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La guerra in Ucraina compie un anno e Monaco è dietro l’angolo

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guerra in Ucraina
Chi pensa che la Cina comunista possa fare da credibile paciere tra la Russia cripto comunista e l’Ucraina occidentalizzata, s’illude di grosso. Mai sperare che un lupo possa mettere pace in una contesa tra lupi e pecore perché sappiamo, o almeno dovremmo averlo imparato, come poi va a finire: i lupi si mettono d’accordo per mangiarsi le pecore, per azzannarsi più tardi fra di loro per l’ultima carcassa

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Chi sperava in un “raffreddamento” della guerra in Ucraina ha ricevuto un’amara delusione perché, a distanza di un anno dall’inizio dell’invasione russa, Joe Biden dal Castello di Varsavia e Vladimir Putin dalla Duma di Mosca non sono ricorsi a toni proprio concilianti mentre si scagliavano addosso ogni genere di accusa, alcune oggettivamente fantasiose come quelle enumerate da Putin.

 Però, mentre l’autocrate del Cremlino si rivolgeva a un uditorio interno, composto prevalentemente da oligarchi e militari, con lo scopo di motivarli a proseguire una guerra che non sta andando proprio come avrebbe voluto, il presidente Usa parlava all’intero mondo occidentale, in particolar modo al popolo americano e agli alleati della Nato, sulla libertà e sulla democrazia di tutti, non soltanto dell’Ucraina. Si tratta di valori che, intendeva Biden, vanno difesi a spada tratta perché sono il presupposto fondativo del modello occidentale. Il non detto del presidente americano è che la conservazione di questi due valori ha un costo che tutti dovremo acconciarci a pagare se vogliamo rimanere liberi, anche quel 49% di occidentali che incomincia a percepire la questione ucraina come la palla al piede dei propri progetti, oltre che un insostenibile ricarico sul costo e sulla qualità della sua vita.

Secondo noi, l’obiettivo dei discorsi di Biden e Putin era anche quello di mettere le mani avanti, per quando si dovranno accettare tutti gli altri sacrifici che questa guerra ancora imporrà, e ognuno di loro l’ha fatto alla propria maniera: Putin mentendo spudoratamente allo scopo di fare apparire, quella in corso, una guerra esistenziale per la Russia che l’infido Occidente vorrebbe sottomettere ai propri (dis)valori; Biden chiamando a raccolta i valori comuni degli alleati.

Ma perché proprio in questo periodo Biden si è speso in prima persona? Eppure la sua popolarità in America è in risalita, gli alleati della Nato lo seguono come cagnolini e i palloncini-sonda cinesi che sconfinano nei cieli degli States vengono abbattuti a suon di missili (il che equivale a uccidere una mosca col cannone). A questo punto riteniamo che le facili esibizioni muscolari e l’inattesa sortita di Biden, prima a Kiev e poi a Varsavia, abbia avuto l’obiettivo secondario di far capire alla Cina che il boccone Taiwan potrebbe rimanergli nel gozzo come l’Ucraina ai russi.

Ed è per questa ragione che a noi non preoccupa tanto il fatto che dai discorsi di Biden e di Putin non sia emersa la minima volontà di trovare una soluzione negoziale alla guerra (…anche se a volte le baruffe verbali servono a nascondere l’intenzione di voler negoziare da una posizione di forza), quanto coloro che in queste ore si stanno illudendo che il capo della diplomazia della dittatura comunista cinese, l’ex ministro degli esteri Wang Yi, possa discostarsi dalle ragioni di un altro criptocomunista, Putin, e favorire un serio tavolo negoziale. Infatti, il suo piano di pace, per quanto n’è dato di sapere in Occidente in queste ore, prevedrebbe il Donbass sotto controllo russo e l’Ucraina fuori dalla Nato. Azzz… che piano di pace equidistante!

Attenzione a non fare con il Dragone lo stesso errore che fecero l’Inghilterra e la Francia con Mussolini quando, nel 1938 a Monaco, gli demandarono il compito d’indurre Hitler a mitigare le sue rivendicazioni sulla regione cecoslovacca dei Sudeti, in modo da evitare un’altra guerra in Europa. E bisogna dire che il duce fascista ci riuscì pure. Come? Adoperandosi affinché Hitler avesse ciò che chiedeva senza nemmeno curarsi di consultare il Paese interessato, cioè la libera repubblica di Cecoslovacchia. Ma, nonostante un sì infame negozio, la pace durò soltanto un anno, e tutta la storia finì con milioni di morti, con la shoah e con le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki.

La morale, dunque, è questa: mai mandare un lupo a far da paciere in una contesa tra lupi e pecore perché sappiamo (o almeno dovremmo averlo imparato) come poi va a finire… i lupi si mettono d’accordo per mangiarsi le pecore, per poi azzannarsi tra loro per l’ultima carcassa. E allora – si starà domandando qualche lettore – che cosa si può fare per bloccare la guerra in Ucraina? Di preciso non lo sappiamo, sennò eravamo al Foreign Office, ma quel poco che si potrà ancora fare non mettiamolo, per favore, in mano ai cinesi che in questo momento, più che in quello di mediatori, starebbero bene nel ruolo del compagno bullo dietro il quale si nascondeva CharlotChaplin in molti suoi film.

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