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L’accoltellatore di dieci anni di Conversano lo abbiamo cresciuto noi

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Non ci motiva all’indulgenza apprendere che il delinquente in erba fosse il figlio di un pregiudicato locale ma, anzi, questo fatto ci sgomenta ancor di più perché, all’improvviso, ci sbatte in faccia una realtà che, in cuor nostro, abbiamo sempre cercato di non vedere probabilmente perché ce ne sentiamo responsabili: nella società italiana la violenza è diventata più attrattiva, perfino più pedagogica, della scuola, dei legami affettivi di amicizia e degli oratori diocesani
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La piccola città di Conversano, a una trentina di chilometri da Bari, ha tutto ciò che occorre per potersi definire acculturata e moderna, come dire che ha prestigiose origini, scuole, musei, pinacoteche, biblioteche, pubblicazioni giornalistiche e perfino radio e televisione.

Poi vi accade qualcosa che lascia sgomenti, quasi senza fiato: un accoltellamento. E dov’è lo sgomento, vi starete domandando visto che, purtroppo, certi accadimenti in Italia sono all’ordine del giorno? Ebbene, lo sgomento è per l’età dei protagonisti.

Domenica scorsa, infatti, nella Villa Comunale della cittadina pugliese famosa per le ciliegie che vi si producono, un bambino di 10 anni ha tentato di sottrarre la biciclettina ad un altro bambino di neppure ancora 8 anni e, alle resistenze di quest’ultimo a cedergliela, lo ha accoltellato con un temperino, provocandogli piccole ferite da taglio guaribili fortunatamente in una decina di giorni.

E non ci motiva per niente all’indulgenza apprendere che l’accoltellatore in erba fosse il figlio di un pregiudicato locale ma, anzi, questa circostanza ci sgomenta ancor di più perché, all’improvviso, ci sbatte in faccia una realtà che, in cuor nostro, abbiamo sempre cercato di non vedere probabilmente perché ce ne sentiamo responsabili: nella società italiana la violenza è diventata più attrattiva, perfino più pedagogica, della scuola, dell’amicizia  e degli oratori diocesani!

Discutere in questo momento su chi siano stati i responsabili del disastro educativo italiano  ci porterebbe troppo lontani per il tempo che abbiamo a disposizione, perciò ci limiteremo ad osservare che noi cittadini, come la politica, la scuola, le istituzioni e perfino come la Chiesa, avendo per troppo tempo mostrato acritica comprensione per alcuni tipi di comportamenti deviati, abbiamo finito per presentare ai nostri figli la violenza come l’inevitabile alterità del vivere moderno, del progresso insomma. E parliamo, solitamente, di famiglie normali: figuriamoci invece quale possa essere per un bambino la percezione della realtà e dei rapporti sociali in una famiglia di malavitosi.

Possiamo ancora far qualcosa per supportare/aiutare l’armoniosa crescita dei piccoli come sarebbe nostro dovere prima ancora che sentimento naturale? Sì, insegnando in famiglia, prima che nella scuola, il concetto del “consentito”, e nella società quello della legalità, un compito questo che è del potere legislativo ed esecutivo, come dire della politica, ovvero del genio corrotto e corruttore della società moderna per definizione. Ma allora è come il cane che si morde la coda – penserà giustamente qualcuno – e perciò non ne usciremo mai!

E invece possiamo ancora farcela, noi adulti, ad insegnare i buoni comportamenti ai nostri bambini. Come? Cercando di uscire dalla semplificazione anagrafica e provare a diventare equilibratamente grandi noi per prima. Quei “grandi” che non devono delegare alla scuola o al computer funzioni che sono proprie e, soprattutto, devono saper dire anche NO quando occorre e SÌ quando ne sono convinti dalla realtà e non dalle convenienze.

E non facciamoci illusioni, altre vie non ve ne sono!

E se non ce ne renderemo al più presto conto, se non ci daremo quanto prima da fare, famiglie ed istituzioni, per recuperare il tempo perduto nell’educazione dei più piccoli, la vignetta dei Tesauro, che come al solito hanno fatto centro con la loro graffiante ironia, potrebbe rappresentare una realtà neppure troppo fantasiosa nel prossimo futuro.

(Vignetta: Officina Tesauro)
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