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La miopia della politica italiana

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La miopia della politica italiana

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Il guaio dei politici italiani è che essi hanno una “visione drogata” del popolo che, evidentemente, ritengono essere quello solitamente intruppato da loro, e spesso anche pagato per partecipare a questa od a quella manifestazione contro i governi in carica e mai, ad esempio, contro l’abolizione dell’articolo 18 voluta dal governo Renzi e supinamente accettata dai sindacati, o contro qualsiasi altro problema concreto
– Enzo Ciaraffa –

Vi sono stati due trascurati avvenimenti che alle elezioni europee ed amministrative del 26 maggio hanno dimostrato chiaramente quanto sia stata, e continui ad essere, fallimentare la politica del più scombiccherato partito della seconda repubblica, il PD, su di un tema delicato che promette di condizionare pesantemente le politiche nazionali degli Stati Europei e della stessa Unione Europea più di quanto non stia facendo adesso: l’immigrazione.

Prendiamo, ad esempio, quel Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace e ideatore di un naif modello d’integrazione improponibile su larga scala e strombazzato come “Modello Riace” e che, secondo i magistrati di Locri, sarebbe stato gestito in modo da concretare i reati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di illecito affidamento di servizi pubblici, per questa ragione finito agli arresti domiciliari lo scorso 2 ottobre.

Ebbene, qualche giorno dopo essere stato eletto a guidare il PD, uno dei primi pensieri di Nicola Zingaretti fu per Mimmo Lucano, non sfiorandolo il dubbio che se il sindaco di Riace era finito nel mirino della magistratura forse questa qualche indizietto a suo carico doveva pur esserci. E, invece, avanti con i soliti proclami: «Noi siamo garantisti, ma riteniamo che Mimmo Lucano sia una persona per bene. Hanno paura di un uomo e se hanno paura di un uomo dovranno avere paura di un popolo che si mobiliterà contro queste ingiustizie».

Intanto non si capisce perché, secondo Zingaretti, quando i magistrati indagano un sottosegretario leghista «… bisogna rispettare l’operato dei giudici»; quando, invece, arrestano un sindaco del PD essi diventano campioni d’ingiustizia. Il guaio per Zingaretti è che egli ha una “visione drogata” del popolo che, evidentemente, ritiene essere quello solitamente intruppato dal PD, e spesso anche pagato per partecipare a questa od a quella manifestazione contro i governi di centrodestra e mai, ad esempio, contro l’abolizione dell’articolo 18 voluta dal governo Renzi e supinamente accettata dai sindacati.  Sì, perché quando il popolo, quello vero intendiamo noi, poi si è recato nelle urne lo ha sconfessato clamorosamente. Infatti, alle elezioni amministrative dello scorso 26 maggio a Riace, quel popolo che secondo il povero Zingaretti si sarebbe mobilitato per Mimmo Lucano è risultato essere composto da 21 persone. Tanti, infatti, sono stati i riacesi, su 1107 votanti, che hanno scelto il loro concittadino assurto agli onori della ribalta e, soprattutto, della cronaca nera: a lui hanno preferito – massimo dello sputtanamento per il PD – la Lega.

E quello di Riace non è stato un caso isolato perché altri due luoghi-simbolo di un’immigrazione senza capo né coda lo scorso 26 maggio hanno visto lo stesso risultato: a Lampedusa e a Linosa ha stravinto ancora la Lega che, sia chiaro, vince per debolezza degli avversari più che per forza propria.

Ebbene, a parte gli altri indicatori che narrano di una crescente avversione dei popoli del Vecchio Continente nei confronti di un’immigrazione prima titillata e poi “scaricata” sull’Italia dall’Unione Europea, i risultati elettorali di casa nostra avrebbero dovuto indurre a più mature riflessioni Zingaretti, la Sinistra e  l’informazione militante in generale, i quali non dovrebbero farsi molte illusioni su qualche voto in più rispetto alle ultime politiche: rappresentavano una parte dei voti in rientro dalla libera uscita nel M5S … il rapporto di forze, quindi, resta invariato e del tutto favorevole al Centrodestra.

Insomma, nonostante il fatto che i tanti media amici tendino a nasconderlo, Zingaretti (un Renzi con qualche capello in meno e qualche chilo in più) non ne sta imbroccando una e, dopo le reboanti dichiarazioni di vittoria fatte prima delle elezioni, l’affermazione della Lega deve essergli rimasta proprio sullo stomaco.

Poverino, se il momento politico fosse più lieve, gli suggeriremmo di evitare l’Amaro Lucano per digerire l’ennesima sconfitta del PD e, invece di continuare a ficcarsi in quella querelle continua che è diventata la politica italiana, assieme a quelli del versante opposto farebbe bene a meditare seriamente sulla vacuità di figuri che, come loro, agitano senza costrutto la scena politica nazionale, una vacuità che ha fatto da incubatrice al nichilismo e all’imbarbarimento politico, sociale e culturale di questi ultimi anni.

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