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La violenza sulle donne vista da due artisti: un uomo e una donna

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Nell’imminenza della giornata Onu contro la violenza sulle donne, il nostro blog ha intervistato – l’uno all’insaputa dell’altra –  Donato Tesauro e Laura Zaroli, vale a dire i due artisti che ci supportano con le loro creazioni, i quali, peraltro, avevano già approntato, ognuno per conto proprio, una vignetta per ricordare questa giornata

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Le Nazioni unite scelsero la giornata del 25 novembre per ricordare a tutti noi il dovere di contrastare e combattere la violenza esercitata sulle donne. La scelta di questa data non fu dovuta al caso ma alla volontà di intestare la ricorrenza al brutale assassinio delle tre sorelle dominicane Mirabal che si opponevano alla dittatura vigente nel loro Paese, assassinio avvenuto appunto il 25 novembre del 1960.

Nell’imminenza di questa ricorrenza, il nostro blog ha intervistato – l’uno all’insaputa dell’altra – Donato Tesauro e Laura Zaroli, vale a dire i due artisti che ci supportano con le loro creazioni, i quali, peraltro, avevano già approntato, ognuno per conto suo, una vignetta per fissare la giornata.

Abbiamo chiesto a entrambi di approntare una vignetta sulla giornata del 25 novembre e a entrambi abbiamo fatto le stesse domande. Ebbene, mettendo a confronto le loro risposte, che ripetiamo non erano state concordate, emerge un dettaglio che dovrebbe indurre a profonda meditazione: anche se ubbidienti a una diversa tecnica e sensibilità artistica, le loro vignette sono sostanzialmente uguali così come per le risposte. A parte l’arte che è un concetto vasto e perfino disperdente per i sentimenti, che cos’è che di fronte al problema della violenza sulle donne ha accumunato il sentire di un uomo e una donna? Scopritelo voi leggendo le loro risposte.

INTERVISTA A DONATO TESAURO:

Personalmente abbiamo in uggia la parola femminista perché è l’equivalente di maschilista, però è innegabile che nonostante la retorica delle istituzioni, la donna è ancora oggi l’anello debole della nostra società: com’è possibile avere la media di due, tre donne uccise al giorno in una società che è riuscita a inventarsi perfino il surreale reato di femminicidio. 

Il termine femminicidio è sì surreale, ma credo che la sociologa sudafricana Diana Russell lo abbia coniato per la necessità di porre l’accento su delitti di cui le vittime erano e sono le donne per il solo fatto di essere tali. Comunque, il movimento femminista, secondo me, ha avuto ragion d’essere fino agli anni Settanta del secolo scorso perché teso alla sincera ed efficace ricerca della parità dei diritti tra le due metà della mela. Il post femminismo, però, ha evidenziato tutti i suoi limiti laddove non ha raggiunto questi obiettivi, sia sui posti di lavoro, sia nella famiglia, sia nelle relazioni sociali.

Relazioni sociali? Spiegati meglio.

La farò breve: se un uomo è spigliato, estroverso ed ha una spiccata propensione per le relazioni umane è simpatico. Se le medesime qualità si evidenziano in una donna questa transita direttamente nel novero delle poco di buono.

Quasi sempre colui che infierisce su di una donna, spesso fino ad ucciderla, è il marito, o il fidanzato, o l’amante. Ebbene, siccome un legame amoroso e sentimentale si contrae in due, non credi che in una relazione che finisce in tragedia vi sia stata anche una sottovalutazione di certi segnali da parte della vittima. Come dire che la scelta di certi partner non sempre è azzeccata… non fare il maschilista di ritorno però.

Non sono maschilista allo stesso modo di come non sono femminista, sono due termini che oggi non dovrebbero essere usati per categorizzare delle correnti di pensiero perché non fanno altro che continuare ad alzare un muro di separazione tra due generi: di muri tra gli esseri umani ce ne sono già troppi.

In Sudamerica dove ti rechi spesso per ragioni familiari, i rapporti tra gli esseri umani e tra gli opposti sessi sono meno cervellotici e tormentati che in Italia? 

In Venezuela, Paese dal quale proviene la mia dolce metà, i rapporti tra le persone sono meno cervellotici come dici tu. Saranno il clima e lo splendore della natura, ma ovunque tu sia trovi una sincerità, a volte perfino infantile, e rapporti di coppia senza conflittualità. Anche in questo periodo in cui il Venezuela sta attraversando la peggiore crisi economica e politica della sua storia.

Che cosa si dovrebbe fare, secondo te, per eliminare la piaga della violenza sulle donne… non t’inventare, per favore, qualche altra legge demagogica: intendo che cosa si può fare sul piano educativo e familiare.

Così come mi espressi a proposito della proposta di legge Zan, l’Italia ha già gli strumenti per reprimere la violenza di genere… basterebbe soltanto applicare le leggi seriamente e con severità! Senza dimenticare di costringere la famiglia a riscoprire il suo primario ruolo educatore, un ruolo che essa molto spesso pretende dalla scuola. 

