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La guerra del formaggio

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La guerra del formaggio

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Con l’introduzione dei dazi decisi dall’amministrazione Trump su prodotti industriali e tecnologici cinesi, è scoppiata ufficialmente la guerra commerciale tra Usa e Cina. Ed ha già fatto la prima vittima, il (falso) formaggio italiano

Rosa D’Amico

Sì, avete capito bene, è scoppiata la guerra del formaggio e no, non si tratta della solita sfida tra chef stellati che si lanciano forme di bitto e provole affumicate. Lo scontro non armato è soltanto commerciale ed i belligeranti sono due potenze economiche di tutto rispetto, gli Stati Uniti di Trump e la Cina che li incalza ad un’incollatura per conquistare il primato economico globale.

Se da una parte per alcuni ha fatto bene Trump ad introdurre i dazi per proteggere il mercato interno, dall’altra la risposta della Cina non si è fatta attendere andando al contrattacco e facendo scattare sanzioni su centinaia di merci made in Usa.

Ma tra i due litiganti (Usa e Cina) il terzo (Italia) gode.

Come si legge in un comunicato diffuso da Coldiretti, tra le prime vittime della guerra commerciale tra Usa e Cina ci sono i falsi formaggi italiani prodotti negli Stati Uniti, dal parmesan al provolone fino alla mozzarella, colpiti dalla ritorsione di Pechino alle misure protezionistiche di Trump appena entrate in vigore. L’Italia potrebbe quindi avvantaggiarsi della situazione dopo che le esportazioni di formaggi Made in Italy nel paese asiatico sono cresciute del 27% in quantità nel 2017 raggiungendo il massimo storico. Secondo il Wall Street Journal – riferisce la Coldiretti – i magazzini di stoccaggio dei principali produttori statunitensi di formaggio di tipo italiano si stanno gonfiando di scorte invendute a causa del crollo delle spedizioni verso la Cina.

Insomma, la guerra a colpi di latticini potrebbe aprire o, meglio, spalancare le porte cinesi ai formaggi italiani.

Ma, in un mercato globalizzato, la teoria del caos sembra calzare a pennello: se una farfalla batte le ali a Pechino a New York si scatena la tempesta.

Il timore, confortato dal monito della Federal Reserve, è che se questa guerra commerciale dovesse proseguire a oltranza ed i Paesi coinvolti dovessero continuare a rispondere colpo su colpo, le ripercussioni porterebbero ad un innalzamento dei prezzi delle merci, tanto per cominciare.

Mozzarelle a peso d’oro? No grazie. La soluzione? Dopo gli orti urbani, gli allevamenti sul balcone!

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