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La lezione di un oscuro giudice di provincia

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Invece di gridare all’attentato alla Costituzione, invece di vergognarsi di fare i corifei acritici del governo contro i diritti e le ragioni del popolo, la maggior parte dei media continua a sprecare tonnellate di carta e centinaia di ore per occuparsi dell’abbronzatura di Salvini al Papeete o della presunta “bruttezza” della signora Giorgia Meloni appellata così perché alla Camera ha fatto il proprio mestiere di leader dell’opposizione: ha argomentatamente attaccato il capo del governo, una cosa inconcepibile per i nipotini del comunismo
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Il giudice di pace del tribunale di Frosinone, Emilio Manganiello, ha stabilito che tutte le multe elevate per violazione della quarantena dei mesi scorsi sono da ritenersi illegittime perché «Lo stato di emergenza può essere dichiarato al verificarsi o nell’imminenza di calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia. Calamità naturali o eventi connessi all’attività dell’uomo in Italia nulla hanno a che vedere con una pandemia mondiale e soprattutto con le emergenze di tipo sanitario». E ciò non tanto per l’illegittimità costituzionale del DPCM quanto per l’illegittimità dello stesso stato di emergenza che, secondo il giudice frusinate, può essere dichiarato soltanto dalla Protezione Civile in ottemperanza, evidentemente, al comma 2 dell’articolo 5 della legge 225/1992 modificato dal D.L. 59/2012.

Di là della gioia dei diretti interessati, padre e figlia che erano stati multati per essere andati a rifornirsi di acqua da bere durante il lockdown, quando si sono visti annullare la sanzione di 400 euro a testa, essendo entrata la sentenza nel merito della legittimità della dichiarazione dello stato di emergenza, essa da questo momento apre scenari nuovi e potenzialmente sgarrupatori per il governo Conte Due segnatamente alla violazione degli articoli 13, 95 e 98 della Costituzione.

E qui si pongono due domande inquietanti già nella formulazione: ma i decreti nei quali è andata a confluire la sfilza dei DPCM del governo non erano stati controfirmati dal presidente Mattarella che, oltre ad essere il garante della Costituzione, è stato assistente di diritto costituzionale e professore di diritto parlamentare? Possibile che il nume tutelare della suprema lex, il consigliere giuridico del Quirinale, l’Avvocatura dello Stato e la stessa Corte Costituzionale non si siano accorti che il governo stava facendo strame della massima legge dello Stato?

Fosse vero che cotante istituzioni (in buonafede) non se ne siano accorte ci sarebbe da suicidarsi, perché vorrebbe dire che lo Stato italiano è in mano alla più pericolosa pletora di incapaci avventurieri che la storia contemporanea ricordi. Se, invece, come sospettiamo, per convenienze politiche e di parte, cotante istituzioni hanno chiuso tutti e due gli occhi mentre venivano massacrati almeno sei dei diritti elementari degli esseri umani e del cittadino, tutelati peraltro anche dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, allora siamo già fuori dallo stato di diritto con l’acquiescenza – ed è questo che dovrebbe inquietare tutti –  di chi su tale stato doveva vigilare.

Peraltro, non regge la spiegazione del governo che la forzatura di talune sue prerogative sia stata ragionata e giustificata dalla gravità dell’emergenza, e ciò per il semplice fatto che, fino alla settimana prima dell’emissione del DPCM iniziatico, il governo, il presidente della repubblica e i leader che sostenevano il governo, avevano negato con i gesti e con le parole perfino che potesse esserci un’emergenza sanitaria, spacciandola agli italiani come un’invenzione fascistoide. Sicché è intuibile perché il governo non intenda dare seguito alla sentenza del TAR del Lazio di rendere pubblici i verbali del Comitato Tecnico Scientifico della Protezione Civile sulle valutazioni che hanno portato a limitare dei diritti di libertà di primaria importanza costituzionale.

Eppure, invece di gridare all’attentato alla Costituzione, invece di vergognarsi di fare i corifei acritici del governo contro i diritti e le ragioni del popolo, la maggior parte dei media continua a sprecare tonnellate di carta e centinaia di ore per occuparsi dell’abbronzatura di Salvini al Papeete o della presunta “bruttezza” della signora Giorgia Meloni appellata così perché alla Camera ha fatto il proprio mestiere di leader dell’opposizione: ha argomentatamente attaccato il capo del governo. Ma questo esercizio di libertà per la Sinistra e per le sue truppe cammellate del web è inconcepibile perché i nipotini dei comunisti non solo vogliono cambiare il mondo a loro immagine e somiglianza ma, complici i suddetti media, da un po’ di tempo a questa parte si sono messi in testa di poter dettare anche il pensiero alle loro opposizioni.

Ciò mentre soltanto un giudice, per adesso, ha avuto il coraggio dell’indipendenza nel ripercorrere la stessa strada di un suo illustre collega, Mauro Del Giudice, che nel 1924 non piegò la testa e le ragioni della giustizia alla protervia del regime fascista. Oddio, questa costatazione non è un corroborante neppure per la magistratura se, per trovare un esempio della sua indipendenza bisogna ricorrere ad un oscuro giudice di pace della provincia e ad un altro magistrato del periodo fascista.

Pensate un po’ a che cosa si è ridotta la democrazia in Italia.

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