Ci spieghi la tua vignetta?

È una specie di tragico gioco, un rebus senza lettere. La donna sfinita e stesa a terra, ha evidente difficoltà a risollevarsi da un’ancestrale condizione di sofferenza rappresentata dal nastro rosso. Ossia il sangue versato sulla linea del tempo, un tempo che non è recente e il capitello con la testa di Giano Bifronte rappresenta l’antichità della sua origine e l’inganno del quale la donna è spesso vittima.

E per concludere, un personale pensiero dell’artista per definire la situazione delle donne in rapporto alla violenza che viene esercitata su di loro.

Vedi, io ho certamente timore per le donne esposte alla violenza, ma ho addirittura il terrore per l’immaturità affettiva di molti maschietti, per la loro incapacità di confrontarsi alla pari con una donna, un’incapacità che mi terrorizza perché, a lungo andare, stravolgerà la struttura stessa della nostra società… sarà come se sull’altalena della vita ci fosse una sola persona a dondolarsi.

INTERVISTA A LAURA ZAROLI:

Personalmente abbiamo in uggia la parola femminista perché è l’equivalente di maschilista, però è innegabile che nonostante la retorica delle istituzioni, la donna è ancora oggi l’anello debole della nostra società: com’è possibile avere la media di due, tre donne uccise al giorno in una società che è riuscita ad inventarsi perfino il surreale reato di femminicidio. 

Credo sia colpa delle leggi che sembrerebbero ad hoc ma che alla fine non tutelano chi, dopo l’ennesima denuncia, rimane vittima del suo omicida.

A te che sei una donna non dovremmo chiederlo se, però, non fossimo dei provocatori: quasi sempre colui che infierisce su di una donna, spesso fino a ucciderla, è il marito, o il fidanzato, o l’amante. Ebbene, siccome un legame amoroso e sentimentale si contrae in due, non credi che in una relazione che finisce in tragedia vi sia stata anche una sottovalutazione di certi segnali da parte della vittima. Come dire che la scelta di certi partner non sempre è azzeccata.

Ha perfettamente ragione quando parla di legame amoroso e sentimentale che si contrae in due, però il legame si fonda sul reciproco rispetto, educazione e sopportazione, che per me sono colonne importanti in tutti i rapporti, soprattutto per quelli di coppia.

Ai Caraibi dove hai a lungo vissuto, i rapporti tra gli esseri umani e tra gli opposti sessi, grazie a una natura dolce e benigna, sono meno cervellotici e tormentati che in Italia? 

Secondo me, la visione del rapporto tra le persone dei popoli caraibici è data dal loro carattere cordiale e da una cultura molto aperta all’altro, soprattutto in tema di rapporti, considerando anche che parliamo di un’area multietnica e aperta al turismo.

Che cosa si dovrebbe fare, secondo te, per eliminare la piaga della violenza sulle donne… non t’inventare, per favore, qualche altra legge demagogica: intendo che cosa si può fare sul piano educativo e familiare.

La formazione scolastica è il primo passo perché è il primo approccio del bambino con un’altra relata oltre alla famiglia. Certo che la scuola non è sufficiente se non è supportata dalla famiglia.

Ci spieghi la tua vignetta?

Certo. La bocca coperta dalla mano rappresenta le migliaia di donne che ancora oggi tacciono senza denunciare il loro carnefice, ma ho cercato di pensare anche alla violenza sui figli, rappresentata dalla piccola mano insanguinata. A lato la volontà della donna di fuggire, rappresentata da un abito rosso, colore simbolo di questa giornata.

E per concludere, un personale pensiero dell’artista per definire la situazione delle donne in rapporto alla violenza che viene esercitata su di loro.

È perfino troppo nobile definire, come spesso si fa, la violenza su di una donna la degenerazione di un amore: tale violenza è, invece, la degenerazione del finto equilibrio interiore di un uomo malato!  

Non si può di certo dire che tu non sia stata chiara…

(L’immagine di copertina è relativa al manifesto celebrativo approntato dal Comune di Serramanna per la ricordanza del 2020 e liberamente tratta da Internet)

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1 Comment

  1. Donato Novembre 25, 2021

    Dalla disanima delle due interviste un punto emerge, drammaticamente evidente, il declino dei due pilastri fondamentali dello sviluppo dell’individuo, la Scuola e la famiglia. Drammaticamente ed in declino. Non centrano i valori religiosi. non centrano i valori morali (soggetti a mutazioni e quindi non sono punti fermi) sono proprio i concetti di educazione ed istruzione la chiave per risolvere il problema. Non si può delegare ad Internet educazione e istruzione, sia per la non certezza delle fonti di molti siti web, sia per l’innata propensione dell’essere umano a cercare e considerare solo le informazioni che corrispondono alla propria idea. Bisogna aprire la mente ed il cuore. La famiglia deve esser fucina di buona educazione e la scuola coinvolgere ed istruire i giovani che, come viene ripetuto da ogni lato, ormai piu come jingle pubblicitario che altro, sono il futuro dell’umanità.

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