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Letta ha rovinato anche il ricordo di un comunista serio

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Antonio Gramsci era un comunista coerente e di scorza dura il quale, se fosse ancora vivo, si guarderebbe bene dal vantare parentela con un pischettello come l’attuale segretario dal Pd: nell’Europa dei diktat, nella dittatura del politicamente corretto, il grande comunista sardo non si riconoscerebbe neanche in Marx e Lenin ma addirittura in Michail Bakunin, il padre dell’anarchismo internazionale
– Enzo Ciaraffa –

Ricordo un episodio della campagna elettorale per eleggere il sindaco di Roma nel 1993 che ebbe per protagonista il candidato Francesco Rutelli il quale, alla domanda di un giornalista per chi tifasse tra Lazio e Roma – squadre che hanno tutt’oggi tifoserie agguerritissime e contrapposte – rispose che tifava per entrambe. Ebbene, soltanto un demagogo che non conosceva realmente i quiriti poteva sparare una castroneria simile: nella capitale d’Italia non si trova un romano che tifi per le due squadre neppure a cercarlo col lanternino, perché Forza Roma o Forza Lazio equivale, per quei tifosi, al “Banzai” dei soldati giapponesi della II Guerra Mondiale!

Siccome la Sinistra gode di buona stampa, di buone aperture nella Chiesa secolare e di una buona, buonissima magistratura, non ha mai sentito il bisogno di mettersi in discussione e magari rinnovarsi assieme ai simboli che ormai sta cambiando dal 1989, perciò ci è cascata un’altra volta in assurdità pre-elettorali con Enrico Letta, il segretario del Pd, che da quando ha sostituito Zingaretti alla segretaria non ne ha imbroccata una, che fosse una. L’umanità è sull’orlo di una carestia planetaria a causa del drenaggio di cibo e risorse che sta operando la Cina, l’ambiente è in progressivo deterioramento per colpa dei maggiori inquinatori del pianeta come appunto Cina, Usa e India, il debito pubblico ha raggiunto livelli stratosferici, e Letta va a preoccuparsi del Ddl Zan sulle identità di genere: ma chissenefrega se un Ciccillo Cacace qualsiasi si sveglia una mattina e decide di volersi chiamare Franchina Cacace, dimmi invece che prospettiva di vita avranno i miei nipoti!

Ma stavolta il nostro uomo è andato oltre il solito, inesauribile sciocchezzaio accampando addirittura una parentela con Antonio Gramsci, ovvero uno dei fondatori del Partito comunista italiano. Il tutto è avvenuto la scorsa settimana, nel corso della trasmissione “In Onda” su La7 condotta da Davide Parenzo e Concita De Gregorio, dove Letta ha addirittura disegnato il suo albero genealogico che proverebbe la parentela, o affinità come l’ha definita, con Gramsci. Non voglio, per carità, mettere in dubbio nessuna parentela, ma soltanto soffermarmi su di un dettaglio. Gramsci era un comunista coerente e di scorza dura il quale, se fosse vivo oggi, si guarderebbe bene dal vantare parentela con un pischettello come l’attuale segretario dal PD: nell’Europa dei diktat, nella dittatura del politicamente corretto, il grande comunista sardo non si riconoscerebbe neppure in Marx e Lenin ma addirittura in Michail Bakunin, il padre dell’anarchismo. Con questo non voglio dire che Gramsci proverebbe schifo per l’affine Letta, ma di certo faticherebbe a riconoscersi parente di uno che si dice di sinistra e, allo stesso tempo, è alleato degli ex democristiani del PD. Peraltro, mentre disegnava il suo albero genealogico, Letta era pure in malafede perché non mi pare vi abbia inserito l’altro affine Mario Gramsci, il fratello fascistone di Antonio Gramsci che fu un nerboruto gerarca e primo Federale del Partito Nazionale Fascista a Varese.

È vero che siamo sotto elezioni e servono i voti da Destra e da Sinistra, ma servirebbe anche un po’ di dignità da parte dei politici, sempre più indugianti in pratiche da venditori di pentole.

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