porti agli arrivi irregolari, i migranti hanno smesso di morire affogati per la semplice ragione che non partono più dalle coste nordafricane o ne partono di meno.

Un marocchino con la nazionalità italiana, tale Said Mechaout, lo scorso 22 febbraio ha ucciso a coltellate un giovane di trentatré anni incontrato occasionalmente sulle rive del Po, Stefano Leo, soltanto perché – parole sue al pm – «…si presentava con un’aria felice. E io non sopportavo la sua felicità».

In Italia, oramai, si può morire anche perché qualcuno vuole toglierci la prima forma di autodeterminazione morale che è quella di volersi sentire felice di far parte del Creato.

Ecco, Bergoglio, invece di fare il tuttologo, invece di prendersela con quelli che sono ligi all’esortazione biblica Crescete e moltiplicatevi, avrebbe fatto bene a fare qualche riflessione sul deserto esistenziale che si cela dietro le parole di Said Mechaout. E non perché questi è di origine marocchina ma perché è un uomo che è stato lasciato solo ad affrontare i marosi della società globalizzata, che prima lo ha illuso con le sue rutilanti paillettes e poi lo ha sospinto nei propri bassifondi esistenziali.

Ma forse il discorso si fa troppo sottile per un papa che pensa di poter risolvere i problemi morali e religiosi dell’orbe cattolico con la grossolanità del curato di campagna e non, invece, divenendo egli stesso la stella polare dello smarrito credente del terzo millennio. Ma come si fa a stare dietro alle funamboliche, sconclusionate iniziative di questo papa che mentre snobba (e nei fatti critica) la due giorni veronese pro family, poi riceve gli attivisti pro-gay in udienza vaticana… un’altra interpretazione bergogliana della Bibbia?

Immagine in evidenza: la manifestazione contro il congresso mondiale famiglie di Verona
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