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La “SchizzoFrenia” di Luca Bagela Galmarini

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Bagela
Il significato del titolo dell’opera di questa settimana è chiaro, anche perché l’artista ha dato corpo alla sua ispirazione mediante uno schizzo di matita e penna sulla carta, lasciandosi guidare dalle linee e dal tratto delle sue diverse sensazioni sul tema

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Visti i caotici, ansiogeni tempi che stiamo vivendo e gli insopportabili ritmi della nostra vita globalizzata, dalla prestigiosa produzione artistica del Bagela non poteva mancare un’opera che li rappresentasse entrambi, come  SchizzoFrenia su macchia, un’opera 41×60 realizzata su carta con tecnica mista.

Si avvisano gli amici del blog che il titolo del quadro non contiene un refuso, è stato volutamente scritto con due zeta dal pittore, con lo scopo di rappresentare una condizione esistenziale tipica dei nostri tempi più che una patologia clinica.

Il gioco di parole, poi, è chiaro anche perché l’artista ha dato corpo alla sua ispirazione mediante uno schizzo di matita e penna, lasciandosi guidare dalle linee e dal tratto delle sue diverse sensazioni sul tema.

Anche il Bagela, dunque, è un artista nevrastenico e immaginativo? Può darsi e, in ogni caso, glielo auguriamo di tutto cuore stante il precedente di Vincent Van Gogh.

 Il suo originale nome d’arte, Bagela, ha un significato sul quale vale la pena spendere qualche parola. In origine il bagel era un panino lievitato con il buco in mezzo, la cui origine pare si debba a un fornaio ebreo polacco di Cracovia, che lo produsse per celebrare la sconfitta dell’esercito turco alle porte di Vienna. A Combattere in quella storica battaglia nel 1683, oltre agli austriaci, vi furono anche i tedeschi, i toscani, i veneziani e i lombardi sicché, per il loro tramite, il bagel ebbe modo di essere conosciuto in Germania e in Italia, assumendo nomi diversi, come per esempio bagela in Lombardia.

Ebbene, una volta conosciute le opere del Luca Galmarini, diviene facile capire perché egli abbia scelto per sé il nome di questo panino a forma di ciambella, apprezzato oggi in molti Paesi europei: come il bagela è diventato un simbolo capace di raccordare i diversi popoli, così lo stile di Galmarini riesce a raccordare i diversi impulsi dell’immaginazione di un temperamento multiforme e romantico, in un’epoca che, invece, ci vorrebbe irreggimentati nel conformismo della globalizzazione.

Lo spirito libero di Bagela, infatti, non ama essere incapsulato in un cliché artistico, in una moda oppure nel tempo, sicché la sua opera, a seconda dell’ispirazione e della mutevolezza dello stato d’animo, sa essere di volta in volta spazialista, geometricamente astratta o romanticamente figurativa. Ciò anche come estrema forma di protesta contro lo stato d’incertezza e di profondo disorientamento seguito alla globalizzazione dell’arte, incapace ormai di reagire a una lancinante costatazione: non siamo più quelli di ieri, ma non sappiamo ancora che cosa vogliamo essere domani.

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