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La giustizia uccide soltanto dove i media taroccano

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Alla luce dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società italiana, va certamente rivista una legislazione eccessivamente garantista perché, come la storia insegna, l’eccesso di garantismo non è democrazia ma anticamera di tutte le dittature. Infatti, tra condizionale, misure alternative da scontare con calma, quando le cancellerie ne hanno voglia e tempo, va a farsi benedire l’efficacia della pena e la tempestività della condanna, come dire che proprio grazie agli operatori del diritto viene meno lo stato di diritto nel nostro Paese
– Silvio Cortina Bascetto –

Ha suscitato un certo scalpore il venire a conoscenza del fatto che l’assassino di Stefano Leo, il giovane che lo scorso 23 febbraio è stato sgozzato da un marocchino con cittadinanza italiana mentre passeggiava sulle rive del Po, ai Murazzi, era un pregiudicato che doveva trovarsi in galera e non a passeggio per Torino. E invece l’assassino era a piede libero! Questo perché, secondo il presidente della Corte d’Appello di Torino, le cancellerie dei tribunali essendo a corto di personale, notificano per prima le sentenze di condanna da tre anni in poi. Dunque, l’assassino dei Murazzi Said Mechaquat era fuori dal carcere perché gli uffici dei tribunali sono in affanno: ma si può morire ammazzati innocentemente a trentatré anni solo perché mancano gli impiegati nei tribunali? No, non si può e non si deve più morire per questo!

Alla luce dei cambiamenti che stanno avvenendo nella società italiana, a mio parere, va rivista una legislazione eccessivamente garantista perché, come la storia insegna, l’eccesso di garantismo non è democrazia ma anticamera di tutte le dittature. Infatti, tra condizionale, misure alternative da scontare con calma, quando le cancellerie ne hanno voglia e tempo, va a farsi benedire l’efficacia della pena e la tempestività della condanna, come dire che proprio grazie agli operatori del diritto sta venendo meno lo stato di diritto nel nostro Paese.

L’altra considerazione riguarda la citata enorme attività delle cancellerie: ma quante condanne superiori ai 3 anni deve evadere il tribunale di Torino? Come mai i crimini gravi in Italia sono diminuiti e le cancellerie non riescono a stare dietro alle sentenze di quelli rimasti? Ma pur volendo prendere per buone raffazzonate giustificazioni, chi ha memoria non può fare a meno di riavvolgere il nastro e andare un anno indietro, al giorno in cui il Procuratore generale di Torino, nel presentare le nuove direttive giudiziarie sostenne che «Il cittadino straniero ha egualmente il diritto di essere tutelato nei confronti degli altri stranieri e direi ancora di più degli italiani…». Il magistrato di una democrazia un po’ più seria di quella nostra, dopo una dichiarazione del genere, sarebbe stato mandato a casa a calci del didietro: nessun cittadino o residente in Italia può avere più diritti degli altri!

Peraltro, a voler sostenere il “ragionamento” di quel Procuratore generale, dovrebbero essere gli italiani quelli da tutelare maggiormente, dal momento che il 40% dei reati commessi nel nostro Paese sono opera d’immigrati; certa Magistratura, oltre a negare il principio di uguaglianza nella legge nega anche la storia sociale di questo Paese. Come dire che non soltanto abbiamo magistrati che fanno della terzietà un’opzione invece che un dovere, ma poi hanno pure l’inverecondia di parare nel calcio d’angolo della carenza di personale quando vengono beccati in fallo di omissione.

Le scuse alla famiglia di Stefano Leo da parte del presidente della Corte di appello torinese non lo assolvono perché se avesse vigilato di più avrebbe evitato alla società un danno e un grave lutto ad una famiglia. E ricordiamo che a certi livelli non basta esclamare «Io avevo avvisato!» perché il presidente di una corte d’appello non è l’usciere che dopo aver fatto una comunicazione può anche continuare a leggere il giornale.

Aspettiamo gli esiti dell’ispezione ministeriale a Torino, ma sarebbe il caso di farle prima le ispezioni, perché è inutile chiudere la stalla dopo che la mucca è scappata. E speriamo che al termine di questa ispezione cadano le teste dei responsabili di sì grave omissione sennò Stefano Leo verrà ucciso per la seconda volta.

Caro Cortina,
io non so dove ci condurrà la “dittatura del sistema”, quella che non vuole fare i conti con la volontà popolare espressa attraverso le urne, ma colgo che essa sta prendendo rapidamente piede nel nostro Paese. Pertanto, se non cambierà registro mandando in soffitta l’appartenenza ideologica, anche la magistratura, assieme a media, partiti, politica, finanza e istituzioni sovrannazionali, varrà travolta da quell’ondata di protesta trans-continentale che oggi fa comodo a molti chiamare “populista” e che, invece, è una rivoluzione che non ha ancora trovato il suo Lenin.

A riguardo del pessimo lavoro che stanno facendo i nostri media per la libertà, ti lascio uno spunto di meditazione: quarantottore dopo essere stato posto in atto, il gesto terroristico di Ousseynou Sy, quel senegalese con cittadinanza italiana che lo scorso 20 marzo ha sequestrato e incendiato un bus scolastico con 51 ragazzi a bordo, è scomparso dai radar dell’informazione. Invece, per un porta-attrezzi che il papà di Luigi Di Maio aveva nel giardino dietro casa ci hanno martellato gli zebedei per un mese!

Il responsabile

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